Simbolicamente parlando il rosso è il colore dello Spirito

asteriscoDopo centinaia di immagini con durata dallo stesso destino (da Natale a s. Stefano e in moltissimi casi anche meno) ieri, come sempre mai sapendo prima cosa devo fare (a parte doverlo) sono giunto a realizzare l’immagine che ho posto in testata. Sento che durerà! Diversamente da tutte le altre, infatti possiede una propria unicità. Quali, i significati? Interpretati a posteriori, questi:  il colore rosso è usato come simbolo del sangue. La forma suggerisce l’idea di conduttura, quindi, potrebbe rappresentare una vena. Una vena conduce il sangue che permette la vita. Dell’immagine, pertanto, si può dire che è una vena conduttrice di vita.

L’immagine è ovale. L’ovale è un cerchio schiacciato. Di quella vena, allora, si può pensare che in vita sia stata schiacciata. Da sé, dai casi, o dalla vita nulla dell’immagine lo dice.

L’immagine parte da destra. Facendoci il segno della croce, alla sinistra nominiamo lo Spirito che diciamo santo. Lo Spirito è la forza della vita sino dal principio e dello stesso Principio della vita. Sia come sangue che come vita, quindi, in quella vena passa anche la forza dello Spirito. Di quale identità e/o di quale stato dell’identità?

Comunque sia l’ispirazione e ammesso che ci sia un ispiratore, l’idea non può provenire dall’assoluta santità dello Spirito perchè il colore del rosso che dice il sangue che porta vita, nell’immagine ha due toni. Essendo un principio assoluto, lo Spirito santo non può avere che il tono assoluto del rosso assoluto. Simbolicamente parlando, ovviamente.

Ammessa l’ipotesi sangue, il rosso chiaro rappresenta il limpido – trasparente che è dell’arterioso (limpido – trasparente sono sinonimi di verità) mentre quello scuro il venoso perché portatore delle impurità che sono le malattie: qui nel senso di errori. Ammesso che le mie ipotesi sul sangue siano anche delle ipotesi su l’identità ispiratrice (sempre ammesso che ci sia) si può dirlo ancora portatore di stati d’umanità.

Per questa valutazione si può anche pensare che sto parlando di me, ma dal momento che non so mai cosa faccio di quello che poi faccio, posso dirlo? Nulla me lo vieta, ma allora, perchè anche al solo pensarlo mi sento come chi sta millantando credito? Perché so ben distinguere quello che appartiene a Vitaliano da quello che appartiene a “per Damasco” e che, pertanto, non farei mai una cosa del genere perché mi sentirei falso?

Visto che solo gli schizofrenici hanno più di un’identità (nel mio caso quella di Vitaliano e quella di “per Damasco”) devo ammettere che lo sono? Se lo sono, come mai vivo la presunta schizofrenia senza alcun dissidio e/o voglia di sovrapposizione di una parte su l’altra? Perché sono un portatore sano? Perché portatore sano? Perché lucido gestore di personalità che sanno dare a Cesare quello che è di Cesare, e ben lontane da addebitare a Dio quello che potrebbe essere dell’IO?

E se me la stessi suonando e cantando? Nulla mi conferma il pensiero e nulla me lo esclude. Que sera sera!