Mi sono svegliato pensando alla verità.

Interpellato sulla Verità, il Cristo evangelico non ha risposto. Non l’ha fatto perché non conosceva la risposta, o perché nessuno è in grado di dare risposta? E se non avessimo capito che l’unica risposta è proprio dove la parola tace? La parola tace tanto quanto tace l’emozione. Tanto quanto tace la parola perché tace l’emozione, e tanto quanto subentra il silenzio. Vi è silenzio, tanto quanto tacitiamo le emozioni che strutturano i dissidi. Si può dire, quindi, che la verità abita il silenzio generato dalla cessazione dei dissidi comunque generati e/o procurati, e/o subiti. Dove vi è la cessazione delle emozioni e la conseguente cessazione della parola, non per questo vi è uno stato di vita in arresto. Vi è, invece, un rallentato stato di vita. Perché rallentato? Direi, perché nel rallentamento delle emozioni che portano al rallentamento dei dissidi e, quindi, al rallentamento della parola che porta la sua soggettiva verità, le domande di azione (domande naturali, culturali e spirituali che il corpo fa a sé stesso come anche ad altri corpi) rallentano (in eguale proporzione) i loro bisogni di risposte. Si, almeno in linea teorica si può sostenere che l’età è direttamente proporzionale alla capacità di tacitare emozioni che attuano parole che portano a verità, che non essendo nel luogo del silenzio, direi, necessariamente, recano dissidio fra domande e risposte. A maggior bisogno di verità, maggior bisogno di trovarla. Questo maggior bisogno accelera quanto viaggia nel cerchio, se ai nostri bisogni di Verità colleghiamo i bisogni della nostra verità. Non ha motivi da inquietudine chi lascia il suo bisogno di verità all’universale Verità. Secondo Verità, tutto accade quando deve accadere; e così sarebbe se non l’avessimo pasticciata!