A Israele in Roma

Per conoscenza: Addetto Culturale dell’Ambasciata.

Cortese signore: più di una volta mi sono trovato con il capo appoggiato al mio muro del pianto. Dopo aver ripreso un po’ di fiato, però, sono sempre tornato daccapo: al principio dei miei principi. Se lo posso io, (certamente più ignorante dei signori Amos Oz e David Grosman) ben di più lo potranno loro, mi sono detto. Dalla loro intervista, invece, vedo che la possibilità di tornare daccapo, (al principio di un Israele persona, popolo, nazione), non è ancora passata fra i loro pensieri. Per la mente del signor Oz, invece, è passata una speranza. Un po’ messianica e un po’ pilatesca: verrà chi attuerà il gesto, la ricerca, il coraggio di saper dire e perseguire parole nuove. Per la gran parte del nostro tempo, le nuove parole sono sempre state dette dagli ignoranti (tali, anche solamente perché fuori da legittimati pensieri) oppure dai folli: fuori, questi, perché, nel vero come nel falso, (nel bene come nel male), legittimati solo dalle idee che li occupano. E’ amaro, dirlo, ma gli intellettuali non possono dire nulla di nuovo. Non lo possono, perché sono occupati dalle loro verità. Diversamente possono gli ignoranti e/o i folli perché occupati dal mistero nei casi degli ignoranti, o dal Mistero nel caso dei folli. Una ipotesi non esclude l’altra. Sono passati non so quanti secoli ma tutt’ora Israele è di “dura cervice”. Non ha ancora capito, infatti, il suo Mistero: la promessa di terra si attualizzerà nel momento stesso che prenderà coscienza di essere il corpo, dove la Vita, dando vita, ha mantenuto la sua promessa già dal principio della terra. Ne consegue che vi è terra promessa dove vi è vita permessa. Ascolterà questo pensiero, Israele? Non lo so. penso di sapere invece, che continuando ad ascoltare la forza della sua vita più che la forza della Vita, ancora una volta si ritroverà a camminare per luoghi deserti.