Dice la canzone: “Ognuno uccide quello che ama”.

venaminiDirei, invece, che si uccide quando l’amore (o meglio, una passione) diventa l’intossicante droga che fissa l’arbitrio. Ogni genere uccisione, quindi, (ovviamente mi riferisco alle simboliche ma il caso vale anche per le reali) è estrema ricerca di liberazione, ogni qualvolta, chi uccide, non riesce a superare e/o a rimuovere ciò che vive come l’ostacolo che barriera la sua volontà.

Quando intossicano un arbitrio di fissazione, tutte le passioni diventano droghe. Con le sentimentali, anche le politiche, e anche le religiose: giusto per citare le maggiori “bustine”: in genere, sconsideratamente “tagliate”.

Nessuna passione é vera (tantomeno l’amore) tanto quanto si propone il cosciente fine di fissare l’arbitrio del soggetto  conquistato. Quel fine é perseguito da chi si propone dei guadagni: vuoi economici, vuoi esistenziali per molte cause e molti motivi. Una ipotesi non esclude le altre.

In prevalenza, succede perché vi sono soggetti che esistono a sé stessi, solo se si sentono dipendenti (in toto e/o in parte) da chi (persona e/o pensiero) hanno eletto a fondante ragione di vita. Una qualsiasi fondante ragione è un amore solo se coscientemente condiviso, e tanto quanto è condiviso. Vuoi da una parte o dalla controparte, in assenza della volontà di paritaria condivisione (e nella volontà di perseguire comunque la passione fra le parti, si origina lo stupro della volontà altra, quando non lo stupro della totalità della vita altra.

Chi uccide la causa di una intossicata e intossicante passione (pur avendone bisogno) altro non fa che sostituire la causa di tossicodipendenza da fissata passione con un’altra fissante passione: l’accecamento del fallimento. Per quanto riescano ad uccidere chi amano, i tossicodipendenti da altre ragioni rischiano di condannarsi ad un ergastolo che trova fine nella loro fine: esistenzialmente totale che sia, o parziale che possa diventare.