A proposito di “Fuori”

Più di una ventina di anni fa passeggiavo con l’amato in piazza Bra. Ad un certo punto, come se l’avesse fatto un altro, mi sono scoperto a fermare la mano: gliela stavo posando sul sedere! L’immaginate la scenetta? Per me, era solo confidenza, sentimentalità, condivisione di un eros. Ma, e per chi vedeva quel gesto? Per la gran parte di quelli che lo vedevano, era sesso. Era lussuria. Era finocchieria. Era scandalo! Perché non mi avrebbero inteso come io ho inteso quel gesto? Perché, per secoli, siamo stati dipinti molto male. Perché, per secoli, ci siamo anche dipinti, molto male. Cosa intendo per dipinti molto male? Per i “nostri” pittori intendo, con falsa luce. Per chi si è dipinto molto male, invece, con eccessiva luce. Trovare la luce giusta, (tale perché non irrita la “vista”) è rientrare dentro il nostro quadro; ed è un venirne “Fuori” con più equilibrati cromi. E’ mettere anche, chi vede i nostri Quadri, in condizione di leggerci secondo la misura della loro capacità. Anche la realtà insegna che se in una conca da tre litri noi ne versiamo cinque, quella travasa. Con altre parole, ci rifiuta. Non per tutto questo intendo dire che dobbiamo tornar a reprimere la nostra personalità. Intendo dire invece, che è vi è dissidiante  conflitto fra atto ed ambito, così come è dissidiante fra atto ed ambito, l’andar a far la spesa in mutande. Naturalmente, non trovo conflitto fra atto ed ambito quando l’atto è carnevalesco e l’ambito è un carnevale, ma, nelle altre logiche, dovremmo trovare le ragioni per fermare la mano.