L’oltre è come un arancia

aliArgomentare su l’Oltre è come argomentare su un’arancia. Come un’arancia, infatti, ogni spicchio ha (ed è) di che essere del Tutto. Così, dicendo sullo Spirito (la forza della vita sino dal principio che dello stesso Principio) mi sono ritrovato a dire sugli spiriti e sullo spiritismo, sulla Metempsicosi e sulla Medianità Medianità, è la facoltà che permette di essere in mezzo e il mezzo fra questa realtà e l’ulteriore, o per “scientifica” ipotesi, in mezzo e il mezzo che collega la parte conosciuta della mente con una parte sconosciuta. Comunque stiano le cose, cogliere questi argomenti è cogliere l’arancia su l’albero: la salita è complicata da rami e foglie. Comunque si salga e/o si decida, credo sia bene badare ad un incontrovertibile avvertimento:

il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male.

Ne consegue che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione.

Si può dire la stessa cosa per l’errore: l’errore è simile al giusto, tanto quanto pare vero. Il che vuol dire che l’errore può essere maggiore dove maggiore la data manifestazione. Comunque si intendano le questioni, occhio: su quel piano della vita sono inverificabili.

Venditti: resta Antonello!

Nella sua biografia, Venditti dice del rapporto con una madre castrante. Racconta anche, come sia rinato dalle castrazioni che inibivano il suo diritto alla felicità, e che è proprio a sua madre che deve quella riuscita. Non tanto perché fosse il chiaro proposito di quella donna (almeno per quanto dice Antonello) ma proprio perché la negazione della felicità è stato l’humus che ha favorito il suo felice canzoniere. Riconoscendo quanto gli deve, ora ama la madre come non l’ha amata sino a che era in vita. Sia pure per altri versi ho patito anch’io l’infelicità da frustrazione provocata da quella madre che è la vita; ed è stato proprio a causa di quella lezione che ho potuto riconoscere la strada del bene, del vero e del giusto. Avrei scritto su cosa è bene,vero e giusto per la mia vita (e per la vita) se la madre che pensavo matrigna non mi avesse collocato nell’infelicità? No! Io avrei vissuto di arti già dette. Antonello di canzoni già cantate, e il Leopardi, da pastore non errante nella sua Asia.

Datata – Meglio mirata nel Maggio 2020

 

Tu, amor mio.

aliCome tanti disperati e disperate per mancanza di parola, Mina è stata profetessa di storie a venire, di sospiri, di sogni, di dolori, e di cadute e ricadute a dirla con Battisti. Questa canzone l’ho anche sognata! Stavo senza luogo e senza tempo davanti a un furgone bianco. Non capivo da dove proveniva la voce che cantava. Sapevo che era di Mina ma nello stesso tempo non di Mina da tanto era indescrivibilmente più profonda: di un vibrante che mi rendeva vibrante. A pallido esempio, come quella di un organo rispetto ad un pianoforte. Alla ricerca del luogo di provenienza della voce giro attorno al furgone. Proveniva dagli sportelli aperti. Non faccio in tempo a chiedermi come sia possibile una faccenda dal genere che, un po’ alla volta, il furgone assume il volto di una Mina caricaturata. Ancora non faccio in tempo a meravigliarmi della mutazione che mi sveglio. Se c’é un messaggio nei sogni, quale, questo? Quello di una Mina che veicola un messaggio di vita, o quello della vita che si è servita del veicolo Mina per recapitarmi un messaggio profondo e vibrante? Rivedendo il video, vero è che nel volto di Mina non vi è corrispondenza di emozioni fra i sentimenti che canta e i sentimenti che mostra. Tanto da renderli caricaturali? Secondo il messaggero del sogno è così, e così pare anche a me. Fra le righe del canto c’è di che farmi pensare ad un’altra interpretazione. Ammesso il pensiero lo considererò privato. Non tanto perché mi sia vietato dirlo, quanto perché è meglio non dire quello che suppone una speranza ma, all’atto, non la sua ragione.

asepara

Gayenna in rima – Spoglie

L’occasionale incontro con il motociclista è un mito nel mondo gayoso. Qui interpreto speranze di “piazza” e forse anche quello che mi sarebbe piaciuto vivere almeno una volta.

asepara

Dopo un saluto te ne vai con la moto: e me?
Fante, cavallo, re, o soltanto una sveltina per te?
Tutto è in sospeso. Nulla è di peso.
Anche la sera mi resta il caso,
del povero coso che hai lasciato
non più di tanto meravigliato,
se ho già dimenticato il tuo viso.
Tu sei stato il mio cavalletto,
ed io ho sbagliato petto:
questa è la verità!
E va beh! Che sarà!
Ma tutto vuoi sospeso.
Che nulla ti sia di peso.
Lasciare vuoi alla sera,
giudizio e caso.

ali

Non mi interessano gli Adoni.
Non i fustaccioni.
Degli orsi non voglio pelle.
Non desidero sorelle.
Voglio qualcosa d’ignoto.
Niente di già vissuto.
Di superato.
Io voglio una storia,
non una memoria.
Non mi interessa che duri un’era
ma che nel durar sia vera.
Voglio un libro da leggere piano.
Con nessun arcano.
Lo voglio nel mio letto.
Tranquillo nel suo sonno.
Lo voglio un po’ arlecchino.
Lo voglio un po’ signore.
Bianca, rossa, gialla o nera,
che sia la copertina,
la mattina,
lo voglio al mio risveglio.
Lo voglio nome per il giorno.
Lo voglio attorno.
Lo voglio mio presente.
Tocco nella mano.
Sollievo alla fatica.
Lo voglio vita.
Intendo viverlo a piene mani.
Farò in modo che non pensi mai:
e se domani.

A suo tempo, più della donna ho sentito la mancanza del figlio. Con il tempo ho capito che, almeno per me, quel desiderio non era altro che “una fuga in avanti”. Così, al posto del figlio ho adottato la vita. Oltre che figli, ora, ho un’infinità di parenti: non pochi i serpenti.

asepara

Amo un uomo ma c’è un però:
appena sa dir: boobo!
Nel sorriso c’è il papà.
Negli occhi la mammà,
ma quando fa: boobo!
pare me, ma, con i suoi però.
Non pretendo di essergli il papà.
Figuratevi la mammà.
Intendo solo camminargli accanto.
Solo intendo dargli il mondo.
Si farà grande. Si farà domande.
A suo tempo gli risponderò,
ma, con dei però.
Si, lo so!
E’ un amore prematuro.
E’ un amore da futuro, però,
fra le mie braccia non c’è alcun ma.
Fra le vostre si vedrà.

ali

Mi hai lasciato
amante ambrato
malinconia
nella mia via.
Nulla di definito
ma la povertà
è già il dito.
Così, t’ho cullato con amore!
Così, ho visto cancellata
ogni traccia del timore.
Forse per questo
ti sentirai straniero meno palese
perché dello stesso paese
almeno la notte.

ali

Come mai, tu, meraviglia del creato
ti sei trovato a seder piantato
a causa di uno scipito sbarbato?
E’ presto detto:
ci si ritrova col cuore rintronato
ogni volta la passione fa rima con melone ma
alzi la mano chi non ha mai sbucciato,
l’amaro frutto dell’errore.
Chi non ha ascoltato prima del passo,
il suono fesso dell’apparenza.
Ti consoli un pensiero:
senza quella fantascienza
di che vivresti con gli amici,
tu, deragliato a causa di uno smarrito
sulle tue rotaie?

ali

Vita o spogliata: maschera.
Dipinta o bruciata: maschera.
Gelato alla frutta cannolo o granita: maschera.
Frutta candita o candela sciupata: maschera.
Prigione o nuotare o sui libri salire: maschera.
Maschera da scenari prepari.

ali

Non ho mai spacciato per mio delle cose d’altri ma questa lo pare anche a me da tanto è  simil Zero.

asepara

Col dito puntato. Allo scudo avvinghiato. Siamo al solito.
Ma cosa vuoi puntare. Cosa vuoi coprire?
La paura di mancare? Di godere? Di sapere?
Cosa vuoi sapere? Se sono principessa o palafreniere?
I caci vanno con le pere
e ancora ti domandi
quale mercato offro al tuo piacere?
E’ chiaro che ti offro l’amare che non conosci.
E’ chiaro che ti offro risposte che non hai.
Io ti offro confusioni.
Forse emozioni.
Forse nulla di tutto questo.
Forse il resto.
Guardami!
Potrei essere i tuoi bisogni.
Forse i tuoi sogni.