La satira consuma il potere che la teme

Ho riguardato lo “scandaloso” Don Pizarro del Guzzanti signor Direttore, e l’ho trovato come il bimbo della favola che denuncia la nudità del re che tale non si vede, come non lo vedono i cortigiani, e neanche i sudditi che, necessaria ala del corteo, da basso stanno. Ci vuole uno sguardo non in convenzione per vedere quando i re sono nudi, e quello sguardo il Guzzanti c’è l’ha. Diversamente dall’associazione che l’ha denunciato, non ci trovo alcuna derisione dei principi religiosi. Ci sarebbero se la satira del Guzzanti fosse fine a sé stessa, diversamente, è un “amarissimo che fa benissimo” perché disincrosta i tempi e le menti da ogni precostituita politica religiosa; ed è appunto il timore di questo guaio, non altro, a mio vedere, il movente della denuncia contro il Guzzanti. Il figlio del don Pizzarro ha torto quando dice che siamo al Medio Evo. Siamo invece molto più indietro! Siamo tornati al processo di Socrate; processo che si ripete ogni volta la mano della difesa dei costumi morali cela il sasso di chi ha bisogno di immobilizzare i tempi e le menti per la speranza di non essere sepolta e superata da altri tempi e da altre menti.