All’Amicizia lunga occorrono patti chiari

Mi considero libero di dire quello che penso perché ognun* è libero di pensare quello che vuole.

Nello svolgere i pensieri parto dalla mia vita: è l’unico libro che credo di aver capito.

Percorrere un certo genere di riflessioni è come cacciar farfalle: nel rumore scappano.

Raro che mi sia curato del legame fra scritto e data: avevo altro per la testa.

Non ho modo di capire con chi sto corrispondendo, quindi, neanche di adeguare la comunicazione, così, gli è indirizzato solo quello che ognun* comprende.

Tutti gli scritti hanno paritaria importanza: anche i possibili scaraffoni.

Io sono Tizio! Checché se ne dica non assomiglio a Caio. Lo pensa chi non conosce, chi non crede di dover far la fatica di conoscere.

Ai commenti che non aggiungono nulla, non ho nulla da aggiungere, quindi, visto che non servono a niente, li toglierò.

Girando per il Blog capiterà di trovare degli scritti che dico lunghi come l’anno della fame. Li lascio perché testimoniano un viaggio attuato fra ignoranze, non poche confusioni, e perchè, nonostante i decenni trascorsi, a proposito di quegli scritti non so ancora separare (emozionalmente parlando) quello che è del taglio, da quello che è dell’amputazione.

Capiamo uno scritto per il concetti che esprime, e non di meno, per le emozioni che ci comunica. Succede, però, che non sempre vi sia corrispondenza di emozioni, fra Persona e Persona. A causa dell’assenza del sentire nel sapere si rischia di capire a metà. Questo  comporta travisamenti, o nella comprensione di uno scritto, o nei rapporti fra Persona e Persona. I travisamenti sono portatori di multiformi “ombre”. Nulla impedisce di chiarirle.