Adozione in gay

Domani avrò le rughe, Luisa, ma la notte m’ha posto un problema: risponderti, o non dormire?

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Sono andato a letto all’una, Luisa, ma alle tre e mezza mi sono svegliato, lucidissimo, con in testa il pensiero posto dalla tua Salento web: l’adozione gay. Contestualizzare, disse il monsignore a proposito di un povero Cristo, con un tal senso e peso della sua orfanità che ebbe l’assoluto bisogno di trovarsi un Padre, anche a costo di andar a trovarlo ben oltre il genere conosciuto. Non credo che il mondo gay soffra di analogo senso e di peso per l’orfanità del suo diritto alla figliolanza da aver bisogno di avere un figlio anche a costo di trovarlo ben oltre il genere conosciuto anche se non generalmente praticato: eppure, lo vuole! L’argomento adozione mi tocca in modo particolare. Mi pare di averti detto, infatti, che ho avuto due madri e tre padri; e pur con tutto questo, orfano da brefotrofio prima, di collegio poi, e di molti riferimenti in successione. Quando sento “adozione”, allora, penso subito alla solitudine di chi è stato nutrito e curato da molti, ma, forse, amato da nessuno, o quanto meno, non ne ho mai sentito il senso, il calore. Non ho mai sentito il calore del sentimento degli adottanti, fors’anche perché, tutto semina la riconoscenza,  ma non l’amore. Sia chiaro che non sto rimproverando niente a nessuno: sto solo ricordando, sto solo constatando. Ricordi e constatazioni che mi rendono più che perplesso sull’adozione del gay. Non tanto perché possa fare sugli adottati, delle schifezze già dimostrate dalle capacità etero, ma perché temo che possa essere e/o diventare un amore di scorta. Visto da vicino, lo puo’ essere e/o diventare anche l’amore etero ma questo e’ un altro discorso. Temo altresì per l’adottato, al punto da bloccare il mio si come il mio no, perché il mondo che non ha ancora digerito la nostra realtà (al più sopportata come inevitabile) altrettanto non digerirà la nostra istanza, o se sarà costretto a farlo, lo farà ruttando fiati pesanti contro l’orfano non in grado di difendersi, come contro i padri_madri, anche loro non sempre in grado di difendersi come di difendere l’adottato. Se per caso non si è capito, sono fortemente pessimista. Se per caso non si è capito, non lo sono contro la capacità d’amore dell’orfano di parte di sé che generalmente è il gay. Sono fortemente pessimista perché della vita ho sentito tutto il peso della cattiveria dell’inquilinato ignorante. Ignoranza e cattiveria, che ancora mi circonda, anche se ora si mostra in cari rari con morsi rapidi e gesti vili. Ora non osano di più perché sanno gia’ a vista che so difendermi, ma se a quasi sett’anni devo farlo ancora, per quanto dovrà difendersi dai vili e dai cattivi, il bambino da affiliare alla personalità gay? Sino a sett’anni anche l’adottato non gay da genitori gay?! Portate pazienza se difendo, non la ragione degli etero (le loro ragioni mi facciano il piacere!) ma la ragione del bambino che sono stato, e che non vorrei vedere, neanche lontanamente eguale in nessun bambino. Avrei più favorevole opinione se l’adozione gay fosse praticabile verso il figlio adulto e/o di conformata identità. Questo, non per allontanare il sospetto di un violenza sessuale  che gli avversi all’adozione gay sospettano non tanto sotto traccia, ma perché il giovane di conformata identità (e, quindi, adulto) è in grado di reggere la sincerità necessaria al suo bisogno di conoscere e di capire, senza il quale bisogno, neanche si può amare come figli e ne essere amati come genitori. Sono stato adottato da una coppia etero: la Cesira ed il Luigi. Come tutti i bambini sarò stato anche discolo qualche volta. Al che, se per barrierare l’irrequietezza del figlio le altre mamme della mia epoca chiamavano l’uomo nero, mia madre mi diceva, invece, “varda che te porto da l’altra donna, seto!”  (Guarda che ti porto da l’altra donna, sai!) E’ stato così che io ho saputo di essere figlio di un buco nero chiamato “l’altra donna”. Ora, è anche vero che non tutti gli adottati sono o saranno stati di vita sfigata come lo sono stato io, ma è anche vero però, quello che dice un proverbio romeno: chi è stato scottato dal brodo ha paura anche dello yogurt! So bene che la vita deve andare avanti e che se non vai al suo passo finisci che ti supera. L’essere superato dalla vita come da altra vita non mi duole più di tanto: mica possiamo essere tutti delle Ferrari! Ciò che mi duole, però, e che non lo faccia “con juicio”.