Largo ai giovani?

Questioni pregresse mi collocano molto naturalmente nella lista nera del Corona virus. In quella lista, in vero, mi collocano anche quelli che si dicono o dicono: prima i vecchi! Al proposito, sia in giovinezza che in età adulta non so cosa avrei pensato sulla questione. Conoscendomi, però, so che avrei almeno taciuto, o napoletana saggezza, fatto le corna! Corna che faccio agli illusi che almeno sino a poco tempo fa stavano spingendo i vecchi su quel binario. Dove non ci ha pensato a vita a ritirare mani morte da schiene solamente vecchie, suo tramite ci ha pensato il virus! Non per questo ne gioisco, ovviamente. Anche perché sarebbe maramaldesco oltre che sterile. Il mio vissuto m’ha sempre mostrato che la vita è più forte della nostra. M’ha inoltre mostrato che in ragione di come ci viviamo e/o ci fanno vivere, i veri autori delle precedenze al binario siamo noi. La vita, altro non fa che prenderne atto. La vita è imparziale. Sperare che possa agire secondo quello che crediamo meglio significa pensarci mari anche dove siamo pozzanghere. A mio vedere, quella megalomane credulità cela una bifaciale paura: da un lato quella di un possesso che restituiamo malvolentieri, e dall’altro quella che ci mostra la nudità del nostro regno. Mi domando: cosa può difendere dalla paura di doverci riconoscere nudi? A mio avviso, solo il coraggio di ammettere con noi stessi che siamo nudi, e che fra la nudità della nascita e quello della morte, in mezzo (qualche volta con dolore e qualche volta no) tutto è conoscenza in travaglio da parto. C’é chi dice solo per una fossa, e c’è chi dice per un’altra vita. Comunque stiano le cose, nulla ci vieta, intanto, di dare vita alla vita, anziché cenere alla cenere. Nei luoghi dove si opera vita per la vita, sono tanti quelli che lo fanno e per ogni dove i luoghi. Troviamo in giro, invece, chi, a qualsiasi età, da vita alla propria moltiplicando la cenere.