Mia cortese signora

All’Assistente sociale e a quanti in interesse

Mia cortese signora: oggi (martedì 21 c.m.) ho ricevuto un vitello arrosto, non particolarmente riuscito (a dir di ricettari intenti) se poi si è sentito il bisogno di immergerlo (lo fanno tutte le volte) in una francesizzante bagna, così scipita da rendere impossibile ogni originante identificazione della carne, oltre che della salsa: salsa si fa per dire. Lei, però (anche convinta) mi dice, “ci sono utenti che affermano di non aver mai mangiato meglio!” Durante la mia presenza fra tossicodipendenti ne ho sentite di cotte e di crude sulle terapie somministrate. Siccome ero lì per difenderli, in non pochi casi l’avrei potuto. Per farlo, però, avrei dovuto far testimoniare le date persone. Non l’ho mai fatto (tantomeno chiesto) per un fondamentale motivo: oltre che tossicodipendenti da droga, erano (e sono) dipendenti da chi dovrebbe opporsi alla loro dipendenza meglio di quanto fa. Per quel condizionante legame, quindi, non li possiamo affermare di vero pensiero (in casi come quelli) se non ignorando la loro realtà. Sia pure per ben diverso grado di dipendenza, analoga impossibilità di verità esiste (la povertà fra le massime cause) in ogni caso di obbligante dipendenza da poteri, che possono esimersi (di fatto come solo per timore nella parte più debole)  dal continuare un rapporto se contestati. Mi meraviglia, pertanto, che lei possa pensare obiettive delle opinioni che sono veramente provate solo rare volte. Certo, nel dubbio fra opposte opinioni si assolve sempre l’oggetto in giudizio. Questo, però, non mi dispensa dal dovere di porre il dito su delle possibili piaghe: l’ho imparato da s.Tommaso. Sull’opportunità del Servizio e e sui Promotori sociali non ho proprio nulla da dire: ringraziamenti a parte.