Il bianco sta facendo l’ultimo giro di lavatrice

Alla faccia dei due chili e mezzo che ho perso, vado a mangiarmi un gelato a Porta Vescovo. Mi piace quella piazza. E’ un giardino incolto. Molto colorato. Esco dal negozio con il gelato e con una sedia. Mi metto sul marciapiede. Davanti a me la fermata di un bus. Alla fermata, un donnone africano. Lo direi sui 35. E’ assieme ai figli. Sono in scala: 4, 3, 2, e l’ultimo sui sei mesi. Il 4 ed il 3, danno l’idea che potrebbero benissimo farcela da soli in qualsiasi situazione. Il sei mesi, la donna l’ha collocato all’interno di un grosso fazzolettone e l’ha messo sulla schiena. Quello di stasera dormiva. La madre si è chinata un paio di volte. El casca, el casca, mi sono detto. Invece, non casca proprio niente. La due c’è l’aveva per il braccio. Essendo alta la donna, la bambina pingolava (pingolava non è italiano ma direi che rende bene l’idea) girando un po’ di qua e un po’ di la, sospesa com’era, da toccare l’asfalto solo con la punta dei piedi. Come gli altri tre, anche lei aveva l’orecchino. Come gli altri tre, era bellissima. Arriva il bus. La madre solleva la bambina un po’ di più, e la posa sul pianale. Credete che la bambina abbia fatto una qualsiasi protesta? O abbia solamente modificato in qualsiasi modo il sorriso? Ma neanche per idea! Anzi, direi che l’ha accentuato come l’accentua il bambino che accetta, felice di esserci, il gioco che gli pare. Si, mi sa che il bianco sta facendo l’ultimo giro di lavatrice.

Giugno 2008