In Lgbt: usi e costumi.

Non pochi anni fa ero alla porta di un bar gay qui a Verona. Con l’intento di entrare, un giovane, si avvicina femminizzandosi non poco. Non mi pare il caso, gli dico, sia perché Verona è quello che è, sia perché è meglio “non smarassare el can che dorme”, cioè, risvegliare la negativa opinione su di noi che quel ragazzo stava reclamizzando. Tanto più se può offrire fianco a imbecilli reazioni contro la proprietà in questione. Il ragazzo incassa il rilievo, ma uscendo dal bar mi dice che sono una checca repressa! Anni fa a Verona girava una figura stupendamente femmina. Ricordo di averla vista con un fasciante vestito nero e un grande cappello di paglia. Vista davanti aveva la barba: questo, ancora prima della nascita della Conchita. Ho visto ridere molti di quelli che, magari nolenti loro, godevano di un  paso doble così elegantemente folle da non offrire fianco al disprezzo. Il gay che dimentica la differenza che c’è fra l’originale eleganza che molto può permettere, e la qualunquità personale che vive, o viene “dal monte del sapone”, oppure è una cretina! La cretina che si è rilevata in quel giovane non può esprimere che opinioni cretine! Mi auguro che non sia rimasta tale. Non l’ho più visto. Se mi capitasse di rivederlo glielo chiederò.

Datata

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