I tonni e la tonnara

Greenpeace mi scrive sulla pesca del tonno. Invita il singolo ad informarsi su quello che i produttori della tonnara, che (a nostra volta tonni) rinchiude nelle sue reti per meglio darci mangimi di una qualità che osano chiamar cibo. Lo sa Greenpeace che non esiste ambito (rare le eccezioni) dove vi sia almeno una decente qualità? Non esiste perché nella tonnara dove viviamo e che ci da vivenza (e che per questo il Mercato vive) ci sono troppi tonni, troppe tartarughe, non poche mante, e una infinità di squali; e tutti mangiano tutto di tutti, e tutti hanno bisogno di tutto da tutti e da tutto! D’altra parte, anche di fronte a sufficiente conoscenza sul tonno, quanti, possono permettersi di acquistare un pesce, che se trattato e pescato come auspicherebbe Greenpeace, costerebbe come il caviale? Salutandoti, caro Greeneace, ti lascio con un ultimo pensiero: abbiamo iniziato la vita mangiando anche i nostri simili. Pessimismi, forse cosmici, fanno temere che così la finiremo, anche perché tutti siamo tonni, ma non ci sono tonni per tutti.

Ps. Scusami se non ti ho compilato il questionario: mi è mancato il cuore.