L’anima non è un laborioso macaco

Se pure non è tutto oro quello che luccica nell’incontro medianico fra il Muccioli ed una entità spiritica (notizia che leggo in “Lo chiamavano trinità ma di nome faceva Muccioli”) secondo la personale esperienza (culturale e medianica) qualcosa di vero c’è.

asepara

Se la vita è l’opera continua del suo Autore  (come credo) è indubbio che “nei cieli infiniti vi è una laboriosità continua”, ma se la continua laboriosità esclude che nei “cieli infiniti” vi sia riposo, allora non ci siamo. Trattandosi di spiriti, l’assenza di riposo potrebbe non essere cosa grave, sennonché, riposo è “shabbat”, giorno (o anche momento come credo) nel quale anche Dio si fermò per vedere (” Ed ecco…”) la bontà e la giustizia di ciò che aveva fatto. Sostengo che anche Dio si fermò, non perché lo so (al più lo credo) ma anche perché pure noi ci fermiamo in un momento di shabbat ogni volta ci è necessario considerare se ciò che abbiamo fatto “è cosa buona e giusta”. Se lo facciamo noi che siamo a Somiglianza dell’Immagine “può non farlo è il Principio di ambedue se non differenziando la corrispondenza fra Immagine e Somiglianza?

Il Muccioli (o chi per lui) sostiene dunque una cosa giusta quando dice della continua laboriosità ma non giusta se la continua laboriosità implica che non vi sia “shabbat”, cioè, il momento della riflessione. Nei cieli dove c’è la continua laboriosità, evidentemente, non c’è il tempo per riflettere se la continua laboriosità è “cosa buona e giusta”. Se non c’è questo tempo, direi conseguentemente, in quella laboriosità non ci può essere ogni considerazione su quanto é giusto.

Siccome non mi riesce di concepire che nei cieli nei quali c’è Dio manchi la considerazione su ciò che é giusto, da quali cieli infiniti proviene lo spirito che informa il Muccioli? Da quelli dove si ammira (e si mira) il Giusto della Vita che permette di mirare il proprio, o da quelli che ammirano il proprio e si mirano sul proprio?

Con raggio cristico, molto probabilmente il Muccioli intendeva dire il raggio di un influsso: cristico, appunto perché emanato da Cristo. L’emanazione di una forza si diffonde o direttamente dal soggetto che la emana o, indirettamente, per mezzo di un soggetto tramite; ad esempio un credente.

Non sempre (per non dire mai) siamo in grado di verificare la veridicità di uno spirito naturale. Figuriamoci di uno spirito soprannaturale. Se é vero che di uno spirito naturale siamo in grado di verificare almeno l’identità, così non possiamo per uno spirito soprannaturale. Lo stato di bene nel quale dice di essere uno spirito non può essere prova di identità. Alla stegua, possono dire di star bene anche gli spiriti che nel male ci stanno bene!

Uno spirito ombrato da ignoti influssi (come anche ombrante per gli stessi influssi) poco saggiamente ombra (e reca ombre) sia sul il suo rapporto con lo Spirito, sia il rapporto con lo Spirito del soggetto ombrato dalle sue ombre. Da qualche parte é  scritto che questo errore non sarà perdonato.

Sento le frasi “il concetto di monade quale parto divino”, e “la sua discesa avvenne dopo il moto di ribellione” più che altro piene del compiacimento culturale del professorone che si degna di parlare con dei macachi. Se nel padovano da dove provengo, “macaco” è sinonimo di sciocco, nel Madagascar è un lemure: scimmia di tipo macaco. Il duplice significato di “lemure” (sciocco e macaco) m’ha dato da pensare. Potrebbe essere che al Muccioli (di allora) lo spirito comunicante intendesse dirgli più cose contemporaneamente. Ad esempio: a) confermare le intuizioni di Platone;

b) affermare la teoria dell’evoluzione;

c) confermare la discesa dell’uomo dalla scimmia.

Le affermazioni di quello spirito, però, potrebbero anche avere un’appendice occulta; cioè: è periodo lemurico, quello nel quale gli atomi dell’uomo (macaco quando è sciocco come un lemure) avvolgono maggiormente la monade anima. Di cosa l’avviluppano? Premesse le mie scuse alle scimmie, di ciò che è sciocco perché macaco.

Corretta e meglio mirata molti anni dopo.