“Lo sguardo di Dio”

Signor Direttore: mi scuso per la seconda spedizione, ma nella prima c’erano varie insufficienze. Con questa, invece, sono da Inquisizione! Con la prima, anche questa lettera rischia di essere sentita come un sermone. Diversamente, prova ad essere il logico svolgimento di un tema: Lo sguardo di Dio. Argomento poco attinente alla sua Rubrica, mi pare. Glielo spedisco lo stesso perché è dalle angosce sue e del signor G. che ho ricevuto l’impulso di scriverlo.

Cortese signore: per rispondere ai turbamenti espressi da lei e dal signor G. nella lettera “Dio ci guarda dal primo momento della vita”, sono andato a vedere se chi ci guarda, è lo stesso Dio. In effetti è lo stesso, però, io lo guardo da un altro punto di vista. La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Siccome al principio c’è solo il Principio, la Sua emozione è sovrana. In quanto tale, assoluta. L’emozione di una vita sovrana perché assoluta, non può pronunciare nessun altro vocabolo, quindi, al principio vi è il Verbo, (sono), ed il Verbo è Parola (vita) presso la Genesi per come la vedo. La prima emozione di un essere, però, non manifesta il suo nome, ma la presa di coscienza del suo Essere. Prima di esserci il Suo nome, pertanto, c’è l’emozione concessa da quella presa d’atto. Se l’emozione conseguente alla presa d’atto è stata quella di sentirsi in vita, la prima parola di quell’esere non può essere stata che: vita. La mia immagine di Dio, cosa comporta? Principalmente, comporta che prima di essere Nome, il Verbo è Vita, e che questo è il Suo primo titolo; comporta che da Sé stesso, il Verbo si è fatto vita già in Sé stesso; comporta, che essendo la Sua vita, prima parola, è primo profeta; comporta, (ammesso ma non concesso un termine alla vita), che sarà anche l’ultimo. Essendo il primo ed ultimo profeta della Sua vita, comporta anche, che al profeta Maometto seguirà il massimo concetto di Cristo: l’idea di Padre universale, perché universale emozione, dell’universale parola, che ha detto l’universale vita. Perché, al Profeta, seguirà il massimo concetto di Cristo e non la persona di Cristo? Secondo me, perché dopo aver già concepito il Padre come massima idea di Verbo e di Vita, cos’altro può dire di più cardinale, se non ripetere il già detto? In quanto vita assolutamente sovrana, il Principio comprende solo sé stesso. Nel comprendere solo sé stesso, c’è di che rilevare una Sua indifferenza nei nostri confronti? Possedendo il Suo stesso principio (la vita), possiamo essergli indifferenti, solo se fosse indifferente a sé, quindi, non è pensabile. Accusiamo il Padre di indifferenza ogni volta lo cerchiamo nell’errore che porta al dolore, ma come possiamo trovarlo nella sofferenza (atto di meno vita, sia imposto che patito) se il Suo principio è vita, non, dolore? Qualche volta mi domando se siamo a posto con le carte! Lo ascoltiamo dove non c’è, e poi Lo accusiamo di mutismo! A proposito dei conflitti che si sospetta fra Dio e Satana. Sono certo che anche alla ragione di un profano risulta chiaro che vi è impossibilità di confronto fra Creatore e Creatura, per quanto la seconda possa essere (sia pure divergente) a maggior somiglianza. Evidentemente, troppe emozioni fanno perdere il filo del discorso anche ai dotti. Tornando a me, da quando mi sono riappropriato di me stesso perché ho allontanando mani vicarie dalla mia ragione, non soffro più di angosce. Se lo crede opportuno, passi parola.