A me la vendetta?

  La Bibbia non me la racconta giusta!

 

Negli interventi scritti nella Bibbia, lo spirito che Mosè ha pensato divino ebbe a dire: a me la vendetta! Secondo me, divino se avesse detto: a me la giustizia! Avendosi dichiarato arbitro della vendetta, invece, mi fa pensare che sia (per quanto forte e potente) uno spirito Basso. Si è dimostrato spirito Basso, in primo perché ha agito la sua forza in basso, e non per ultimo, perché dimostra di aver pensato secondo la morale di quei tempi. Gli spiriti elevati, invece, agiscono la loro forza e la loro potenza in Alto, cioè, danno forza e potenza al bene, al vero, e al giusto della vita, non, a una una vita. Con altro dire, gli spiriti elevati operano nella vita (il Tutto dal Principio) non, in una vita. E’ certamente vero: anche lo spirito di Mosè (per quanto forte e potente) agiva in Basso, ma non per questo in modo basso: almeno per quanto conosciamo e/o il poco niente che conosco per inverificabile mezzo. Le corrispondenze di spirito fra la nostra vita e l’ulteriore è possibile in ragione delle reciproche affinità di spirito. Esemplificando, uno spirito dal valore e/o dallo stato 5 (e quindi, Basso) può corrispondere (indipendentemente dal modo) con uno spirito di analogo valore e/o stato.  Non è esclusa la corrispondenza di spirito anche fra spiriti di valore non analogo. E’ una corrispondenza, però, che non rispetta l’alleanza fra il Vero ed il Giusto che è dello stato divino della vita, ed è, quindi, una corrispondenza fra forze e potenze che si basa su l’errore culturale e spirituale che porta al dolore che, se espresso in piena coscienza, porta al Male. Lo stato della forza dello spirito sul Sinai è dimostrato dallo stato della sua rivelazione e per aver animato ciò che non era animato: il bastone in serpente. Lo stato della sua potenza, invece, è dimostrata dall’influsso di spirito (forza e potenza) nello spirito di Mose e su quanto ne è conseguito sino ai giorni nostri. Nessuno può affermare alcunché (men che meno io) sullo stato della corrispondenza di spirito fra quello di Mosè e quello apparso a Mosè, tuttavia, una qualche idea me la sono fatta cercando e trovando il principio del Bene, del Vero e del Giusto nei rispettivi bisogni. Se come affermo la corrispondenza fra spirito e spirito avviene per affinità di spirito, ne consegue che anche lo spirito che si è rivelato a Mosè ebbe un bisogno analogo a quello di Mosè. Fu un bisogno del Bene o un bisogno di bene? Penso alla seconda ipotesi. Quale, il bisogno in Mosè? Sempre secondo me, quello di poter dimostrare al suo seguito la maggior forza e la maggior potenza “divinamente” concessa. Quale, il bisogno dello spirito che si è rivelato a Mosè? Sempre secondo me, quello di poter dimostrare sia la sua forza che la sua potenza che lo Stato divino concede a tutti dando vita in pari grado. Non per niente sono detti beati. Non di certo perché poveri (dal punto di vista dei ricchi per una raggiunta (mantenuta, e perseguita) esaltazione del loro spirito, ma perché agiscono in ragione di quanto ricevuto. Giunto al punto della tenzone riprendo quanto sopra detto: “non è esclusa la corrispondenza di spirito anche fra spiriti di valore non analogo. E’ una corrispondenza, però, che non rispetta l’alleanza di vita fra il Vero ed il Giusto che portano al Bene, ed è, quindi, una corrispondenza fra forze e potenze che si basa su l’errore culturale e spirituale che può portare al Male tanto quanto è perseguito in piena coscienza.” Vi fu analogo stato di coscienza fra lo spirito di Mosè e quello apparso a Mosè? In ragione dello stato del reciproco essere, direi proprio di no. Necessariamente ne consegue che lo spirito apparso sul Sinai, oltre che uno spirito Basso, fu anche uno spirito che agì in modo basso Per modo basso intendo equivoco, subdolo e sinonimi vari. Me l’ha sempre fatto pensare il “nome” che diede a Mosè: io sono quello che sono. L’affermazione è vera sia per chi dice una verità, sia per chi nasconde una verità. Non so se Mosè si sia mai fatto domande su quel genere di equivoca presentazione. Vuoi per diretta come per indiretta esperienza, quello che so è che i soggetti da medianità (Mosè lo è stato) in quasi tutti i casi pensano secondo bisogni, o per altro dire, pensano secondo quanto fa loro comodo pensare: vuoi in buonafede (e sono i più) vuoi in malafede: e sono troppi. Per le circostanze in cui si trovò e per i suoi bisogni, anche Mosè cadde in quel tranello? La Storia ci dice di si.