Cortese Brigliadori

Tra il vorrei dire ma non posso a questa lettera alla signora Brigliadori mi ha risposto non so chi. Forse chi gli curava la pagina. Del poco detto non ricordo nulla. Rileggendo la lettera non posso non convenire su un’altra causa di quella ritrosia. Anche la stesura originale di questa lettere, infatti, stava in bilico fra chiarezza e non chiarezza. Rileggendola, ho posto luce.

Cortese Brigliadori: non so per quale percorso sia giunta a pensare la vita secondo spirito. In genere, giunge a pensarlo chi ha avuto esperienze di medianità. Fra queste, lo spiritismo, sia nel solo caso culturale, sia nel caso di agito e/o subito. Secondo il mio pensiero, lo Spirito è la forza della vita comunque agita; forza che paritariamente vivifica gli altri due stati della vita che sono la Natura (il corpo della vita comunque formata) e la Cultura: il “corpo” della mente comunque raggiunto. Immagini che si sia una goccia d’acqua, agente nella maggiore (l’oceano che è la vita) in parte pura e in parte inquinata. E’ certamente vero che lo spirito della goccia opera a favore della sua purezza, come è altrettanto vero, che quell’opera è condizionata dai nostri inquinamenti. La goccia, può negarsi all’influsso della parte negativa dell’oceano? A mio pensare, no. A meno che la goccia non si tolga in toto dalla massa delle gocce che lo compone. Tentativo conventuale molto illusorio visto che neanche i frati del convento cistercense del Monte Rua (nel padovano) sono riusciti a liberarsi dal’influsso dei dissidi. Tanto è vero (a dire del frate portinaio) che capita loro di litigare per il caffè quando è di ordinaria povertà. Se ogni goccia ha parte evidente agli occhi (con altro dire alla coscienza) e parte meno, può giungere (la goccia individuale) a curare (e curarsi) la parte di sé variamente in crisi a causa di dissidi comunque motivati? Se è vero che la mente della persona non può liberarsi totalmente dalla sua condizione di goccia inquinata, altrettanto è vero che la mente, per mezzo del discernimento concesso dalla ragione ha facoltà antidoto. Come per ogni medicina non si deve superare i dosaggi, così anche con l’assunzione dell’antidoto discernimento + ragione. Nella medicina discernimento + ragione  corrispondente alla persona in dissidio, quando vi è giusto dosaggio? Direi, quando l’eliminazione di un dissidio non ne genera altri. A ciò deve badare anche chi, indipendentemente dal come e perché, soccorre il dissidiante.