Ah! E’ lei perdamasco: il mitomane!

Sogno la spedizione di uno scritto. Come si diceva degli inglesi in guerra, è centrato solo al terzo colpo. A molto ho creduto. In una sola realtà credo. Nei mezzi postali mi rassegno. Telefono, allora, per sapere se hanno ricevuto il testo ultimo. Mi risponde una voce di donna. Ilare. Argentina. M’ha fatto venire in mente il suono del campanellino che alla messa annuncia l’elevazione. In tono più profano, ovviamente; e questa voce, fra il ridere ed il sorridere, mi dice: ah, è lei il perdamasco, il mitomane. Mi sveglio. Secondo i miei più attendibili spiriti guida, (il Devoto e Oli), mitomania è tendenza, non necessariamente patologica, ad accettare come realtà, in modo più o meno volontario e cosciente, i prodotti della propria fantasia e a raccontarli come veri allo scopo di attirare su di sé l’attenzione altrui e soddisfare così la sua vanità. E’ vero? Non è vero? Vorrei poter dire che non è vero, ma dovrei sapere cosa lo è. Nel dubbio, mi assolvo. Il sospetto di dirmela e di farmela m’ha sempre accompagnato, a dire il vero, ma non sapendo e non potendo accertare se vero sospetto da vera realtà, ho sempre agito come se fosse vera realtà, quella che sostengo non appartenente alle conoscenze che ho avuto prima di cominciare la mia strada. Se mai sono mitomane, certamente lo sono come chi indossa una divisa. E’ certamente vero che se l’opera di chi indossa un mito, è degno del mito, la mitomania dell’indossante viene meritata per osmosi. Osmosi, chiedo ai due saggi. Mi dicono: “L’influenza reciproca che individui o elementi contigui esercitano uno sull’altro; anche, spec. in campo culturale, compenetrazione scambievole di idee, atteggiamenti, ecc. Dal gr. ósmós ‘spinta’, mi dicono i miei due consiglieri. Di essere un influito da l’Oltre l’ho sempre creduto e l’ho detto anche più volte. Naturalmente, quello che io credo, mica necessariamente è. Se non dall’Oltre su cui dubitare, da chi, allora? Potrebbe essere da un’altra parte della mente? Certo. Lo potrebbe, ed essendo altra da quanto conosciuta, anche questa ipotesi convaliderebbe la presenza di un Oltre, con la differenza però, di essere un oltre interno, non oltre la tangibile realtà. Ci sono risposte certe a questi certi dubbi? Temo di no. Vuoi perché proprio non ci sono, vuoi perché ci si rifiuta di prendere atto della non esistenza di risposte certe ogni qual volta vi è in ballo una vivificante credenza. “La vita si serve degli strumenti che trova” mi disse una voce nella mente. Ero in macchina con l’Amato, e due amanti (un ballerino sieropositivo e un tantinello fuori, e il compagno, all’epoca, al di la di ogni regola: non tanto perche’ irregolare, bensi’, perche’ da gioviale pirata. Allegrotti e su di giri stavamo andando a ballare. Anche in quel caso, da quale oltre è pervenuta quell’affermazione? Non c’è definitiva risposta, al più un certo rilievo: la vita non porta orologio.