Religioni: amori, errori, dolori.

Non dubito sul fatto che i soggetti che citi non siano islamici come tu li intendi, tuttavia, piaccia o non piaccia, lo “sono” per infinite forme e/o stati di aderenza, esattamante come lo sono io come cristiano. Posso dirmi non cristiano perché non condivido gran parte del cristianesimo? Direi di no, perché dove ho lasciato i riti e le favole, non per questo sono in grado di lasciare l’essere morale che sono diventato anche grazie a quella cultura. Molto probabilmente, anche se aderissi ad una visione atea della vita non potrei non dirmi cristiano per la parte universalmente pedagogica che mi ha indelebilmente “cresimato”. L’islamico, è libero di poter essere fedele alla fede di origine come io ho scelto di vivere la mia? In casa ne dubito più che fortemente. Fuori casa gli è certamente più possibile. Quando fuori casa (per fuori casa intendo un altro ambito sociale) si trova a vivere vari generi di povertà, a quale bisogno di una superiore giustizia si rivolgerà un dato islamico? Ovviamente a quella che l’ha indelebilmente “cresimato”. Tanto quanto é culturalmente sprovvisto, lo farà, purtroppo, con tutte le con_fusioni del caso. Per quella confusiva povertà, al singolo islamico non imputo colpa per gli atti contro la vita altra: non tutti sanno quello che fanno. Imputo la colpa di ogni atto contro la vita, invece, a quanti, per figura e ruolo, non separano in sè e non insegnano ad altri, che alla vita (in ogni sua forma e sostanza)  è giusto dare vita, non, l’errore che porta al male: dolore naturale e spirituale da errore culturale. Comunque motivato e/o giustificato, quelli che in piena coscienza perseguono l’errore che porta al dolore, perseguono anche il Divisore. Tutte le religioni sanno che è il Divisore, ma tutte si vivono non credendo quella trave nel loro occhio.  Possibile che nessuna lo senta ridere?!

Datata

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