Come questa ma beige

autousa

Come questa ma beige la macchina americana che ho visto in un tardo pomeriggio del collegio di Vellai. Accanto alla macchina un’anziana signora vestita di nero. Si appoggiava al bastone da passeggio. Era targata MI, la macchina. Ho pensato di Milano anche la signora. Sarà una benefattrice, mi sono detto. Ne capitavano. L’autista non c’era. Mi è parso strano. Tranquilla, la signora dava l’idea di aspettarlo. Come se sapesse dov’era. Come se sapesse perché. Come ci fosse abituata. Ci siamo guardati, la signora ed io. Chissà cosa ha visto in un ragazzino in giro per il cortile d’ingresso al Collegio. Per quale motivo non me lo ricordo più. Avrà visto un soggetto da adottare? Un soggetto da escludere? Un’orfanità da compensare? Ai benefattori e alle benefattrici, capita. La staticità del volto di quella donna non mi suggeriva altre ipotesi. Ricordo il mio ritorno in classe. Nella mia pur desiderando altro: confusamente.