Socrate e l’amore

capoversoL’amore nasce dalla Povertà, dice Socrate. Non sarei tanto d’accordo. In quanto carattere di vita, che amore è, infatti, quello che nasce fra due poveri amanti, se non un amore di povero carattere? Fra due poveri amanti, più che di amore, parlerei di un sentimentale mutuo soccorso. [Non fra amanti poveri, ovviamente, che può essere ricchissimo!] Amore, a mio avviso, non può essere una compensazione di carenze, se non diventando una “medicina”, dove non è escluso l’amaro. Ne so qualcosa! Più che dalla povertà, l’amore, a mio avviso, nasce di più dall’invidia. Mettici le virgolette, su, invidia. Nasce cioè, anche perché, “invidiando” l’altro/a, vogliamo, o essere come lui/lei: e da qui, nasce l’amore per noi stessi. Oppure, “vogliamo” lui o lei, per metterlo/a fra i nostri beni. Il dire ti voglio bene, è riconoscere una raggiunta conferma. Il ti voglio bene in quanto un acquisito bene, però, è soggetto a variabili. Per tali variabili, o si agisce per valorizzare il bene acquisito, o perde il suo valore, e per implicito, si perde il portatore di quel valore. Anche l’amore, è così. Non per niente è una proprietà della vita. Non per niente non è una proprietà della nostra

“Che si voglia bene a qualcuno perchè noi non ci bastiamo, è una delle poche idee di Platone che mi piacciono. Per questo sono portato a pensare che sia piuttosto di Socrate.”

Questa riflessione mi riporta indietro di epoche: quando stavo con l’Amato. Mi diceva: non sempre mi basti, Ora sei al 50%, ora al 70, ora al 99, ora, per niente. Aveva ragione: non ci bastiamo. Per una infinita serie di cause, che stanno fra il personale e l’umano, direi.

“Tu dici che questo rende l’amore interessato (anche se la povertà di cui parla Platone ha la P maiuscola). E se fosse? L’amore deve essere interessato all’altro da sè, se no che amore è?”

Su l’interessato all’altro/a non posso che concordare, ma, nell’amore, (e non credo sia capitato solo a me) ho riscontrato interesse anche per l’appropriazione di cose dell’altro/a. Pur avendole vissute e pagate, è chiaro che non le considero parte dell’amore. Era a questo che mi riferivo in particolare modo con interessato.

“Il bello, poi, che quando dici che l’amore nasce piuttosto dalla “invidia”, cioè dalla sensazione che ci manchi qualcosa che ha chi amiamo, dici esattamente la stessa cosa che diceva Socrate! Solo che non mi pare che l’obiettivo dell’amore sia di essere come la persona amata, ma piuttosto quello di avere la persona amata quasi come parte di noi stessi, in modo da sentirci migliori.”

Infatti, distinguevo fra l’invidia che aiuta a formare l’Ego, da l’invidia che aiuta ad unire due Ego.

“Rischio, quindi, di possessività? Non c’è dubbbio: è il principale rischio dell’amore questo.”

Concordo sul principale rischio, ma, direi anche che la possessività è un modo dell’amare che non dovrebbe appartenere all’amore.

“Perché il definitivo possesso banalizza chi è oggetto d’amore, e in fondo distrugge l’amore.”

Se il definitivo possesso porta ad una complementare unione, direi che esalta l’amore più che distruggerlo. Vero è, che a distruggere l’amore in quanto comunione di vita, è l’uso unilaterale (nel senso di chi ricava più di quello che concede) di un soggetto in amore.

Luglio 2007