Giovinezza

capoverso

La nostra vita è gestita da due potenze: il Sapere ed il Sentire. La corrispondenza fra le due potenze, (bagnate nell’esperienza che si confronta con altre), forma, quello che chiamiamo bagaglio culturale. Tutto molto bello e molto chiaro, detto così! Come mai, allora, per moltissimi anni della mia vita, è stato il Sentire, che ha prevalentemente gestito il mio Sapere? Mi sono risposto: perché la forza della mia vitalità naturale, era maggiore di quella della mia vita culturale. Ho potuto mettere in paritaria gestione i due poteri, quando ha cominciato a calare, la mia vitalità naturale. A quel calo, (non necessariamente fisico), ha contribuito il costante lavorio del mio pensiero su di me.

Un Sentire, che tracima dagli alvei posti dal Sapere, è una forza che trova i suoi termini solo in sé stessa. La stessa cosa si può dire della passione. Si può affermare, pertanto, che il prevalente sentire, la propria vitalità, rivela il narcisistico innamoramento di sé. In genere, avviene nella giovinezza ma non è detto.

Nella giovinezza tutto gravita attorno a quel sole che diciamo Io. La forza della vitalità di quel sole può esser tale da far squagliare le ragioni del Sapere. In quel caso, le ragioni del Sentire, diventano ragione del Sapere. Della Giovinezza, allora, si può dire, che è l’età, nella quale, prevalentemente sa ciò che sente vero, più di ciò che è vero. Il pensiero della giovinezza, quindi, è prevalentemente soggettivo. Si comincia a ragionare con pensiero oggettivo, mano a mano, il pensiero soggettivo, com_prende, (tanto quanto verifica), il mondo circostante che ha cominciato ad abitare. Il segno del trasloco dal mondo soggettivo a quello oggettivo si chiama maturità. Non a tutti riesce.

Luglio 2007

Google mi dice

Google mi dice che l’orario migliore per postare è dalle 12 alle 13 e dalle 15 alle 16. Avrò la sue ragioni ma gli esperimenti di sabato e domenica (25 e 26 Luglio) non lo provano. A molta semina, infatti, scarso il raccolto. Di certo dipende anche dagli argomenti che tratto. Chiedono un’attenzione che il socialista (nel senso di fruitore di Social) non è disposto a concedere, preso com’è dall’ingorda necessità di assorbire tutto pressoché nello stesso tempo se no teme di non sfuggire alla condizione di comune fra comuni: neanche la vivesse come una fossa! Una volta entrati nei Social si diventa dipendenti dagli sniffi mentali che si spacciano e si assumono in quelle piazze. Solo chi dipende da sé sfugge a quei tentacoli. Vero è, che nel Tanto non si può sfuggire a tutto.

apenna

Nella piazza “per Damasco” spaccio pensieri che inducono alla riflessione. Anche la riflessione porta all’emozione, ma la riflessione influisce su l’emozione in ragione della misura della riflessione. La corrispondenza di vita fra riflessione ed emozione, quindi, è dovuta all’ampiezza e alla profondità del discernimento: ad ognuno è dato il suo. Ne consegue un pro e un contro: la riflessione vivifica ma l’emozione non sballa. La riflessione non viene prevalentemente perseguita dalle menti socialiste appunto per questo. Quando non succede, rari i casi. Di fatto, le scossette nella mente che causo a chi vede a nuovo i pensieri che esprimo, sono citrato rispetto alla bamba psichica che il socialista spaccia ed assume nelle sue piazze. Viste così le cose, posso sperare di aver partita?

Non so se ci sia un orario alterno a quello  detto in Google. Forse lo dovrei cercare nella tarda serata, quando, finita la ricerca che primariamente interessa, il socialista cerca di che chiudere la giornata con altri intenti. L’orario più adatto ai miei, quindi, potrebbe essere quello. Naturalmente ci sono anche i socialisti eccezione: quelli, cioè, che riescono a gestire i gestori della roba (compreso la mia) indipendentemente dall’orario. Ci sono orari ideali per i socialisti eccezione? Forse sì, ma nessuna statistica li com_prende: confiderò nel Fato.

Cristo è risorto?

Dipende da cosa intendiamo per morte

Per quanto mi riguarda e per quanto conosco, il problema della Resurrezione di Cristo non mi tange. Mi tange di più, il concetto di “Resurrezione”. Naturalmente, se vi è resurrezione vuol dire che prima vi è stata la morte del risorto. Solo il principio che nominiamo Dio non conosce la morte se l’intendiamo come fine della vita, ma anche secondo questo significato non possiamo dire che conosciamo la morte. Al più, la possono dire tale i rimasti in vita in quanto constatano l’arresto della vitalità del corpo. L’arresto del corpo è anche arresto della vita? Della naturale e della culturale propria del fermato nel corpo certamente sì, ma anche del suo spirito, per spirito intendendo la forza della vita propria del “morto”? Direi di no. Ciò implicherebbe la limitatezza creativa di Dio, nel senso che dovremmo ammettere che un Atto assoluto (quello della vita del Principio) può generare un atto a scadenza. Un Principio assoluto, però, non può generare nulla che non sia assoluto. Quindi, se ammettiamo assoluto anche il suo Spirito, ne consegue assoluto anche lo spirito di chi ha dato il suo principio: la vita. Ora, ammessa la resurrezione della vita che abbiamo nominato Cristo, ne consegue (per l’insieme delle ipotesi che sostengo) che dal suo corpo (la sua Natura) e dalla sua mente (la sua Cultura) è risorto come spirito, e che il suo spirito è tornato al principio, cioè, allo Spirito. Con altro dire, la potenza della sua vita (la particolare) è tornata alla potenza della Vita: l’universale. E’ tornato allo Spirito secondo quello che era il suo spirito? Su questo piano della vita nulla lo conferma e nulla lo smentisce, ma per quello che “conosco” sullo Spirito, direi che è tornato presso il Principio in ragione dello stato di spirito raggiunto dalla corrispondenza di vita con i tre principi del Principio:

il Bene (principio della Natura)

triangolo

il Vero (principio della Cultura)     il Giusto (principio dello Spirito)

Poiché nulla sappiamo circa lo stato di spirito dello spirito di Cristo (al più, lo crediamo per fede su parole di uomo) neanche nulla sappiamo sul suo stato di vicinanza con il Principio della vita che tutte le religioni nominano secondo le rivelazioni agite da Profeti e/o Maestri, vuoi i biograficamente e/o storicamente noti, vuoi i comunque inverificabili. Il genere di resurrezione che sostengo per Cristo vale per tutti i “morti” risorti alla Vita in ragione del loro stato di vita nel Bene, nel Vero, e nel Giusto del Principio. Affermo tutto questo perché sono contro Cristo? Neanche per idea! Affermo tutto questo perché sono contro ogni “conoscibile” idea di Dio. Facciamocene una comune ragione: la Parola, non può essere detta da parole! Non per niente un Dottore della Chiesa (Teresa D’Avile) ebbe a dire, maledetto chi crede nell’uomo. Solo la vita può profetizzare il suo Principio con attendibile verità. Non si dispiacciano i Crociati che intervengono nel tuo blog, per questo diverso credere. Si dispiacciano, piuttosto, di essere dei mediocri avvocati di Dio.

La prima stesura di questa lettera era contraddittoria e insufficientemente espressa. L’ho rifatta e spero chiarita.

Giugno 2008 – Giugno 2020

Credo nel Padre

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Credo nel Padre, nel senso di unico principio della vita. Credo nel Figlio, nel senso di Profeta del Padre, ma non di figlio di Dio, se non nel senso che lo sono tutti quelli che ci credono. Il fatto di esser stato più vicino al Padre, (più vicino nel senso di maggiorata coscienza dell’universale paternità di Dio) rende Cristo, “figlio prediletto”, ma non per questo, figlio di Dio, come ha detto sinora il cattolicesimo, o addirittura, come “Dio”, come pare si stia dicendo. Credo nello Spirito come forza della vita del Principio. Il fatto che lo si dica Santo, fa parte della pessima abitudine di “nominare invano”, al solo scopo, a mio avviso, di “spacciare” dell’autoreferenziale credito. Apro una parentesi: non vi è scontro fra religioni, o meglio, viene spacciato per scontro fra religioni quello che in effetti è scontro fra Profeti. Non di certo perché i Profeti hanno bisogno di scontri a scopo di supremazia (o perché ne abbia bisogno Dio) quanto perché ne hanno bisogno gli “esecutori testamentari” delle parole che dicono di Dio.

Agosto 2006

Così in Basso così in Alto?

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La storiella è di qualche anno fa tempo fa, ma ho sentito solo stamattina il bisogno di scriverla. All’età che mi ritrovo, non del tutto per caso, la sessualità in pratico è emozionalmente scemata. Solo di molto tanto in tanto l’agisco autarchicamente, più che altro come raffreddatrice dello spirito quando lo riscontro fastidiosamente caliente. Fatto sta che una sera mi opero così, e poi mi addormento. Stavo nel sonno fra il si e il no, quando nella mente sento un brontolio di voci: maschili e femminili. Stanno dicendo che sono contrari a quel medicante piacere. Vanno avanti per un po. Su di quella solfa (o non so se da quella) ad un certo punto emerge una voce di donna: un tantinello incazzata. Tacita lo schiamazzo delle altre voci dicendo (proprio in dialetto) insomma! Se l’è fatto così! Al che, mi sveglio. Morale della storia: se da una voce della vita nello stato degli Alti, “i fatti così” vengono giustificati perché sono fatti così, nei Bassi di questo stato della vita, cosa legittima il giudizio brontolante? Se fra i Bassi c’è la voglia di imperio (altro fondante motivo non vedo) così è anche fra gli Alti, o così solo fra gli Alti bassi, o fra i Bassi bassi?

Coscienza e conoscenza

Vita: immagine della Natura della Cultura del Principio della forza dello Spirito sia nel Supremo che nell’ultimo. Allo scopo di collocare il nostro spirito nello stato della Vita per essere a Somiglianza della vita originante, la vita originata non può non sapere la sua Immagine. Il trinitario cammino verso il Principio della vita (quello naturale o il soprannaturale) è avvio alla coscienza di ciò che è alla conoscenza del piano di vita nel quale si va (o si viene) alla luce. La conoscenza di ciò che è alla coscienza dice lo stato di somiglianza fra l’immagine umana e quella del Principio. Limitare e/o condizionare la conoscenza di ciò che è alla coscienza è, dunque, limitare e/o condizionare il rapporto di corrispondenza fra la vita del Principio e quella della Somiglianza. Nell’ostacolare il rapporto di corrispondenza fra l’Immagine del Principio (e dei suoi stati, i principi) e ciò che è a loro Somiglianza (la vita umana e i suoi principi) si limita alla nostra vita, la facoltà di porsi con giusto spirito presso l’Origine.

apenna

Gennaio 2009

Come messaggio in bottiglia?

La mia età si sta avvicinando allo stato di veneranda e all’accettata conclusione. Conclusione che faccio fatica ad accettare se penso a questo più che trentennale lavoro. Che ne sarà? Finirà nella Rete come il messaggio in bottiglia che sarà raccolto per caso? E’ questo che vuole il Caso? E se in ambo i casi fosse il caso, devo stare con le mani in mano? E se facendo qualcosa devio il caso del Caso?

apenna

Il mantenimento dell’opera in Rete sarebbe certamente favorita se trovassi il modo di far pagare l’abbonamento a WordPress allo stesso lavoro. Per fare questo, però, l’unico sistema (almeno al momento) consiste nell’appoggiarsi alla pubblicità, oppure, trovare un Ente sponsorizzante. Di quale genere di pubblicità e/o Ente? Per quanto tempo? Nella decisione e per gli scopi, condizionabili o no? Dell’opera rispettosi o no? Modificanti o no? L’ideale sarebbe se l’opera (oltre che mantenuta) diventasse nota al punto da non poter essere variata. Non per questo non discussa, ovviamente. Non so: tutto considerato, bottiglia e caso rimangono ancora le opzioni di perpetuazione più certe. Sarà quello che sarà. Come mi dico sempre: se sono un interesse della vita, la vita farà i suoi interessi. Ad esempio, sussurrando ai visitatori di stamparsi in proprio i testi che apprezzano. Sulla riva del loro mare, sarà come se avessero trovato la bottiglia. Sento pace anche in questa speranza.

Cosa ha cullato il cristianesimo?

Il cristianesimo nasce dalla emozione della prostituta Maria di Magdala, mi dice Mauro. L’affermazione m’ha scombussolato per più di un attimo, ma sento che un qualcosa di vero, c’è! Però, non lo direi nato (o principalmente nato) dall’emozione della sola Maria di Magdala, ma dall’insieme di voci, di chi, per vivere per sempre, non poteva accettare la morte di chi li ha fatti sentire vivi. Dico vivi, nel senso di nuovi a sé stessi. Immagino l’elaborazione del lutto per la morte di quella Vita, come si può immaginare l’elaborazione della tragedia detta dal coro nelle commedie greche. Comunque sia avvenuta la faccenda, quanto non è stato amato, quel figlio di falegname! Anche ammesso che un falegname dell’epoca, avesse avuto la stessa importanza sociale di un odierno architetto, ciò giustifica l’intensità di quel lutto? A livello personale senza dubbio, ma, (sia pure limitando la valutazione ai Suoi tempi), al punto da diventare un così significante pane di vita? A mio avviso, no. A mio avviso, Cristo, prima di diventare il capro da sacrificio che lo fece diventare la teologia paolina è stato il Capro per parte del suo popolo. Un lutto può essere mosso da un grande amore, o può essere mosso da sensi di colpa. Un’ipotesi non esclude l’altra. Ammessa l’ipotesi Magdala, con quella vedo l’inizio del lutto per la perdita dell’uomo fortemente amato. Nell’ipotesi sensi di colpa, vedo un amare (degli apostoli, o del popolo, o dell’insieme) ricattato dal potere o dalla paura, e quindi, se proprio non tradito in vita, non difeso quanto occorreva. Un lutto può essere mosso, anche come un estremo tentativo di recuperare una dignità, immiserita da atti e fatti (o dal Fato) più forti dei soggetti in lutto. Nel caso, Saulo è stato una variabile ribelle. Storia e ragione la dicono non vera, e la fede, in più di qualche caso è la lapide che copre una tomba. Definitivamente, se non avesse inventato la Resurrezione.

Datata Marzo 2007 – Conclusa nel Marzo 2020

Cosa distingue

l’accoglienza della Chiesa da una libertà vigilata?

Cortese Direttore: l’ultimo “Spazio Aperto” scritto da Don Oliosi sull’argomento Omosessualità e Chiesa è più che chiaro e, non l’avrei mai detto, svolto anche in modo generalmente pacato. Con questo non voglio dire che lo condivido, ma solo che da oggi capisco di più le ragioni del rifiuto: ragioni opinabili fin che si vuole, ma, ragioni. Adesso mi aspetto di leggere le ragioni dei rifiutati. Non tanto perché coinvolto nel problema, (l’ho risolto decine di anni fa rigettando la Chiesa che mi rigettava), ma perché desidererei ascoltare meglio anche quelle voci. Sino a questo momento, infatti, ho solamente sentito dei lamenti, o dei  richiami ad un amore che essa è ben disponibile a dare anche omosessuale, ma, solo a umanità lacerata, e a moralità sotto cattolica custodia.

Cosa costa indignarsi?

Cosa costa indignarsi? Nulla! Anzi, si scrivono post molto lunghi! Cosa costa sentirsi belli, bravi e buoni? Nulla! Anzi, si mandano avanti i Mercati! Cosa costa sentirsi normali? Nulla! Anzi, ci sentiamo protetti! Ma se volete percorrere la strada della conoscenza, della vostra conoscenza, dovete uscire dal Gregge! Ci vuole coraggio. Solo coraggio. Molto coraggio, qualche volta. Non sia la disperazione il vostro pastore per quella strada! L’ho conosciuto. E’ una brutta compagnia!

  Novembre 2006

Cos’è normale?

Il giusto fottere, o il giusto capire?

Convengo con Freud sul fatto che l’omosessualità sia una fase della sessualità. Non convengo sul fatto che debba essere una fase transitoria (visione greca) come non convengo sul fatto che venga giudicata un arresto. Certamente, viene giudicata un arresto, se il necessario fine culturale della sessualità sia l’etero, ma, dove è scritto, a parte sulle norme date dal bisogno di fissare il disegno personale e sociale di Cittadino?

La sessualità è il frutto ultimo dell’evoluzione degli infiniti impulsi dati dal piacere. Piacere, che non ha mai finito di dire, e quindi, neanche di dare identità sessuale. Ciò che chiamiamo sessualità, allora, è solo il prevalere di un dato stato: eterosessuale o omosessuale che diventi. La mia visione della sessualità, però, implica la presenza di un alveo culturale e sociale senza preconcetti. Non c’è adesso, figurati ai tempi del Freud. A mio avviso, è il pregiudizio sociale che crea l’arresto sessuale, non che l’omosessualità sia frutto di arresto. E’ vero che si “arresta” man mano si “arresta” la vitalità, come anche la ricerca della personalità complementare, come anche a causa di una raggiunta saturazione delle emozioni sessuali. Questo, però, succede anche all’eterosessualità come anche all’etero sessuale. La differenza di pensiero fra me ed Freud (non me ne voglia!) si basa sul fatto che lui cercava la malattia, mentre io cerco la vita. Nella vita, tutto è via per capire la verità. Per capire la verità nel contesto del commento intendo capire la personale identità. Normalizzare la vita, quindi, è normalizzare la via, e condizionare la scoperta dell’io. Condizionare la scoperta dell’io è ammalarlo di arresto. Ho già avuto modo di dire, che pur desiderando l’uomo non l’ho mai amato, e che pur non desiderando la donna, tutto considerato, l’ho sempre amata. Sai già, che per amore intendo comunione. Sarei un arrestato a livello sessuale? Secondo Freud sì, secondo me, invece, quel presunto arresto m’ha dato la possibilità di capire me stesso e la vita. Allora, cosa è normale? Il giusto fottere, o il giusto capire?

Marzo 2007 – Corretta e meglio mirata nel Marzo 2020

Contatti ai confini

Sull’esempio della planchette (credo si scriva cosi) provai a scrivere delle domande e a metterci sotto un si ed un no come possibili risposte. La penna andava qualche volta sul si o sul no; qualche volta o verso il si o verso il no, ma, o prima o dopo il si o il no. Non possedendo la facoltà di rapportarmi attraverso la scrittura medianica, potevo valutare la “precisione” della risposta (oltreché dal genere di emozioni che sentivo) anche in ragione di dove si era diretto il segno. Se la traccia passava fra la consonante e la vocale (ad esempio: s/i) la risposta poteva essere attendibile ma, siamo sempre li, per quali concetti? Per i nostri o per quelli dello spirito comunicante? Pensa che ti ripensa giunsi a tre considerazioni:

* se la traccia passa fra vocale e consonante la risposta si basa sulla corrispondenza di concetti fra il piano umano e quello degli spiriti;

*  se la traccia verso la risposta era prima del si o del no (se prima è più vicina allo scrivente e dunque più bassa, cioè, più corrispondente al nostro piano esistenziale) i concetti appartengono alla nostra cultura;

* se è dopo (e dunque più lontana dal tramite e dunque elevata verso gli stati superiori) i concetti culturali espressi nella corrispondenza medianica appartengono allo stato spiritico.

Al termine di questa lettera porrò la seguente domanda: le ipotesi a,b,c, sono vere, verosimili, false?

Sempre che ci sia risposta, se la traccia si fermerà sul ”verosimile” stiamo comunque attenti; non solo perché ciò che è vero al simile non si sa quanto è falso al simile ma anche perché una risposta è uno stato culturale che può contenere diversi stati culturali: tanti, perlomeno quanto la traccia si colloca vicina o lontana al si o al no. La penna aveva una sua volontà anche quando non ponevo domande: bastava che allentassi la mia. In genere, i segni che mi pervengono, consistono in immagini: interpretando le immagini ho il messaggio. A proposito delle tre croci contornate da un cerchio che metto sul foglio all’inizio della comunicazione, vi furono messaggi che segnavano (confermando e/o negando in ragione dell’insieme della comunicazione) o la prima croce ( il Padre: Cultura della Vita) o la seconda (il Figlio: Cultura della vita del Padre) o la terza, lo Spirito: principio della forza della Cultura della vita originata dal Padre e comunicata dal Figlio per la vita data dallo Spirito. Il più delle volte capitò che la penna passasse sopra la seconda croce: quella del Figlio. Ricordo una sola volta su quella del Padre e, mi pare anche una sola volta su quella dello Spirito. Un’altra volta passò su tutte e tre. Succedeva anche che la penna passasse al di sopra delle tre croci e qualche volta al di sotto. Nel primo caso traevo la conclusione che lo spirito comunicante fosse, o in una posizione di superiorità spirituale (non saprei dire se rispetto al simbolo e/o rispetto alla mia spiritualità e/o rispetto ad ambo i valori) oppure in una posizione di superbia verso il simbolo e/o verso la mia spiritualità: superbia che può essere disprezzo, noncuranza, sfida o quando altro di negativo. E’ anche vero che la traccia sotto il segno trinitario può significare un grado di dipendenza spirituale verso la Trinità; ma il porsi vicino è comunque giudizio sullo stato di vicinanza fra uno spirito e lo Spirito. In una delle ultime risposte che ho ricevuto, la traccia della penna è passata sotto il Padre, attraverso il Figlio e sopra lo Spirito. Ne ho dedotto questo: La vita del Padre nella Cultura del Figlio eleva lo Spirito.

Nessuna risposta alla domande con asterisco

Trovo giusto porre freno

Cortese signore: trovo giusto porre freno al risalto mondiale dei preti seduttori di bambini, anche ponendo luce sul fatto che vi sono preti che cercano femmine: non necessariamente minorenni e non necessariamente a prezzo. Come definirli? Eterosessuali, o degli psico devianti per straripanti bisogni sessuali da baypassata missione? Non è giusto porre le due ipotesi sullo stesso piano? Un qualche sospetto c’è l’avevo. Si è allontanato, però, quando ho visto, in data 28/5/10, che un lettore ha messo omosessualità e pedofilia sullo stesso banco; prima di lui un cardinale. L’opinione è falsificante ma tutto considerato scusabile se il lettore ed il cardinale l’hanno fatto per contestuale ignoranza. Grave sarebbe, invece, se l’avessero fatto per malignità di cuore. Grave sarebbe se l’avessero fatto perché rimpiangono i tempi dove, come da prassi, tutto e di tutto doveva stare celato sotto ecclesiali sottane, o trattato come sporco da lavare solamente in famiglia. Comunque sia il caso, i pedofili che sono parte della chiesa come della famiglia facciano in modo di rincuorare il signore in questione (come anche il cardinale) ripromettendosi di mettere o rimettere le mani su di un bambino (o su di una bambina) con il minor risalto possibile!

Cortese Brigliadori

Tra il vorrei dire ma non posso a questa lettera alla signora Brigliadori mi ha risposto non so chi. Forse chi gli curava la pagina. Del poco detto non ricordo nulla. Rileggendo la lettera non posso non convenire su un’altra causa di quella ritrosia. Anche la stesura originale di questa lettere, infatti, stava in bilico fra chiarezza e non chiarezza. Rileggendola, ho posto luce.

Cortese Brigliadori: non so per quale percorso sia giunta a pensare la vita secondo spirito. In genere, giunge a pensarlo chi ha avuto esperienze di medianità. Fra queste, lo spiritismo, sia nel solo caso culturale, sia nel caso di agito e/o subito. Secondo il mio pensiero, lo Spirito è la forza della vita comunque agita; forza che paritariamente vivifica gli altri due stati della vita che sono la Natura (il corpo della vita comunque formata) e la Cultura: il “corpo” della mente comunque raggiunto. Immagini che si sia una goccia d’acqua, agente nella maggiore (l’oceano che è la vita) in parte pura e in parte inquinata. E’ certamente vero che lo spirito della goccia opera a favore della sua purezza, come è altrettanto vero, che quell’opera è condizionata dai nostri inquinamenti. La goccia, può negarsi all’influsso della parte negativa dell’oceano? A mio pensare, no. A meno che la goccia non si tolga in toto dalla massa delle gocce che lo compone. Tentativo conventuale molto illusorio visto che neanche i frati del convento cistercense del Monte Rua (nel padovano) sono riusciti a liberarsi dal’influsso dei dissidi. Tanto è vero (a dire del frate portinaio) che capita loro di litigare per il caffè quando è di ordinaria povertà. Se ogni goccia ha parte evidente agli occhi (con altro dire alla coscienza) e parte meno, può giungere (la goccia individuale) a curare (e curarsi) la parte di sé variamente in crisi a causa di dissidi comunque motivati? Se è vero che la mente della persona non può liberarsi totalmente dalla sua condizione di goccia inquinata, altrettanto è vero che la mente, per mezzo del discernimento concesso dalla ragione ha facoltà antidoto. Come per ogni medicina non si deve superare i dosaggi, così anche con l’assunzione dell’antidoto discernimento + ragione. Nella medicina discernimento + ragione  corrispondente alla persona in dissidio, quando vi è giusto dosaggio? Direi, quando l’eliminazione di un dissidio non ne genera altri. A ciò deve badare anche chi, indipendentemente dal come e perché, soccorre il dissidiante.

Cortese Babilonia

L’istituzione romana della chiesa cattolica italiana continua a valutare il Finocchio per come usa il sedere anziché per come usa la vita. A meravigliarmi, però, non è l’opinione di questa chiesa, ma quella dei Finocchi che nonostante tutto vogliono aderirvi. Cosa cerca questa gente in questa chiesa? Se cerca la Parola, è più che evidente che nel cattolicesimo romano la trova addomesticata per il solo senso eterosessuale della vita. Dunque, questo sempiterno senza Padre che è il Finocchio cattolico, cosa cerca nel boia della sua sessualità? Cerca l’universalizzazione della sua condizione, per adesione all’universale struttura spirituale che dice di essere il cattolicesimo? Se la può sognare! Tanto più, perché l’istituzione ecclesiastica può sospettare, che i Finocchi che bussano alla sua porta cerchino una legittimazione sociale e politica oltre a quella religiosa. Per quanto mi riguarda, sono entrato in me stesso (nella mia chiesa) dopo esser andato fuori dalla chiesa. E’ stato come evadere da un carcere! Cucù, che rientro in qualsiasi altro! Quello che è andato bene per me, non è detto che non possa andar bene anche per altri, quindi, fuori gente, Fuori!

Complici un paio di 45°

Complici un paio di 45°, ieri sera Patty ha affermato: omosessuali si nasce. In seguito a non poche riflessioni, affermo, invece: lo si diventa. Ulteriormente ti dico, che ogni sessualità lo diventa. Lo diventa in modo culturale, tanto quanto siamo coscienti di sapere circa il nostro piacere. Lo diventa in modo naturale, tanto quanto non siamo coscienti di sapere circa il nostro sentire. Seguimi sino al nostro primo momento di vita e di vitalità. Il quel momento, noi, espresse conseguenze di volontà genitoriali, siamo Natura che attua il perseguimento ed il mantenimento del proprio stato: punto! In quel dato momento di vita, quindi, non vi è nessuna predeterminazione culturale circa la sessualità dell’uomo o della donna che diventerà quell’iniziale Natura. A quel livello, pertanto, non si nasce già etero o omo, al più, inizia a nascere il piacere di un vivere che, nel proseguo delle infinite informazioni di bene, metabolizzate da quel corpo, gli farà prendere la strada sessuale che vivrà sano se volente o malato se nolente. Nel decidere di vivere le informazioni acquisite attraverso il piacere della genialità, mano a mano si vorrà anche attuarle. Attuare un bisogno, implica la culturizzazione di quel bisogno. Nella volontà di culturizzare quel bisogno, direi inevitabilmente, diventeremo ciò che abbiamo culturizzato. In ragione del raggiungimento di quel proposito, quindi, assumeremo l’identità sessuale che, di prevalenza, risulterà dalla somma dei bisogni sperimentati: solo i coglioni crescono comunque! Chi vuole il raggiungimento di sé stesso, invece, lo deve volere. Diversamente da ogni teoria medica sostengo che si nasce vita, e che la vita non è etero o quanto d’altro, ma solamente vita. Dopo di che, quella vita sviluppa sé stessa in ragione della relazione che ha con il suo mondo e con il mondo. Vita si nasce, quindi, e nel tutto si diventa, o non si diventa, ovviamente, in ragione di infinite impotenze, negazioni, e/o ignoranze di sé. Nel mio caso, ho avuto pulsioni sessuali verso il simile a precocissima età. Il che vuol dire che sono nato Finocchio? No, il che vuol solamente dire che la mia coscienza ha preso atto di quel sentire a età precoce. Non è scritto da nessuna parte, però, che quella precoce pulsione abbia contribuito alla definitiva formazione della mia sessualità, come di una sessualità comunque indirizzata. Sino a non avvenuta presa, della prevalenza di un dato istinto sessuale, si può affermare solamente che, sessualità, è transito fra pulsioni sessuali, e che l’identità sessuale che ne consegue si conferma solo per il perdurare del dato istinto sessuale. Prendiamo invece il caso di persone che si scoprono omosessuali solo in tarda età e dopo avere già avuto altre relazioni con eterosessuali… in questo caso lo si è diventati? No. Quelle persone hanno solamente preso atto di un sopito indirizzo sessuale che il dato caso ha fatto emergere. Nulla esclude, che delle ulteriori emozioni eterosessuali, “coprano” ancora una volta, quello che le omosessuali avevano portato in superficie. Al proposito, come esempio ti ricordo le manifestazioni sessuali che sorgono in dati momenti di costrizione da ambiente, (carceri, collegi, o similia) e che poi “spariscono”, una volta terminata la costrizione. Nelle costrizioni in esempio, succede anche che la “scoperta” così avvenuta, possa poi conformare definitivamente omosessuale, una personalità che prima era prevalentemente etero. Non è escluso il caso inverso, ma, a mio avviso, solo in personalità in “transito” sessuale, non in quelle giunte alla definitiva lucidità circa sé stessi. Detto questo, possiamo dire della vita quello che diciamo di certi antibiotici, cioè, è ad ampio spettro, e così può formare, anche della non recintata sessualità, quella cioè, che si usa dire non normale perché esclusa dalle regole con le quali la società, a spese dell’umanità personale, ha inteso formare il cittadino sociale. Naturalmente, all’umanità personale non tutto può essere lecito, ma l’illecito avrebbe dovuto riguardare il solo comportamento personale a posteriori un dato illecito, mentre, invece, è diventato identitario giudizio a priori.

Dicembre 2006

Ho l’abitudine di parlare per me

Premetto: ho l’abitudine di parlare per me, non di certo perché mi considero il centro delle questioni che propongo (intelligenti o no che siano, che nessuno è perfetto!) bensì, perché non sono così megalomane da parlare per tutti!

apenna

Accanto a questa mia verità ne metto un’altra: non mi reputo il corista di nessuno, anche se sono ben cosciente del fatto, che al di fuori del pensiero condiviso per precostituita appartenenza, non c’è trippa per gatti! Ne ho avuto esperienza. Certamente fa sentire soli; e grave sarebbe se non fossi l’Io che sta bene anche senza altri perché sono nella Vita quando non, in nessuna vita. Finito il pistolotto, arrivo alla questione “Caso di Orlando” anche se è facile prevedere che di quei casi (la vita non voglia!) c’è ne saranno ancora! Il caso Orlando ci ha dimostrato ancora una volta che, indipendentemente dai perché, i fuori testa, pur mirando a precisi generi di vittime, sparano, poi, dove capita; e dove capita, ci siamo tutti! Vaglielo a dire, dopo morti, che i loro omicidi, altro non sono che dei suicidi per interposta persona; vaglielo a dire che, umanamente parlando, hanno comunque fallito! Vaglielo a dire, alla politica dei gesti da tre campanelle! Vaglielo dire a una chiesa che grida il diritto alla vita, ma alle sue condizioni. Vaglielo dire alle cristiane pecorelle con denti da carne! E la finisco qui, che mi pare quanto basta! Non finirò mai, però, di dire, SVEGLIA!!, alle organizzazioni in Lgbt Non finirò mai di dire: dovete crescere! E per crescere, è necessario uscire da ogni personalistica culla! E nella culla della vita, che bisogna tornare! Dalla stessa dalla quale siamo venuti “FUORI”!

apenna

Dalla stessa, che se da un lato ha permesso un maggior vissuto, dall’altro (sè nolente) permette un maggior morire! Ora, asciugati i pianti e spente le proteste, che difesa ad oltranza ci resta?! Certo! Una maggiore visibilità della nostra situazione di Persone, o la stessa precarietà personale di prima?! Cosa propongono di nuovo, oltre alla legge contro l’Omofobia, che è giunta a parere il coro dell’Aida quando canta “partiam, partian” ma resta sempre lì? Uscire dalla culla, dicevo! Esce dalla culla il bambino che prende atto della vita circostante la sua. Analogamente, dobbiamo prendere atto che la difesa di un genere di vita, necessità della difesa della vita, e che per difendere la vita (e nella vita, noi) le leggi devono prevedere la difesa dei principi universali. Se oltre lo steccato personale c’è lo steccato della vita! Se oltre una persona c’è la Persona, non la legge su l’Omofobia bisogna spingere, ma la legge contro la disumanità. Certo! Uscire dalla culla personale costa rinunce al bambino costretto a crescere. Non può più essere individualmente egoista e/o egocentrico; non può più chiedere di venir cresciuto! Deve imparare, per il tutto che è, a crescere nel Tutto che siamo! A me non interessa una legge che mi difenda come Finocchio! A me interessa una legge che mi difenda (e che tutti difenda) come l’Umanità che siamo, e che da sempre grida (nei deboli, nelle donne, nelle altre razze, negli anziani, e in tutti i generi di ultimi) un più forte bisogno di intangibilità! Non mi aspetto grandi cose da questo urlo! Tutti i generi di poteri, purtroppo, (vuoi i maggiori come i piccoli, vuoi delle piazze del bene come di quelle del male) nel momento stesso che diventano organizzazioni, passano, dall’agire secondo vita, all’agire secondo la loro vita. In ciò, dalle rispettive verità alle rispettive opportunità. Starò a vedere! Non avrò niente da vedere? Non mia la vergogna!

Indipendentemente dalla cultura che evoca

meditazione Indipendentemente dalla cultura che evoca (la buddista che apprezzo tanto quanto corrisponde ai miei principi)  ho adoperato questa immagine per suggerire l’applicazione di una forza che non rimane solo mentale: la meditazione.

apenna

Dati gli intenti ed i principi su cui si basa, attraverso la meditazione si sente la vita tanto quanto si riesce a sgombrare la mente da ogni altra voce. In questo risultato, il mio significato di meditazione ed il suo intento.

Per ottenere il silenzio mentale che permette l’ascolto di sé, basta il rifiuto di seguire i pensieri ed i casi molesti; basta mettere gli uni e gli altri fuori della mente, come fuori di casa si mettono i sacchetti della spazzatura. Non è difficile: ci vuole solo un po’ di esercizio. Ci vuole anche dell’auto controllo. Questo, sì, un po’ più difficile; siamo invasi da tanta di quella roba!

E’ chiaro che escludere dalla mente l’idea di semaforo potrebbe comportare qualche inconveniente. 🙂 Meditare per silenzio, quindi, non è cassare la realtà, ma sentire la vita che ci corrisponde, perché abbiamo escluso dalla mente quella che non ci corrisponde.

Ho usato l’immagine della meditazione, anche per sostenere lo schema della trinitario – unitaria corrispondenza degli stati della vita. Prima di questa avevo adoperato un triangolo equilatero. L’idea non era sbagliata ma non mi andava bene. Forse, perché bastava la triangolare posizione dei concetti, forse perché antica, forse perché biblica: non lo so.

Robert Kaufman, filosofo svizzero dei tempi della Rivoluzione Francese, (non ricordo se vissuto a Brema o Berna), mi è stato una Presenza leggera come la penna d’oca che usava nello scrivermi i suoi messaggi per mezzo di un tramite. Desidero dedicargli la scelta dell’immagine che ho usato come sfondo della pagina d’ingresso e dei menù.

Dei sui scritti mi disse che “non si era conservato nulla d’importante”. Non sono in grado di verificarlo ma non vedo perché non dovrei credergli. Comunque sia, (a meno che non me ne sia reso conto), il Kaufman non ha avuto influsso sui miei scritti. La constatazione sulla conservazione della sua opera, però, mi ha reso più attento sulla conservazione della mia.

afrecce

Sostengo che la scrittura del Kaufman era a “penna d’oca”, vuoi per lo stile della calligrafia, vuoi perché il tramite intingeva la biro in un calamaio che non c’era. Furbizie da medium? Il tramite ha sempre superato le mie verifiche da diffidenza.

Contro il castigo divino

“Ho ricevuto un audio Whatsapp che invita a pregare contro il ‘castigo divino’. Beh, un Dio così io ve lo lascio!”

 

E’ in queste particolari condizioni che mi spiego perché non hanno ancora staccato Cristo dalla croce. Meglio lì, infatti, che libero di rovesciare i banchi di ogni psichiatrica risma, per una presunta misticità generalmente originata da manifestazioni spiritiche, insufficientemente combattute da una chiesa fiancheggiante per comodo quando non per impotenza.

Anche come donna si conferma non a disposizione

“Meglio che un bambino resti in Africa piuttosto che adottato da una coppia omosessuale”

Già! Meglio un bambino morto normalmente che vivo fra braccia non convenzionali. Le donne che non sanno usare la lingua come si deve, dovrebbero mettere la cintura di castità alla bocca, non, dove l’uva non è buona perché la volpe non ci arriva. Di per sé, il diritto all’adozione reclamato dal mondo Gay è giusto, nonostante ciò mi lascia perplesso. Non tanto per difficoltà d’amare e/o squilibri di infiniti generi, fra adottato ed adottanti (scagli la prima pietra la famiglia che ne è esente) ma perché vedo che la culla sociale non è ancora pronta ad accogliere, in pratico, quel diritto. Il che significa che non si potrà mai attuare quel diritto? No. Significa, “andare avanti con giudizio”.

Marzo 2007

Questa qui ebbe a dire al Berlusconi di non essere una donna a disposizione. Neanche a disposizione della vita, constato. Non tanto per questioni di femminilità, quanto, viene da pensare, per questioni di aridità; di cuore o di sesso non fa differenza.

Luglio 2020

Fra Paradiso e Inferno strane calamite

“Perché poi gli umani tendano al paradiso ma sono attratti dall’inferno è altra questione da approfondire…”

 

C’è un centro di gravità permanente”, nel nostro animo. E c’è chi lo identifica nelle infinite forme del male: per me, dolore naturale e spirituale da errore culturale. Con l’affermazione, mi riallaccio all’Inferno come zona di non conoscenza. Di per sé, la non conoscenza non è un male: male, è voler restare, non conoscenti. Si può, voler restare non conoscenti? Direi di sì. Basta escludere dall’io, tutto quello che lo porta a comprendere la ragione altrui. Basta eleggerlo, cioè, a primario principio, oltre che della vita propria, anche di quella altra; egocentrica elezione, questa, tipica dello stato infantile della vita. Attratti dall’inferno, quindi, perché attratti da un “centro di gravità permanente”, quale può essere l’egocentrismo? E, perché mai sarebbe infernale, l’egocentrismo? Lo è, a mio avviso, perché, l’egocentrico, riducendo tutto a proprio servizio, riduce la ragione della vita altrui, sottomettendone la volontà. Il che, oltre che dello stato infantile della vita, è anche tipico del potere, e della manifestazione dei potenti. Se il potere e la manifestazione dei potenti è tipica dell’egocentrismo, e se l’egocentrismo è tipico dello stato infantile della vita, allora, si può dire che ogni potere, e potente, è infantile. Al punto, gli umani sono attratti dall’inferno, o attratti da quel periodo della vita, nel quale, tutto gravita attorno a noi? Guarda un po’ a dove sono andato a finire. Egocentrismo e fame di potere, motivati da una nostalgia di culla. Infernale, questa nostalgia? Direi di sì. Egocentrismo e fame di potere, infatti, fissando l’identità all’interno di quei principi, fissano anche ogni altro atto della conoscenza. Nella fissazione di ogni altro atto della conoscenza, si instaura quell’inferno che è la distanza dalla verità: propria, altra, e superiore. Dopo sta pizza da voltar via con la testa ci vuole proprio un caffè! Quanto zucchero?

Constatando che la nostra vita è fatta a scale

Culturalmente parlando, ho “potuto” avvicinarmi all’Alto (lo Spirito) perché ho “conosciuto” un Basso: uno spirito. E’ come, se la conoscenza del portiere di un immenso palazzo nobiliare, mi avesse permesso di conoscere e di relazionarmi con il nobile proprietario. La conoscenza di quel Principe ha sconvolto la condizione del mio stato, al punto da divellere ogni precedente certezza: vissuta, tra l’altro. solo come memorie. Per riprendermi dalla rivelazione ho impiegato (con graduali risultati) non meno di un trentennio. Per poterle gestirle con sufficiente equilibrio, però, sento e so di non avere ancora finito. Ne tenga conto il Lettore indotto a pensarmi fuori di testa già dopo aver annusato due righe del tutto. Essere dentro e fuori di testa significa possedere le chiavi della cella dove siamo stati messi dal Principato e dalla Religione. Principato e Religione possono farci prigionieri, appunto perché ci hanno tolto le chiavi che nel Vero liberano la normalità dell’Essere. Normalità è uno stato di piena coscienza circa il nostro stato. La Cittadinanza, deve essere una condizione parallela, non, sovrapposta.

apenna

All’Assistente Sociale

e a quanti dovrebbero provvedere in merito.

Le premetto che per carattere non amo aspettare. Tanto meno far aspettare chi lavora. Vedo arrivare i Consegnatari dalla finestra che da sulla strada. Per questo, quando suonano sono già alla porta con il dito sul pulsante di apertura, sia per aprire loro il cancello, sia per aprire loro la porta d’ingresso alle scale. Se non lo sento andare dopo aver appeso il sacchetto alla maniglia della porta succedono due possibili faccende: o apro quando il consegnatario è ancora alla porta, oppure, mi ritrovo in attesa di un forse c’è ancora o forse non c’è più! Dietro questo che può anche essere insignificato c’è una questione molto più importante. Suonare alla porta significa far capire all’Utente anziano e in più casi solo, che non è considerato solamente un pacco da collocare in un magazzino! Significa fargli capire che la suonata equivale a un buon giorno che di persona, ora, non si può più ricevere e neanche dare se non attraverso la porta: Consegnatario suonando. Non tutti i Consegnatari si comportano come le sto dicendo. Probabilmente, solo quelli non appropriati ma da appropriare! Con una Consegnataria, oggi ho perso la pazienza! Vuoi anche perché mi si porta del cibo (i dolci) che inevitabilmente devo buttare! Irritato anche da questo, a maggior tono gli ho detto di suonare anche alla porta! Ora, la questione è: Vitaliano è un maleducato, o viene reso maleducato? Mi scuserò con la Consegnataria quando riceverò chiara risposta a questa domanda. Cordialità, Vitaliano

Imbecille non è un’offesa

Si dice di microbo che ha bisogno di camminare.

Bortocal – Lascia perdere, Vitaliano, questo è un covo di (bip). Ti consiglio di fare altrettanto, anziché esortarmi a rimanere. Io me ne vado altrove.

perdamasco – Visceralmente condivido. Umanamente e culturalmente non me lo concedo. Quando stavo fra i “tossici”, questi erano convinti che lo facevo per loro in quanto si credevano Soggetti del mio desiderio, e che lo facevo per me, perché mi credevano l’Incantato da cotanto. Non hanno mai capito che stavo in mezzo a loro, non perché difendevo degli indifendibili delinquenti, ma perché, anche loro, sono stati degli innocenti. Pensa ti! In quel loro essere uomini, io difendevo il loro essere stati bambini! Questo, già da una ventina d’anni! E questi qui, vengono a farmi le pizze da prefiche dell’amore! A farsi le scandalizzate da dei concetti, non da dei fatti, che allora, avrebbero più che ragione!

Ho detto a M. che non voglio rivedere neanche di striscio, [non mi interessa una stima, se non si capiscono i motivi per cui sono da stimare] “che è legittima la sua intolleranza, ma, a ragion veduta, però, non a ragion creduta.” L’intolleranza a ragion creduta, porta alle forche, porta ai linciaggi. Credi che abbia capito? Macché! E’ troppo presa da quello che sente, per capire quello che altri dicono! Così, questi e queste qui, hanno promosso il processo, giudicato e sentenziato, facendosela e godendosela! Mi facciano il piacere! Educatori, professori, assistenti dell’infanzia, e quanto di similia e di buone intenzioni, prima, educate voi stessi! Vivete voi stessi!

Se siete in un Blog, vuol dire che alla vostra vita manca qualcosa! E, cioè; che siete preda delle molte facce della solitudine. Non per ultimo il senso di un privato fallimento: questo senso, una vera sabbia mobile! Non ci sono belle parole che la stabilizzano. Ci vuole vita, per farlo. Bisogna farsi un culo così, per farlo! Cosa da me affermata in tempi non sospetti! Almeno io so, che alla mia manca solo un amante periodico! Il resto c’è, dove nel vostro posto non ho trovato nulla. Vi giuro, che ho cercato molto bene!

Già che ci sono: fra i “tossici” ho trovato figli di professori, di medici, di avvocati, di assistenti sociali, e poi ho perso il conto! Possibile che nessuno di questi ben pensanti si siano mai accorti che il figlio/a si faceva le pere, iniziando già sui tredici anni, e che preda della Lupa, già a quell’età si vendevano ai Lupi! E, credetemi, non ci capiva, vedendoli assieme, quale dei due era il lupo più pericoloso! Solo non ho trovato, figli di preti! Ma, essendo orfano, avrei potuto esserlo io! Ho tolto i restanti commenti perché aria fritta. Se questo è dispiaciuto a chi m’ha scritto, non gli resta che starsene a casa sua.

Bortocal – Che cosa ti salta in mente, perdamasco, di mettere un bip al posto della parola “imbecilli”? Non è mica una parolaccia e, non essendo rivolta a nessuno in particolare, neppure un’offesa, ma in questo caso una mera esclamazione! imbecillus, dal latino, è del resto colui che non cammina bene da solo, ma ha bisogno di un bastoncino (bacillus): bastoncino che può essere fornito da altri e che – guarda caso – ha lo stesso nome che si dà in latino a un microbo. il microbo del fanatismo che porta alla caccia alle streghe, dove chi scaglia con più ardore le proprie fascine nel fuoco lo fa per potersi dire di essere il più bravo.

evaporando – ecco…ogni tanto qualcosa accade nel cortile…è naturale che vada così…ma molto meglio queste prese di cuore e di posizione che il germe dell’indifferenza. Antropologicamente parlando questo cortile sa di vita, quella vera, quella fatta di equivoci, di animosità, di esseri umani fragili e giganti ma ognuno unico prodotto della sua vita. Mi spiace ma so che solo una parentesi di tempo può farci capire razionalmente torti o ragioni… ma so che che ogni causa è seguita da un effetto; l’importante è mediare… l’importante è non soffiare sul fuoco… qualunque esso sia. perché a volte ci si può incendiare entrambi. Un caro saluto a te e Bortocal perché so che la vita è fatta anche di queste cose… ma so che poi se si arriva sempre ad un compromesso. Una stretta di mano è sempre meglio del rancore di prendersi uno sputo in faccia. Io penso positivo… almeno su questo cortile. aloha Vitaliano

Bortocal – Caro Alfio, ti ringrazio di questo saluto indiretto e lo ricambio, apprezzando la sensibilità delle tue parole. Colgo l’occasione di un’ultima riflessione sul tema che ha agitato il cortile. Il fatto è che, come ha bene spiegato perdamasco, in italiano “pedofilia” significa “attrazione sessuale per i bambini” e non “violenza sessuale sui bambini” e neppure “attività sessuale con i bambini”. Vitaliano ha detto che non considera in se stessa negativa questa attrazione, purché non si trasformi in un comportamento, e io ho detto di poter condividere in buona parte questo pensiero sul piano della mia morale personale, purché la legge punisca senza eccezioni né distinguo ogni rapporto sessuale con i minori.

Non credo infatti che la legge si debba occupare delle inclinazioni e dei desideri delle persone, ma solo dei loro comportamenti. Ora che la tempesta si sta sedando, credo di poter capire che chi si è indignata tanto per queste affermazioni per me ovvie, o conosce poco l’italiano e ha dato alla parola il significato che le viene attribuito televisivamente, secondo il quale ogni pedofilo, ogni uomo attratto dai bambini, è per ciò stesso un pericoloso criminale, come se io avessi voluto spendere una qualche parola a favore o giustificare in qualche modo comportamenti ripugnanti, oppure davvero pensa che la legge debba punire anche le inclinazioni e dunque promuovere cacce alle streghe.

Sia il primo che il secondo pensiero ci riportano a un antico onorevole Fini che forse oggi si vergognerebbe di quando diceva in televisione che una persona omosessuale non dovrebbe fare l’insegnante. Ma, come un eterosessuale non violenta di necessità le sue alunne, così un omosessuale non violenta per definizione gli alunni né un pedofilo i bambini. Se succede, ci sono altri problemi, sia per l’eterosessuale sia per l’omosessuale, sia per il pedofilo. Concludo questa divagazione fuori tema ricordando uno dei più grandi capolavori letterari dell’umanità, Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carroll: genio matematico e pedofilo convinto, per tutta la sua vita espresse la sua irresistibile pedofilia fotografando bambine adorabili e misteriose e scrivendo per quella di loro che amava di più questo libro meraviglioso. Niente altro risulta a carico di Carroll, che quindi merita intera – da pedofilo, nel senso che questa parola ha, e non in quello che vorrebbero dargli i fanatici – stima e ammirazione, e l’umanità intera non può che essergli grata della sua pedofilia.

pabloz70 – Sono stato lontano, per un po’, dal blog, per problemi personali. Al ritorno, ho trovato questo incredibile scontro su un tema delicatissimo come la pedofilia La prima cosa che mi è venuta in mente è una cosa successa ad un mio caro amico, 40 anni, 2 figli. Un sabato mattina al supermercato, trova una bambina di 4 anni che piange e cerca la mamma, la prende per mano per aiutarla, quando trova la mamma questa lo minaccia di denunciarlo, gridandogli “pedofilo” davanti a decine di persone; la seconda, sono quegli innumerevoli casi di coppie che si separano, e la moglie accusa il marito di pedofilia verso i figli per vincere la causa; la terza, un film uscito da poco in cui un pedofilo (Kevin Bacon) cerca di rifarsi una vita ma invano.. in un commento, avevo letto che nei film è lecito – e divertente – compiere qualsiasi genere di reato, tranne questo. La pedofilia è l’unico atteggiamento non ammesso nella nostra società. In carcere, i pedofili vengono tenuti separati per evitare che vengano uccisi secondo il codice d’onore dei reclusi. Selene, nel suo post, parla di principi “assiomatici e trasversali, portatori di valori portatori di valori di per sè evidenti e tali da creare uno spartiacque tra una società più evoluta e strutturata ed una meno” La pederastia nasce in Grecia.. senza andare a scomodare trattati o saggi, su wikipedia leggo: “Nella Grecia antica la pederastia consisteva in un legame tra un uomo e un adolescente (a partire da almeno dodici anni di età). Questo genere di coppia traeva la sua legittimazione da numerosi equivalenti simbolici o mitologici tra figure divine o eroiche (Zeus e Ganimede, Apollo e Giacinto o tra lo stesso Apollo e Ciparisso, come tra Eracle e Iolao ed Ila, o ancora tra Teseo e Piritoo). Alcuni indizi hanno fatto supporre che il fenomeno si sia evoluto a partire dai riti di iniziazione e di passaggio della cultura indoeuropea. Si trattava di un modo riconosciuto di formazione delle elités sociali, che traduceva la relazione maestro-allievo. I vocaboli indicanti l’uomo e il ragazzo potevano variare da una città all’altra: per esempio erastes (“amante”) e eromenos (“amato”) ad Atene, eispnelas (“ispiratore”) e aites (“auditore”) a Sparta. Anche le modalità della relazione differivano a seconda delle città e i rapporti sessuali potevano o meno essere permessi all’interno della relazione.” Durante il primo medioevo, in Europa, i bambini partecipavano all’atto sessuale dei propri genitori. La cosa veniva vista come un gioco. Non ho risposte, sull’argomento, ma solo frasi a vuoto. La prima è: indignarsi contro la pedofilia è come dire che la merda fa schifo. Nessuno dirà che non è vero, e tutti saranno d’accordo. La seconda è: sulla pedofilia non è possibile esprimere alcun parere, se non l’unico ammesso e contemplato da questa società. Già dire questa frase, è – a parere di molti – una evidente ammissione di pedofilia. La terza è: inizia ad essere più grave il problema della fobia del pedofilo (vedi episodio successo al mio amico) della pedofilia in sé. Anche in questo caso, secondo il parere di molti, questa è una evidente ammissione di pedofilia. La quarta è: il sonno della ragione genera mostri. Il tema è delicato. Ho due figli, e ci sono volte in cui ho paura – quella paura profonda che i giornali e la televisione sanno alimentare per vendere, per tenere la gente attaccata al video. Vorrei invece che si riuscisse a parlare della cosa con serenità, con la capacità di distinguere il bene dal male, abbandonando la logica manichea con la quale ora si affronta questo argomento…. Bravo, Vitaliano, che hai saputo tirare fuori un argomento tanto delicato, e bravo Bortocal, che ha saputo seguire – con coraggio ed intelligenza – la tua idea che pochissimi hanno capito.

perdamasco – Grazie, Pabloz! Il tuo equilibrio è sempre un balsamo! Fra gli esempi dei pericolosissimi equivoci che sono successi fra Adulto e Bambino, ricordo solo un Padre accusato di aver sodomizzato la Figlia di due anni. Barbarizzato da ogni consesso, ha fatto una vita d’inferno sino a che un’ulteriore accertamento clinico ha dimostrato la bambina aveva un non mi ricordo più quale anomalia al retto! Ora, a quell’uomo, chi gliela restituisce la vita che ha perso? Chi gliela restituisce la fiducia nella vita che ha perso? Come potrà vivere quell’uomo, pensando che vi saranno di quelli che dubiteranno della verità di quell’accertamento clinico, e, che, pertanto, continueranno a pensarlo, quando non a ri – dirlo: Mostro!!!

evaporando – Comprendo e intuisco … mi spiace solamente il precipitarsi di queste diatribe… senza schieramenti so che entrambi siete entrati in labirinto di parole che vi ha intrappolati: io sento che in fin dei conti siete incappati in questa ragnatela… e so che l’indignazione di Catullo è giustificata dal senso non della parola in sé ( pedofilia ) ma dalla violenza di chi può nuocere al più debole, ovvero al bambino. Lì NON ESISTONO RAGIONI… Spero che nel cortile ritorni il buon veneto. Buona giornata e ritorna. Ma conosco l’indignazione verso ogni forma di ingiustizia…e così mi indigno pure io..e scrivo nel mio blog….

perdamasco – Neanche da me, bambino, non avrebbero dovuto esistere ragioni! Te ne allego di bianche e di nere. Ti spaventeranno di più le bianche. Nel tuo commento, Evaporando, c’è verità e sentimento, e per questo l’accolgo con immutata stima. Devo dirti, però, che quando questa scade verso chi è scaduta, non c’è mediazione che tenga: sarebbe ipocrita. Al che, lascio l’ultima parola a Verdone! Lo so che è viscerale più che razionale, ma, quando c’è vò, c’è vò! (Non l’avevo mai visto meglio, prima di così, Verdone!)

Bortocal – Grazie, Alfio, il blog che sparpaglia i commenti, gioca con le nostre voci come foglie secche sul selciato e alla fine le ammucchia in qualcosa che sembra un mucchio di spazzatura, ma se lo guardi meglio, ti accorgi che è un quadro senza autore. Ho respirato fondo e ho ricominciato a esporre al pubblico il mio dire: sai per chi ama scrivere, come me e te, l’essenziale non è pubblicare, e per fare questo ultimo gesto, occorre ritrovare la fiducia negli altri.

evaporando – Caro Bortocal…scrivi e scrivi e strada facendo si è meno soli se possiamo condividere pensieri e ricordi… i quadri d’autore si fanno così, così come dici meravigliosamente te …da foglie secche e spazzatura. Sono contento che sei tornato.. in effetti il cortile è abbastanza grande per tutti : strada facendo s’impara sempre tutto da tutti ma mai niente da nessuno. Ben tornato

IoBalloDaSola – So di non fare parte delle persone da te stimate culturalmente ma ci tenevo a farti sapere che il mio silenzio con fa rima con assenzo! Io sento di non condividere parte delle cose dette … credo di aver diritto a pensarla diversamente … ma so che quelle parole non erano di certo un inno alla pedofilia! Mi auguro solamente che questa caccia alle streghe…anzi agli stregoni…abbia fine al più presto… Un bacio…Elisa!

perdamasco – Hai creduto male! Il tuo stesso commento dimostra che sei stimabile: vuoi perché è indipendente, vuoi perché è equilibrato. Un abbraccio. Vitaliano. Pensierino della notte! Intelligenza, per me, è la capacità di elaborare informazioni, non accumulo di informazioni come può essere intesa una Cultura. Da ciò ne consegue, che anche un incolto può essere intelligente! Dipende dalla sua capacità…

IoBalloDaSola – Per me intelligenza è il mio vicino di casa che con la sua terza elementare sa molte più cose di me che sono arrivata alle Belle Arti! Un database di informazioni non serve a nulla se non sei capace di applicarlo! Ma in tutta coscienza so di non emanare cultura di questo blog…. forse un po’ di vitalità, un po’ di simpatia …a volte un po’ di sconforto …e tanta tanta amicizia con qualche blogger! Le mie giornate sono spesso noiose, pesanti, stancanti, chiusa tra quattro mura, in solitudine, a lavorare! Questo è il mio momento di svago… Un giro di parole per dire semplicemente che hai ragione! Va bè …un bacio… Elisa!

perdamasco – “so di non emanare cultura di questo blog… Io emano. Tu emani. Egli emana. Noi emaniamo. Voi emanate. Essi emanano. E’ un po’ come dire: io sono, tu sei, egli è, noi siamo, voi siete, essi sono. Capita l’antifona?

Novembre 2006

Dice il papa sostituito

No a forme deboli e deviate di amore.

L’amore non concepisce “forme deboli e deviate”, al più, le concepisce (ma le rifiuta) quando lo si rende forma debole e deviata. L’amore non concepisce neanche i “Castrati per il Regno dei Cieli”: alibi anche per quelli che pur avendo ricevuto una moneta dalla Vita, la nascondono sotto la tonaca per non vedere e/o far non vedere di non essere adatti alle moltiplicazioni.

Rapina a Rete armata?

Non so. Di chiaro, al momento c’è solo la fattura.

Vedo accumularsi la polvere sui mobili con estrema indifferenza ma non ne sopporto un granello nei programmi del Pc. Ogni tanto, allora, (pari – pari a isterica casalinga) Canc! Canc! Canc! Per questa pur lodevole sollecitudine verso il Pc, per anni sono stato reddito fisso per più di un tecnico. Da qualche tempo, però, sarà la vecchiaia, sarà la minima, sono diventato più tollerante verso il byte grigiume, ma un qualche residuo mi deve essere rimasto nei file mentali se la faccenda Canc! mi è capitata, ancora una volta, una quindicina di giorni fa. Non ricordo cosa ho cancellato, ma nel farlo mi è sparito il Microsoft Office Picture Manager: niente in tutto, ma per le mie esigenza, più che bastante. (L’ho ritrovato proprio ieri. Era tornato a casa: in Office.) Questo però non lo sapevo quando sono andato a cercare in Rete un qualcosa di gratuito. Ne ho trovato quintali; tutti facili, simili, e semplici secondo chi li raccomanda, ma per me, complessi. Nel girare fra siti, da una pagina che quale non ricordo, si accoda, a mio avviso con insistenza, un certo Italia – Programmi Service. Ma questo, che vuole, mi chiedo?! Lo chiudo ma mi riappare in altra ricerca. Lo richiudo. Non se ne va. Molti siti chiedono l’iscrizione per darti informazioni, ed io mi iscrivo per sapere di cosa si tratta. Mi basta un’occhiata per capire che non capisco cosa offra ma che di quello che offre non mi interessa in alcun modo. Cip e passo! La pensavo finita, invece, è solo cominciata! Da quel sito, ricevo questo sollecito. Non capisco il sollecito dal momento che non ho sostenuto spese d’acquisto, ma tant’è!

Italia-Programmi.net – Sollecito di pagamento – Ho visto in Rete che non sono stato l’unico merlo del caso. Viste le opinioni di altri merli e di altri blogers su quell’Italia, poi l’ho ignorata.

“Gentile Signor … purtroppo ad oggi non abbiamo ancora ricevuto notifica dell’avvenuto pagamento dietro nostro sollecito del 23/11/2011 (Numero fattura: F614321). Siamo sicuri che si tratti solo di una svista; nel caso in cui abbiate già provveduto al pagamento, ignorate pure la presente comunicazione. Registrandovi sul sito avete accettato le nostre condizioni commerciali generali e vi siete impegnati al pagamento immediato. Al fine di evitare fraintendimenti e per dare ai nostri clienti la possibilità di testare senza impegno la nostra offerta, offriamo la possibilità di annullare gratuitamente il contratto entro 10 giorni dalla data di registrazione. Voi non avete usufruito di questo diritto, o comunque non entro il termine di 10 giorni. Pertanto ci permettiamo di sollecitare, tramite il presente avviso, il pagamento del credito insoluto. Accesso per 12 mesi a… .net – 96,00 EUR 8,00 EUR per mese, pagamento secondo le condizioni commerciali dell’anno precedente. Importo dovuto 96,00 EUR La preghiamo di eseguire il pagamento di 96,00 immediatamente tramite SEPA / bonifico UE sul seguente conto bancario, ecc, ecc.”

Hai capito la menata!! Questo sito fa pagare l’abbonamento nel momento stesso che, volente o nolente, lo apri come ho fatto io, cioè, anche solamente per vedere chi è e/o che cos’è! Pretende il pagamento come se fosse il ristoratore che presenta il conto all’incauto che si è permesso di guardare la lista esposta fuori dalla porta! Dice, Italia – Programmi, ma potevi recedere! Solo chi fa la parte di quello che smonta dal figaro (dal fico) può pensare che un sito sia globalmente letto e capito nel tempo tempo medio di sosta che si riserva alle visite casuali, e per di più, né cercate e né volute. Quindi, su cosa conta per fare cassa, Italia – Programmi? Su chi la conosce? Sarà, ma il domicilio fiscale di questo sito non mi fa pensare bene. Infatti, è registrato come Estesa Ltd. – Global Gateway con uffici in 2478, Rue De La Perle, Providence, Mahe, Republic of Seychelles Quindi, vallo a prendere, Vitaliano, se ne sei capace! Il sito, intanto, minaccia ricorso ad Agenzie di riscossione crediti, ad azioni legali! Gli manderò il numero telefonico della mia assistente sociale, e imparando come, la fotocopia del mio Isee. Se per il mancato pagamento non accetteranno queste motivazioni, allora, vuol proprio dire che non siamo più in grado di capire cosa è un sito da cosa è la grotta di ladri! Può anche essere che facciano in modo di non farlo capire! Sentirò la Polizia postale! Con quel domicilio fiscale in quel paradiso, però, temo potrà fare ben poco.

Il peccato non è in chi si ama ma in come si insegna ad amare

Ero di chiara ignoranza ma di altrettanto chiaro istinto, così, non subii alcun genere di trauma quando, in Collegio, fui desiderato da un prete. I traumi iniziarono quando la cosa venne a conoscenza degli altri preti. Il prete amante fu avvertito di star più attento, ed io, fui isolato: visto con astio. Avevo l’età della terza elementare. Se proprio dovessi denunciare qualcuno, non il prete amante denuncerei, ma quelli che violarono la mia coscienza, penetrandola con il senso del peccato, quando era ancora vergine del senso dell’amore.

apenna

Mimose

Dove abito, al piano terra abitavano degli aderenti alla mia stessa confraternita: la s.Frocio. Uno dei due amava il giardino. L’aveva ricavato mettendo terra su delle pietre. Le piante dovevano aver capito quell’amore perché crescevano da far dispetto ai soliti pollici. A lato del cancello aveva piantato una mimosa. Un sorta di ragnetto per i primi anni,  poi un caspo di giallo che era una cura per l’anima. Si sono trasferiti. La mimosa è morta. Da allora non sono più capace di regalare mimose, come non sono più capace di accostarmi ad un giovane dopo la morte dell’Amato che avevo lasciato crescere nella mia vita. Vi piacciono le rose?

Quando l’amore è feudale

Succede in ambito Omo e nondimeno in quello Etero.

Nell’ambito Omosessuale, vi sono donne che per infinite cause vengono dette “regine”. Se ne rendano conto o no, fondano il loro potere sull’investitura: diritto feudale che consente alla sovrana di nominar cavaliere anche il paggio non qualificato o che tale si teme per vaghezze di vario genere e/o cause. Il paggio investito dalla “regina” dal titolo di “cavaliere” diventa dipendente (quando non tossicodipendente) dell’opinione della “regina”; vivrà nella paura di perdere il favore, sia della “regina” che della sua corte. Gran parte della gelosia è motivata da questo panico. Giungono a tanto i due soggetti (regina e paggio) non più perché in ballo c’è una sessualità da confermare, ma perché da confermare vi sono dei reciproci giochi di identificante potere: non meno orgasmici dei giochi sessualmente naturali. In ambito etero, l’esclusione del “cavaliere” dalla presenza della “regina” e dalla sua corte, può portare il soggetto privato dell’affermante e confortante titolo, a forme di rivolta anche violente. Non per ultima, il femminicidio. In ambito etero, (come anche in ambito Omo ma con più ristrette conseguenze) ciò che è nelle possibilità della regina, altrettanto è nelle possibilità del maschio sovrano. Anche la Donna, se privata dal cavalierato, può giungere a forme di rivolta. Non è esclusa l’ipotesi più estrema. Fra la non estrema, ma continuativa, l’erosione della reciproca stima. Può giungere a travolgere (l’implicito dissidio) anche quanti e quanto fanno parte della stessa corte: i figli in primo. Come escludere il potere feudale dall’amore? A mio capire, c’è un solo modo: rifiutare ogni alleanza che limiti e/o condizioni la soggettiva sovranità del regno che ognuno di noi, indiscutibilmente, è. Non per ultimo: smetterla assolutamente di pensare che il regno del vicino abbia l’erba più verde. Succede solamente quando disprezziamo il nostro. Quando disprezziamo il nostro, nondimeno siamo sovrani, ma solo della nostra spirituale barbonaggine.

Rimando alla cronaca (giudiziaria e/o no) gli interessati a capire di più quanto sostengo su base indirettamente esperienziale. Per “normale” intendo una sessualità mossa da corrispondenti desideri. Dal punto di vista della Società, l’omologata fabbrica che la produce e la perpetua.

Datata Novembre 2006 – Ripresa e rifatta nel Luglio 2018 – Nel ps. corretta nel giugno 2020