Desiderio di padre: a Silvana.

Ho accolto con tenerezza la tua manifestazione di simpatia ed il tuo affettivo abbandono nei miei confronti ma le occhialute occhiate destra – sinistra che ci dava Alberto, (sembrava un ” carabbbiniere ” in servizio non stop quanto un granchio che ha occhiato un riccio), mi ha costretto ad una ritrosia che, oltre che forzosa, non mi è consona: tanto più, quando non giustificata. Siccome i galletti sono sempre sul chi vive anche quando non è l’evidente caso, per chiarire la situazione gli ho telefonato. Nel nostro colloquio (nella prima parte, personalmente imbarazzante perché da parte sua tendente al gnorresco ) gli ho detto che la tua simpatia non segnava una voglia d’uomo ma di padre. Tanto per confermare che ogni tanto non dico sciocchezze m’ha detto che a te era mancato presto o, non ricordo, “che non l’avevi mai avuto”. In occasione degli assedi cui lo sottopongo per disperazione da mia computeristica ignoranza, gli ho chiesto se ne avevate parlato. Nel confermarlo, ha precisato che, per il motivo detto, anche tu escludevi la mia ipotesi. Alberto ha creduto che la voglia di padre che rilevavo in te fosse rivolta nei suoi confronti e non nei miei come gli avevo detto (lapsus freudiano? ) e, siccome puoi averlo pensato anche tu, così, ho pensato di scriverti.

Mia cara, se è ben vero che con la tua affermazione hai inteso smentire la mia ipotesi, è anche vero che lo fa solo per un terzo. Infatti, sia pure naturale, un principio paterno l’hai ben avuto. Ciò che ti manca, allora, sono gli altri due terzi di padre: ossia, la parte padre fonte di cultura e quella che è fonte di forza, cioè, di Spirito. In genere, a provvedere all’assenza di questi due terzi vi sono figure putative. Possono essere una persona, delle informazioni culturali, (le cogliamo via via si cresce e ci aiutano o al caso impediscono a farlo) quanto, anche delle emozioni, che sono non meno importanti delle informazioni culturali. Pensa che anche degli odori quanto dei sapori o dei colori ci possono essere padri di informazioni cultuali e spirituali: lo sono, in particolare, per il nostro periodo infantile. Se la mia teoria ti persuade (talaltro, non scopre nulla di nuovo) non puoi non trarre la conclusione che di padri ne hai avuto di che stufarti, ma, forse, sia pure in abbondanza di padri culturali e spirituali, il tuo sentimento per la vita si sente ancora orfano dell’emozione visiva, vocale e tattile concessa dalla realtà umana del padre. Se fosse, è chiaro il tentativo che fai, (in identiche situazione lo facciamo tutti), di curare il dolore di quella mancanza attraverso figure che ti suscitano delle emozioni, (quanto consce o quanto inconsce è tutto da verificare), che desidereresti avere dal padre ideale che ognuno configura per se. Le emozioni sono il verbo del nostro Spirito. Lo Spirito si esprime con tre parole: depressione, esaltazione, pace. La pace è il verbo dello Spirito del Principio. Lo è perché pace è assenza di ogni dissidio e, dove non vi è nessun dissidio non può non esservi che verità. La dove vi è la Verità, non può non esservi che il silenzio. Per questo, la pace è l’unica parola dello Spirito del Principio e, per questo, è il suo Verbo ed il silenzio il Suo luogo. Ma scendiamo a piani meno spiritualmente rarefatti! Siccome la nostra vita è stato di infiniti stati delle parole ” depressione “, ” esaltazione ” e ” pace “, ne consegue che anche il verbo del nostro Spirito è stato di infiniti stati. Se in me hai colto emozioni di pace, anche al punto da consentire alla tua forza, (al tuo spirito), di adagiarti sul mio e, se la pace (silenzio per raggiunta verità data la cessazione dei dissidi), è ciò che tu desidereresti dalla figura del padre che ti manca, ergo, tu in me, hai sentito la figura di padre. Dico sentito e non ri – conosciuto, perché la Natura di una vita, ( il suo corpo), sa sempre ciò che non sempre sa la sua Cultura: la mente. Ciò è possibile perché non sempre la Cultura sente ciò che sa, mentre la Natura, che sente sempre, dunque, sempre sa anche se non sa ri – conoscere ciò che sente. Se, diversamente dalla Cultura, la Natura non sempre sa definire ciò che sente, tuttavia, ciò non toglie che gli manchi la sua parola, appunto, l’emozione data dalla forza della sua vita. Per ri – conoscere il padre che ti manca, allora segui le tue emozioni. Indipendentemente dalla figura e/o dal concetto e/o dal fatto che te le procurano, se te ne viene del bene naturale, del vero culturale e della giustizia spirituale, vuol dire che l’hai trovato. Siccome anche la figura di padre è uno stato che ha infiniti stati di vita, allora, ogni qual volta hai sentito uno stato di bene, di vero e di giusto, in mancanza del tutto che è il padre, comunque, hai trovato uno stato di padre. Come vedi, ragionando in questi termini nessuno può dirsi orfano che, in mancanza di figure, ad essergli padre e madre è la stessa vita. Lasciatelo garantire da me che una certa esperienza c’è l’ho. Non per niente ho avuto due madri e tre padri. Se da tanta abbondanza parentale comunque non me ne rimasto il senso di ” orfanità “, (d’abbandono), è appunto, perché mi sono sentimentalmente adagiato nella vita, così come tu ha sentito di poterlo naturalmente fare contro il mio fianco. D’altra parte, non potevi agire diversamente. Non per niente, come semplificazione del mio nome, mi chiamano Vita. Ora che ci ripenso: é molto bella l’idea di essere ” fianchi ” (sostenitori quanto difensori) della vita altrui.

Datata Luglio 2006 –  Mirata e compiuta nel Marzo 2020