Ho iniziato a spogliarmi nel 71

Non ricordo più bene, se mi sia stato più semplice togliermi gli abiti, o togliermi i precedenti pensieri. Certamente sono stato aiutato dall’abitudine di abbassare la luce delle lampade nella stanza, e la luce della verità nella mente. Sai bene, che troppa luce offende gli occhi, e troppa verità allontana la capacità di accoglierla senza traumi. Ma, spogliati oggi e spogliati domani, un po’ alla volta ho iniziato ad accettare la mia verità fisica, e la mia verità mentale. Oggi, posso girare per la stanza come mamma mi ha fatto, e girar per la mente, proprio come la verità mi ha voluto. Per la mia stanza, però, non sempre giro da solo come non sempre trovo, (per non dire quasi mai) chi, come me, ha attraversato le mie stesse stazioni (e stagioni) di conoscenza. Torno allora, ad abbassare ambedue le luci, onde permettere all’occasionale fortunato di vedermi e di vedersi, così come è in grado di fare, e/o di accettare. Ai miei tempi ero conosciuto come giraffa. Un prete mi ha fatto conoscere come signorina. Il mio rendimento scolastico era da 6 – -. Avevo reso carsico un non meno dell’80% di me. Non avevo padre e neanche madre. Non sapevo stare in porta. Parlavo poco. Leggevo sempre. Non avevo cugine da spacciare come ragazze. In pratica, non avevo niente, rispetto al ragazzo che si è suicidato perché lo chiamavano “Jonathan”. Decidere di vivere lo stesso, o di morire lo stesso, molte volte è fuor di coscienza.