8) Quanto sa di sale…

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Non conosco il nome del Consegnatario di oggi (24.06.20202) ma devo proprio segnalarle una questione che accade da anni: una violenta diarrea dopo ogni pasto. Naturalmente l’ho principalmente pensata a causa di una mia situazione fisica. Perdurando la faccenda non ho più ordinato la pasta: la diarrea postpranziale è cessata.

A causa del diabete e/o delle medicine che assumo sono diventato addirittura stitico. Nonostante la cessazione dell’ordine, la pasta me la porta solo il Consegnatario in questione; è anche oggi si è ripetuta la diarrea. In vero, la pasta me la porta anche un’altra Consegnataria ma non mi succede nulla. E, dunque? Dunque “a pensar male si sbaglia però ci si azzecca? E’ noto da tempo sia alla magistratura che alla psichiatria, che le identità omosessuali sono la nolente cartina di tornasole che rivela i dissidi psicologici e sessuali delle identità sessualmente non compiute. Per quanto mi riguarda sono fatti loro ma devo lasciarli tali anche se coinvolgono me? In psicologia la mia “scienza” è puramente esperenziale. Cosciente di questo sulle mie verità stendo sempre un pio velo, ma per quanto ancora devo andare al cesso da impropriamente motivato? Si può far qualcosa oltre che buttare la pasta portata dal Consegnatario in questione? E se per lo scopo di far purgare a me la realtà che mi “risulta” di quel Consegnatario, inquinasse di purgante un secondo anziché il primo buttato, cosa dovrei fare a suo assistenziale consiglio? Far a meno di mangiare anche il secondo (o al caso il contorno) o rinunciare del tutto al servizio? Attendo lumi!

ps. In attesa di incontrarla può iniziare lo stesso la pratica di ausilio economico? Più che del nostro incontro, infatti, mi urge l’aiuto. Della priorità che le chiedo non me ne voglia. Cordialità, Vitaliano.

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