Possibilismo fra Proibizionismo ed Antiproibizionismo

Nell’Incontro di Mestre, dagli interventi medi, quando non mediocri dei politici presenti, il suo è emerso per la passione che vi sottostava: chiaramente, super partes quella politica. Nonostante ciò, il fatto che la contingenza ”Droga” la metta accanto ai Partiti (a dirla con W. S. ” strani compagni di letto ” e, secondo me, carriole d’intenzioni sulle quali chiedono la tangente della mano morta) ombra di sospetto le sue affermazioni di libertà, così, come la frequentazione di un qualsiasi genere di diverso ombra di quella cultura una qualsiasi normalità. Sarà anche un sospetto che non la può toccare; come pure può far piacere a parti che le sono avverse ma essendo di per sé ingiusto vedere che può esserne toccato, non è detto che faccia piacere a tutti: me compreso. Che il possibile sospetto non leda la sua Persona e/o la sua causa a Lei il giudizio, come a me, il solo fastidio di averlo anche dovuto considerare prima di escluderlo. Se la sua indipendente posizione, la rende al di sopra del sospetto che le dico in via di ipotesi, comunque, quanto la rende al di sopra del pensiero di essere da quelli strumentalizzato, se non nella Persona, quantomeno nella sua Figura? Che anche questo aspetto sia nolente implicito (e/o positivo e/o negativo alla sua opera) solo suo può essere il giudizio. Ancora per quanto mi riguarda, mi prefiggo il solo scopo di farla ulteriormente riflettere. Lei sa bene perché ama ciò che fa (ed io so bene perché ho amato chi si faceva) che nella tossicodipendenza vi sono due predominanti fasi. Chiamo la prima, quella di ”Pinocchio nel Paese dei Balocchi ” e, la seconda, quella di ”Lucignolo alla Stanga“. I Lucignoli sono identità di confermata cultura. Sono rami piegati che a raddrizzarli secondo noi si rischia di spezzarli di se stessi, o quanto meno, di recare un dolore che per quanto motivato da un bene non per questo fa meno male. In media, sono sulla trentina/ 35 o più: i non molti Pinocchi che prima o poi si ritroveranno Lucignoli. Per la gran parte, fisicamente quanto psichicamente provati (anche gravemente quando non in maniera irreversibile) e, pertanto, oltre modo pessimisti sia verso sè che verso il mondo. Sono soggetti, difficilmente accettati in Comunità: con altri motivi, vuoi perché, come nei casi dei malati gravi, rischiano di elevare le statistiche della mortalità nel reparto: intenda dei mancati recuperi. Non per ultimo problema, le Personalità t.d. di questo genere, anche qualora decidessero per l’ingresso comunitario, inevitabilmente si trovano a dover affrontare un pesante momento: quello, cioè, nel quale devono spogliarsi di ciò che sono per rivestirsi di ciò che (forse) riusciranno ad essere. Purtroppo, quell’atto di conversione culturale (ma anche esistenziale) deve accadere quando, essendo ”scoperti“, sono anche liberi, ma, purtroppo, appunto perché liberi, tutt’altro che certi delle proprietà del bene (la vita) verso cui si tenta di dirigerli. L’atto della spoliazione del vecchio vivere, implica la forza di affrontare un periodo di transizione da nudi di sè. Per essere vestiti seppure nudi di sè, oltreché delle certezze di identità che solo una raggiunta personalità possiede, ci vuole del coraggio: un coraggio che forse non hanno mai avuto, dal momento che hanno sempre trovato la forza di affrontare la realtà (propria quanto altra) solo dopo aver anestetizzato, oltre agli errori, anche i dolori che procura. Fatto sta, che anche per questo, gran pochi se la sentono di affrontare una Comunità che presso le Personalità in questione è anche vista come un gallerante fallimento.

a Andrea Muccioli

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