Guerra e Pace: scelte di spirito.

L’enfasi (per non dire esaltazione) con la quale chiedevi giustizia a Titti per dei fatti che, per quanto spiacevoli, perlomeno meritano l’attenuante dell’inesperienza in chi li ha compiuti, mi ha fortemente preoccupato. Lo ha fatto al punto da sentire (della serie quando niente e spero quando non troppo) di doverti scrivere. La Vita, ci comunica la Sua verità facendola sentire alla nostra Natura (e, dunque, capire alla nostra Cultura) come pace. Lo può, perché, “pace”, è cessazione di ogni dissidio. Dove cessa ogni dissidio subentra il silenzio. In qualsiasi contingenza, dunque, ancora prima di appurare dove o chi ha una data verità, dovremmo ascoltare i nostri stati d’animo. Se con noi stessi e con altri siamo in dissidio, comunque può essere che ci sia della verità in un dato atto e/o nella nostra vita ma, non essendoci pace, certamente non c’è la verità della Vita. Il problema “verità”, pertanto, si pone in questi termini. Se vogliamo vedere confermata la verità della Vita (l’Universale) non possiamo non abbandonare tutto ciò che ci pone in dissidio. Diversamente, se vogliamo perseguire le nostra verità (la Particolare) allora, non possiamo che sorbirci i corrispondenti conflitti. Al punto, più di una qualsiasi assemblea associativa, direi che il dolore (male naturale da errore culturale e spirituale) dato dai conflitti, può essere la cartina di tornasole che rivela l’errore. Ammesso l’errore in questione, è legittimo risolverlo attraverso altri conflitti o è legittimo assorbirlo tacitandolo con la pace? A te ogni scelta.