Il Dolore e il Dissidio

Essendo, la vita, una trinitario unitaria corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati, il dolore naturale e/o culturale e/o spirituale che impedisce il suo raggiungimento denuncia l’assenza di verità tanto quanto l’impedisce.

apenna

Tanto quanto la forza della vitalità  naturale e della vita culturale e spirituale non patirà l’errore fra Natura e Cultura, e tanto quanto, l’assenza del dissidio permetterà alla vita umana, sociale e religiosa, di perpetuare i suoi principi senza dolore naturale e spirituale da errore culturale.

Ovviamente, neanche per questa strada si giunge a conoscere la Verità. Si riconoscono, però,  i due caposaldi della Non_Verità: il Dolore e il Dissidio.

Il primo può condurre anche al Male. Il secondo può portare anche all’Errore che porta al Dolore che può portare anche al Male.

Il Male è la massima espressione di chi, in piena coscienza, avversa la vita, il Principio, e i suoi principi. 

Il Principio

La Natura del Principio è la ragione del Bene

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La Cultura                                                        Lo Spirito

   è la ragione del Vero                                    è la ragione del Giusto

 

che corrisponde dallo stato di vita fra il Bene e il Vero.

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L’Immagine del Principio di ogni principio è assoluta

Al di fuori di un Assoluto non può esserci altro Assoluto

In un principio assoluto è esclusa la presenza di altri stati. 

Nell’immagine all’Immagine somigliante, la mutevolezza degli stati origina diverse condizioni degli stati che a loro volta l’originano.

La mutevolezza degli stati modifica la loro condizione ma non maggiora il numero degli stati.

L’unità della Trinità del Principio è permessa dalla mediazione fra i suoi stati.

afreccia1All’Assoluto somigliante, anche il nostro principio è trinitario ma non essendo assoluto (vi è un solo Principio)

è stato trinitario che tende all’unitario.

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Come la tensione verso la raggiunta unità nel Principio è mossa dal suo principio (il Bene) così la tensione verso l’unità del nostro stato è mossa dallo stesso principio: il bene.

Tanto più il nostro stato raggiunge l’unitario e tanto più è immagine somigliante al Principio. 

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Chi è vita in assoluto non può manifestare che il suo assoluto

Un Assoluto è immobile emozione della sua Natura

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immobile                                                       immobile

emozione della sua Cultura                            emozione del suo Spirito

Il Principio della vita è immobile perché ha raggiunto il suo principio (la vita) ed è mobile perché nel raggiungere il suo principio attua il suo principio: la vita.

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La Natura è Via

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La Forza dello Spirito è la vita della Natura

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    La Potenza dello Spirito                              Lo Spirito è la Forza

       è la Forza della Cultura                               della vita della Natura

 

 che corrisponde con la vita della sua Cultura

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Comunque figurata

la Natura è il Corpo della vita

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Comunque raggiunta                      Comunque sentito

Cultura è Conoscenza del Vero          Spirito è la Forza della vita

 secondo Natura e la Potenza della vita secondo Cultura.

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La Natura è il Corpo del Bene

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la Cultura è il Corpo del Vero                         lo Spirito è il Corpo del Giusto

 

che si origina dalla corrispondenza di Forza e Potenza

fra il Bene ed il Vero

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La Natura è il luogo del Bene

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per ciò che prova il Corpo

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conosce la Mente                                                      sente lo Spirito

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pertanto

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nel vivere

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nel guardar vivere                e                   guardarsi vivere

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per essere secondo Natura

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per capire secondo Cultura               per sentire secondo Spirito

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La Natura è Via

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la Cultura è Verità                                            Lo Spirito è Vita

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In ragione della Forza e della Potenza

 

Lo Spirito

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permette alla Natura                  di attuare la sua Cultura,

cioè, i suoi contenuti.

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La Natura è il Contenitore che ha formato i suoi Contenuti di bene, di vero e di giusto.

La  Natura quanto lede condiziona e/o devia i contenuti di vero della Cultura.

La Cultura quando lede condiziona e/o devia i contenuti della Natura.  

Lo Spirito quando lede condiziona e/o devia la vitalità del Contenitore e la potenza dei contenuti.

Il Contenitore e i Contenuti sono integri e alla Persona propri. tanto quanto il Compito di vivere il Bene ed il Vero secondo Spirito, corrisponde al Piacere di vivere il Bene ed il Vero secondo Spirito.

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Il Bene nella Natura

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il Vero nella Cultura                                  il Giusto nello Spirito

ergono dove si annulla il Dissidio per raggiunto Criterio

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La Biofobia

La Biofobia è generata da un’antipatia verso la vita: vuoi propria, vuoi altra, vuoi verso quanto riesce ad infettare il biofobo. Se arresta il giudizio, la si può dire una tossicodipendenza. Qualsiasi genere di Biofobia contro la vita, la nega leggermente tanto quanto il biofobo riesce a gestirla senza riflussi. Pesantemente, invece, tanto quanto gli fuoriesce dai suoi psicologici tombini.

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Anticristo

Il Cristo evangelico insegnò la nuova figura di Dio: il Padre.

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Prima di Cristo era il Padrone che ancora è rimasto per gli amanti della religione (cattolica, variata, o comunque avariata) quando si manifesta con gli stessi intenti: espliciti o impliciti che sia.  Si possono dire anticristiani, dunque, tutti i possessori di quella padroneggiante e divisoria tentazione. Anche dello stesso Saulo, lo si può dire anticristo. Lo è, tanto quanto, impadronendosi dell’identità Cristo (mai conosciuto) sovrappose la sua. Ne consegue, ovviamente, che non è anticristo perché non è contro la sua idea di Cristo. Se siamo anticristo tanto quanto usiamo la parola cristiana pur di ottenere il dominio sulla vita altra bay passando l’idea di Cristo, allora, scagli la prima pietra chi è senza peccato.

Marzo 2007 – Meglio mirata nel 2019 –
Rivista, ulteriormente tagliata e meglio mirata nel Marzo del 2020.

L’ansia? Un’invasione.

Dell’ansia si può dire che è provocata dal timore di non saper rispondere alle informazioni che un ascoltatore sente in over: vuoi perché lo sono, vuoi perché così le teme.

apenna

Dell’ansioso si può dire che è chi si ritrova in mezzo a persone che gli parlano contemporaneamente. Non è in alcun modo ansioso chi riesce a contenere e ordinare quanto ascolta. Diventa ansioso chi non ci riesce. Ansioso in modo minore se l’interesse per quelle voci è minore. In modo maggiore se l’interesse per quelle voci è maggiore. Tanto quanto l’ansioso non è in grado di dare risposte a un dato over informativo, e tanto quanto lo si può considerare invaso da influssi non riconosciuti, e quindi, estranei. Sono nemici (gli estranei influssi) se gli portano confusione. Sono amici se la eliminano. Ora, come apriamo la porta di casa agli amici e la lasciamo chiusa per i nemici, così, dovremmo agire nella nostra mente per ogni informazione che non riconosciuta. Nel dosare l’ingresso alle possibile inimicizie dosiamo l’ansia.

Datata

Tu e l’Anoressia

Non so, se possiedo il diritto di fermarmi, come tu stai facendo. Solamente so, che che la vita ha un suo diritto: vivere. Ma, per vivere, è anche necessario chiudere, seppellire. Qualsiasi giardiniere lo sa.

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Che forse, non chiude la terra, sul seme che ha sepolto? Vivere, quindi, è anche accettare il ruolo del seme, sepolto da infinite insufficienze; è anche accettare il dovere, di seppellire il seme, di quelle insufficienze. Tanto più, se ammuffiscono il seme, che è la tua vita. Non posso sostituirti nel dovere di seppellire il tuo seme, come non posso sostituire la tua volontà con la mia. La vita, non è una legge tanto pesante se l’ascolti, ma, se non l’ascolti, è una legge, che tu, fai pesante. Non resistergli! Il dolore per sé stessi è un cibo magro. Come hai potuto constatare, non nutre te, come non nutre la vita. Se, suo malgrado dolendoti, la morte t’ha resa ancora bambina, volgiti verso la vita, e, per quanto reputi giusto alla volta, nutriti come fanno i convalescenti: con cibo semplice per il corpo, e di facile ingestione per lo spirito. Usa il sonno, come il seme usa la terra: senza timore. La vita farà la sua parte. Ti porterà dalla sua parte. E solo questione di tempo. Non farne una questione di tempi.

Datata

Gli angeli sono spiriti

Gli angeli sono spiriti. Se ne stiano a casa loro!

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Desideri a parte, Stefanone, il male sa fingere il bene molto bene tanto quanto è male. Dal che ne consegue, che il male può essere maggiore dove maggiore è la rivelazione! Allora, quale credibilità possiamo porre negli angeli come negli spiriti? Nessuna! Angeli o non angeli che sia, via di fondamento diretto o indiretto delle religioni monoteiste sono stati degli spiriti. Se negli spiriti non possiamo porre alcuna credibilità, quale credibilità possiamo porre sul fondamento delle religioni monoteiste?

Settembre 2006

Verso il bene

L’anelito universale (e universalizzante) è nella tensione verso il Bene, verso il Vero, verso il Giusto. Dopo di che, ognuno scrive gli aneliti particolari, secondo la propria calligrafia.

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Mi distinguo dal pensiero che citi per un particolare. La vita, è dialettica, non lotta. Il fatto che l’abbiamo resa lotta, non appartiene alla vita: appartiene al carattere della nostra. La vita è un impulso di fame. Il male, è in ciò che mangi o in come mangi. Distanziarsi dall’impulso, rende anoressica la mente. Il che vuol dire, con buona pace del Budda, che quelli che seguono il suo insegnamento rischiano di vedersi costretti a riaccostarsi alla mensa (la vita) cioè, a ridoversi cibare di ciò che hanno scartato. La conoscenza rende liberi (non mi ricordo più chi l’ha detto, però concordo in pieno) infatti, solo la conoscenza attuata dal costante discernere sui cibi, può effettivamente liberare il karma dalla fame di vita, e, quindi, dal dover tornare a questo ristorante. Il messaggio di Cristo tratta innanzi tutto di un Dio padre. Il fatto che sia buono, è, per Cristo, una logica conseguenza di Padre, ma non è il primo attributo. E’ una logica conseguenza, perché è inverosimile, per Cristo, che il Dio che attua la vita, sia cattivo. Se lo fosse, per principio avrebbe attuato il dolore. Dio non può attuare due principi. Essendo assoluto, non può, infatti, che concepire il suo assoluto, e, secondo me, il suo assoluto principio è il Bene. Al significato di sottomissione che dai dell’islam, preferisca abbandono. Nella sottomissione è implicita la cultura del padronaggio. Nell’abbandono, la cultura della fede. La seconda, è dei mistici sufi. La prima, dei mullah. Sai bene che non sono la stessa cosa, né stessa cosa  sono gli impliciti.

Amori in bilancia

Durante una ricerca in Rete sono capitato sul Sito del giornale: veramente elegante. Simpatica sorpresa, l’averlo visto diretto dal signor Andreotti.

apenna

Antipatica sorpresa l’aver letto che un Cardinale definiva l’amore di Pietro per lo spirito di Cristo, inferiore, all’amor di Maria per lo spirito del Padre. Nell’e- mail che vi ho spedito (conoscendo la mia elettronica valentia, dubito che vi sia giunta) sostenevo paritari i due amori perché ambedue agiti per fede. Visto che per fede si abbandona alla volontà di Dio, si può dire mariano anche lo spirito islamico. Non me ne voglia l’Islam, ma dal mio culturale e spirituale punto di vista, “guerra santa” è lotta interiore. Quella esteriore, comunque agita, é sempre e comunque umana. Comunque motivato, nessun dissidio può provenire dal Bene. Al Bene non interessa espandere gli orti delle religioni che confondono l’universalità dei principi della vita con la vastità dei loro credenti.

Datata

Ad Andrea Muccioli

Possibilismo fra Proibizionismo ed Antiproibizionismo

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Nell’incontro di Mestre, dagli interventi medi, quando non mediocri dei politici presenti, il suo è emerso per la passione che vi sottostava: chiaramente, super partes quella politica. Nonostante ciò, il fatto che la contingenza ”Droga” la metta accanto ai Partiti (a dirla con W. S. ” strani compagni di letto ” e, secondo me, carriole d’intenzioni sulle quali chiedono la tangente della mano morta) ombra di sospetto le sue affermazioni di libertà, così, come la frequentazione di un qualsiasi genere di diverso ombra di quella cultura una qualsiasi normalità. Sarà anche un sospetto che non la può toccare; come pure può far piacere a parti che le sono avverse ma essendo di per sé ingiusto vedere che può esserne toccato, non è detto che faccia piacere a tutti: me compreso. Che il possibile sospetto non leda la sua Persona e/o la sua causa a Lei il giudizio, come a me, il solo fastidio di averlo anche dovuto considerare prima di escluderlo. Se la sua indipendente posizione, la rende al di sopra del sospetto che le dico in via di ipotesi, comunque, quanto la rende al di sopra del pensiero di essere da quelli strumentalizzato, se non nella Persona, quantomeno nella sua Figura? Che anche questo aspetto sia nolente implicito (e/o positivo e/o negativo alla sua opera) solo suo può essere il giudizio. Ancora per quanto mi riguarda, mi prefiggo il solo scopo di farla ulteriormente riflettere. Lei sa bene perché ama ciò che fa (ed io so bene perché ho amato chi si faceva) che nella tossicodipendenza vi sono due predominanti fasi. Chiamo la prima, quella di ”Pinocchio nel Paese dei Balocchi ” e, la seconda, quella di ”Lucignolo alla Stanga“. I Lucignoli sono identità di confermata cultura. Sono rami piegati che a raddrizzarli secondo noi si rischia di spezzarli di se stessi, o quanto meno, di recare un dolore che per quanto motivato da un bene non per questo fa meno male. In media, sono sulla trentina/ 35 o più: i non molti Pinocchi che prima o poi si ritroveranno Lucignoli. Per la gran parte, fisicamente quanto psichicamente provati (anche gravemente quando non in maniera irreversibile) e, pertanto, oltre modo pessimisti sia verso sé che verso il mondo. Sono soggetti, difficilmente accettati in Comunità: con altri motivi, vuoi perché, come nei casi dei malati gravi, rischiano di elevare le statistiche della mortalità nel reparto: intenda dei mancati recuperi. Non per ultimo problema, le Personalità t.d. di questo genere, anche qualora decidessero per l’ingresso comunitario, inevitabilmente si trovano a dover affrontare un pesante momento: quello, cioè, nel quale devono spogliarsi di ciò che sono per rivestirsi di ciò che (forse) riusciranno ad essere. Purtroppo, quell’atto di conversione culturale (ma anche esistenziale) deve accadere quando, essendo ”scoperti“, sono anche liberi, ma, purtroppo, appunto perché liberi, tutt’altro che certi delle proprietà del bene (la vita) verso cui si tenta di dirigerli. L’atto della spoliazione del vecchio vivere, implica la forza di affrontare un periodo di transizione da nudi di sè. Per essere vestiti seppure nudi di sè, oltreché delle certezze di identità che solo una raggiunta personalità possiede, ci vuole del coraggio: un coraggio che forse non hanno mai avuto, dal momento che hanno sempre trovato la forza di affrontare la realtà (propria quanto altra) solo dopo aver anestetizzato, oltre agli errori, anche i dolori che procura. Fatto sta, che anche per questo, gran pochi se la sentono di affrontare una Comunità che presso le Personalità in questione è anche vista come un gallerante fallimento.

Datata

Ho detto ti amo solo una volta

Non mi stancherò mai di dire: ti voglio bene.
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Se non come voce di una certezza affettiva, almeno come voce di una speranza effettivatizzante. [Se effettivatizzante non è nel vocabolario, passamelo per amor di tesi.] Mi è capitato più volte, di trovarmi a voler bene a personalità “Pabloz” ma l’ho fatto come personalità “Mauro”: generalmente razionale. Ebbene, in casi come quelli fra Mauro ed il Pabloz, la mia razionalità, pur non negando nulla all’integrità della personalità “Pabloz”, da Mauro si sarebbe aspettata, non dico, una presa di posizione, ma almeno un riparatore distinguo. Libertà, Pabloz, a mio avviso è poter dare dell’idiota agli idioti, ma, libertà, sempre a mio avviso, è proibirsi di dar dell’idiota a chicchessia. Allora, per riparatore distinguo, intendo dire, che se qualcuno da dell’idiota a me, come minimo, mi aspetto che un libero ricordi all’offensore, che non può permettersi quella libertà, se non ledendo il concetto che tu stesso possiedi. Non per il Mauro, quindi, avresti dovuto intervenire, ma per difendere il valore che anche sei. Chi non lo fa per questa ragione, ne può trovare delle altre per difendere il suo concetto di libertà, ma non può, sempre a mio avviso, non cercarne. Sostenere la personale indipendenza da altri e/o da altro, è certamente un gran valore, ma, se questo valore comporta l’esclusione della scelta, di dover anche, partecipare, mi domando, allora, se è l’indipendenza spirituale che difendiamo, o se è dal dolore altrui, che ci difendiamo. Può anche essere che ci difendiamo, rimanendo sopra le parti, dalla paura di essere esclusi, o da una, o dall’altra parte. E’ indubbio, che i tuoi post dimostrano ampiamente la tua partecipazione al dolore altrui. E’ un dolore, però, che per la gran parte, rimane oltre un vetro. Ogni tanto, però, ci sono dolori che lo superano, e che chiedono, almeno una nota di presenza. Quando succede, l’ideale non può non congiungersi con il reale. Per fare questo, non si può non scendere a patti fra ciò che siamo, e ciò che il nostro prossimo è. Almeno coscientemente, non era mia intenzione farti questa sorta di predica, ma, come ho detto ad Ewan in un commento a te diretto, la questione mi ha preso il cuore, e al cuore, non si comanda.
Ottobre 2007

Per questo

A distanza decenni dalla scelta di questo racconto (per caso l’avevo letto, non da bambino, in un sussidiario per bambini) mi rendo conto che la sua morale può risultare eccessiva sia per chi apprende che per chi insegna. Sottintende, infatti, che il pedaggio che permette di giungere ad un rinnovamento sia il sacrificio di conoscenze acquisite magari con fatica quando non con dolore. Succede quando non ragioniamo secondo vita. La vita, essendo corrispondenza di stati, implica, invece, che non vi sia chi si sente gravato oltre misura, e neanche vi sia chi grava oltre misura.

Per questo si considerino indirizzati a sé solo gli scritti che non sono di peso

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All’Amministratrice del Condominio

Questa mattina, in data (02/1219) nell’appartamento n° 7 hanno iniziato un lavoro sul muro dove dalla mia parte ho il contatore del gas, la caldaia, e le tubature dell’acqua. L’hanno fatto con il martello pneumatico.

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Dopo più di un oretta di continuo martellamento (hanno iniziato verso le nove e hanno finito oltre le 11) sono andato a suonare il campanello di quell’abitazione. All’operaio che mi ha aperto ho detto che non era il fracasso che mi disturbava, bensì un pensiero: le ripercussioni dei colpi su muri di sasso, inevitabilmente si sarebbero ripercosse su tubature di piombo di almeno un settantennio. L’operaio non vede il problema (delle possibili microfratture su quelle del gas e dell’acqua e poco male per queste ultime) perché i muri sono larghi 50 cm. L’obiezione è inconsistente. A tutto pensavo, infatti, fuorché alla caduta del muro! L’operaio non sa (o se sa gli ha fatto comodo non sapere) che i sassi non assorbono i colpi, anzi, li amplificano. Da colpiti in quel modo, infatti, a loro volta colpiscono pressoché di netto, dal momento che una malta di più di settantanni ben poco può fare se non sgretolarsi sotto i colpi. La situazione è certamente meno conseguente se si opera con il solo scalpello e martello. Guaio è, che ciò aumenta sia la fatica dell’operaio che i tempi di lavoro. Del guaio, dovrebbe farsene carico il Condominio? A me non risulta. A lei risulta? A continuazione del martellamento, suono un’altra volta. All’operaio di prima chiedo di mettere una mano sul rubinetto del mio lavello mentre il collega dall’altra parte agisce il martello. Gli ho chiesto di farlo perché aprendo il rubinetto ho avvertito delle preoccupanti vibrazioni. Non l’ha fatto perché aveva finito il lavoro, ma posso o non posso dirmi che non l’ha fatto perché si sarebbe chiaramente reso conto che non parlo per niente? L’inquilina mi dice che deve pur mettere su la caldaia! Non mi risulta di averlo impedito come non mi risulta di aver proibito alcunché agli operai, ma, le richiedo: per quali motivi le difficoltà inerenti a un lavoro devono necessariamente ripercuotersi nella “mia” abitazione? Ora, guaio riparabile se il martellamento pneumatico giunge a procurare delle microfratture nelle canne dell’acqua: ipotesi che non direi campata per aria vista la loro età! Guaio riparabile, anche se succedesse in quelle del contatore del gas o nelle sue canne, ma non di certo immediatamente! E nel frattempo? E se nel frattempo diventasse un grosso guaio per me, chi e cosa esclude che non lo possa diventare anche per i restanti condomini? Indipendentemente se veloce, lenta o lentissima, infatti, un’espansione di gas dentro un muro va e penetra dove ci sono crepe. Gioiscano i condomini se presenti solo da me, ma quanto possono dirsi sicuri che non penetrerà anche da loro? Le richiedo infine: la salute di un condominio è legata al caso, oppure lo si può gestire? Alla vostra riflessione.  Con i miei saluti, il condomino Vitaliano.

Gli abiti del piacere

non necessariamente sono gli abiti dell’identità. Vi sono identità, che sotto la spinta del desiderio si spogliano della personalità sessuale di prevalenza, e si vestono con un’altra. Così, vi è la personalità etero che si veste di omosessualità, come l’opposto.

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Nella personalità cosciente di questa dinamica non vi è problema. Il problema invece, accade nelle personalità scardinate dalla propria sessualità, a causa della forza data dalla somma di desideri: somma tanto più forte, quanto più non vissuta, e/o, peggio ancora, negata. Se il desiderio permette la spoliazione della personale norma, cosa permette il rivestimento della precedente? Ovviamente, la realizzazione di quanto desiderato dalla sovrapposizione di una tensione sessuale non fondante. Al che é un po’ come dire: chi mangia, almeno per un certo periodo  non ha più fame. Ora, ammettiamo il caso di un rapporto fra una identità chiaramente omosessuale, e una identità omosessuale perché spinta da un possibile desiderio di simile. Dopo l’orgasmo, come si rivestiranno? Da simili, certamente no. Si rivestiranno, quindi, con i propri abiti: l’omosessuale con i suoi, e l’etero con i propri. Rivestiti, non è più un eguale, quello che l’omosessuale si trova di fronte: è un diverso. Nei casi di ristretta e/o condizionata visione della propria sessualità, (magari condizionata sino al dissidio psicologico) come reagirà, quel diverso travestito da eguale, nei confronti di chi l’ha fatto sentire simile all’amante, e quindi, para omosessuale? Per evitare spiacevoli guai, (guai anche pesanti, guai anche mortali) sarà meglio mettere in conto anche la risposta a questa domanda. L’invito non è diretto solo ai Finocchi. Anche le donne possono essere vittime di una sessualità che si traveste da eterosessualità. Giungo a pensare, che anche le madri ed anche i padri, possono essere le vittime di un costretto travestimento, quando vestono un figlio di quello che non è.

In Svezia con uno sproposito

Ho spedito uno sproposito all’Accademia Svedese delle Scienze. Come cantava Doris Day: que sera sera.

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Cortese Realtà: mia madre mi diceva: Vitaliano, se proprio devi annegarti fallo in un mare grande. Non trovando mare più grande del vostro, qui annego il mio pensiero. Per quanto perplessa, Cesira sarebbe d’accordo.

lettereperdamasco.com è l’opera nella quale esprimo il mio ideale pedagogico: capire e vivere la vita secondo lo Spirito che gli è forza secondo Natura e potenza secondo Cultura. Pongo il vero su quanto sostengo sullo stato della Pace. Vi è pace tanto quanto riusciamo ad estirpare il dissidio: emozione naturale e culturale che conduce al delirio spirituale quando non allo spiritico. Il sito è in italiano. Per fortuna c’è Google! Nella mia segnalazione è presente un problema: non riesco a capire se è dovuta ad una ispirazione (qualsiasi ne sia la fonte) oppure ad una mania di grandezza. Lascio ai posteri l’ardua sentenza. 🙂 Lo stavo dimenticando: culturalmente e socialmente parlando sono un Nessuno. E’ un’opinione che personalmente non condivido. 🙂 Con i miei più distinti saluti.

Dall’Italiano all’Inglese tradotta con Google

Courteous Reality:
my mother said to me: Vitaliano, if you really have to drown yourself, do it in a big sea. Finding no sea greater than yours, here I drown my thoughts. However perplexed, Cesira would have agreed.
lettereperdamasco.com

is the work in which I express my pedagogical ideal: to understand and live life according to the Spirit who is strength according to Nature and power according to Culture. I put the truth on what I say about the state of Peace. There is peace as much as we manage to eradicate the conflict: natural and cultural emotion that leads to spiritual delirium, if not spiritually. The site is in Italian. Luckily there is Google! In my report there is a problem: I cannot understand if it is due to an inspiration (whatever its source) or to a mania of greatness. I leave the arduous sentence to posterity. 🙂 I was forgetting it: culturally and socially speaking I am a Nobody. It is an opinion that I personally do not share. 🙂 With my best regards,

Di quelli dagli abiti  a stracciamento mi liberi la vita

Se un giornalista pensasse che il suo racconto di una cronaca (un omicidio tanto per citare un caso) diventasse induzione a delinquere, quale Media potrebbe salvarsi da un’accusa di concorso di colpa, dal momento che tutte le notizie sono potenzialmente formanti come al caso deformanti? Alla stregua, se parlo di pedofilia, dovrei subire un concorso di colpa solo perché attuo informazione? Non  i delinquenti mi fanno paura, bensì, chi distorce i pensieri a proprio uso e consumo.

apenna

Novembre 2006

Io sono vita

Cosa intendeva far capire quel biblico stesore, quando, con poetica (ma criptica ovvietà) ha scritto “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”?
apenna

La prendo un po’ larga ma poi arrivo al punto: punto che è circolare nel senso che quello di partenza è indistinguibile da quello d’arrivo. Ammettendo al principio un’esistenza capace di vita umana nella versione divina, dobbiamo anche ammetterla capace di discernere su di sé. Un discernimento sovrano perché primo di ogni pensiero, cosa mai può dire se non ciò che è? Cos’è? Lapalissiano, direi! Sentendo sé e sentendosi vita, dirà IO SONO VITA. Ora, o al principio di ogni principio ammettiamo una qualche sofferenza da dissociazione, oppure, necessariamente, nessuna parte può è separata da un altra, appunto come mostra l’affermazione: “in principio era il Verbo (IO SONO) e il Verbo (nella coscienza di sé, vita) è, ovviamente, presso l’Identità, è quell’identità è il Verbo. Siccome l’affermazione sta presso il Principio di ogni principio, (l’UNO) ne consegue che è la Parola (la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa) che identifica lo stato di ogni parola, in ragione di quanto può dirsi: io sono vita in vita, e quindi, inscindibile unità, tanto quanto la sua immagine di essere in vita somiglia all’immagine della Vita. Preciso: sto interpretando una storia, non, sostenendo che sia o non sia vera quella storia, ma vera o non vera che sia la faccenda, direi che la mia lettura non fa una piega.

Quanti sassi in Gerusalemme

Ci sono stato via web. Prima di leggere quanto ti racconto ti ricordo che nella stesura delle lettere sono come un cieco in un labirinto. Dagli e ridagli prima o poi finisco il giro ma non chiedermi come perché non ci vedo.

apenna

Nonostante gli abbigliamenti religiosi e militari con mitra, l’ho trovata più araba che israeliana. L’ho trovata per niente araba, invece, nella basilica della Natività. Fra la ressa ho potuto vedere dei turisti (immagino) manifestare una religiosità gestualmente più vicina alla santeria. L’arabo, invece, quando non deve gridare pubblicamente la sua fede, è raccolto, intimo: da solo anche se fra centinaia. A proposito di vita e di vitalità in Gerusalemme, non m’ha disturbato più di tanto vedere dei venditori da sopravvivenza come vu cumprà fra turisti palesemente infastiditi. M’ha disturbato non poco, invece, vedere nelle sue vie più di qualche richiedente carità. Veder tarlato dalla povertà un tal vissuto storico non lascia indifferenti. Durante il giro ho visto anche molte bandiere israeliane. Non conosco il significato ufficiale della bandiera di Israele ma non lo cercherò perché non voglio filtrare il mio che inizia con i miei discorsi sugli stati e i principi della vita: Natura, Cultura, Spirito. Li sviluppo più ampiamente nel blog.Ho collocato quei principi su un triangolo equilatero. Al vertice ho posto la Natura. Alla base sulla sinistra la Cultura. Al lato opposto lo Spirito. Fra altre cose, nel mio pensiero (trinitario_unitario) sostengo che la Natura è il principio del Bene, la Cultura è il principio del Vero, e lo Spirito è la forza della vita che si origina dalla corrispondenza fra i tre stati. Ti allego in fine il link del riassunto. Ora se rovesci la geometrica immagine vedi i principi opposti: il male nella Natura, il falso nella Cultura, e lo Spirito come forza opposta alla vita. Ammessa l’ipotesi, la bandiera di Israele mi dice che rappresenta il luogo dove sventolano, sia i tre principi nella stessa forma e misura, che, rovesciandola, gli opposti. E’ anche concretamente vero che i principi sventolano (sia dritti che rovesci) per ogni dove già al principio della vita.

Si può anche dire, allora, che siccome quei principi sventolano per ogni dove già al principio della vita, ogni dove ebraico (interiore come esteriore) è Israele. Per questo si può ulteriormente dire che se dove c’è un Ebreo c’è Israele, ne consegue che è mantenuta promessa di terra la sua stessa vita, indipendentemente dal luogo di vivenza. Sempre affermando per emozioni dovute a informazioni conosciute qua e là, direi che Israele prima dell’Olocausto lo sapeva bene. Per quel sapere molto sopportava: non sono pochi i sassi sulla strada degli eletti. Dopo la tragedia che l’ha sconvolto ha creduto di potersi difendere da altri olocausti (sia come Persona che come Popolo) imponendosi su una terra non solo sua. Così facendo, ha implicitamente rinunciato all’empatia del mondo perché si è tolto dagli ultimi “che saranno primi” dove, senza dirglielo, l’aveva collocato quello Spirito. L’ha potuto (togliersi dagli ultimi per auto modificata collocazione) perché ha confinato la sua elezione dentro il campo dell’arroganza. Così facendo però, ha venduto il suo spirito per trenta denari di ingigantita potenza. Ammessa l’ipotesi, ne consegue che anche questa potrebbe stare fra le origini dell’aumento di chi rifiuta Israele sia come Persona che come Stato. Israele sembra aver dimenticato che per ogni genere di gigante la vita si fa fionda. Quasi mai si sa in che mano mette il sasso. Tantomeno di chi è la mano, come neanche dove la mano lo raccoglie. Quello che so, è che in Gerusalemme i sassi non mancano, e che niente ti difende se dalla vita non ti fai difendere.

La geometria della vita

Non sei la prima persona che mi dice la sua perplessità sulla geometria dei concetti “per Damasco”. Al proposito, ti ho appena spedito un commento. Nell’opera “per Damasco”, parlo della trinitaria – unità della vita. Avendo sentito la necessità di far capire meglio questi concetti, li ho posti in un triangolo. Tutti i lati di un triangolo sono eguali, perché di valore eguale devono essere le corrispondenze fra gli stati della vita. Gli stati della vita convergono al centro. Il che sta a dire che dalla trinità si passa all’unità. Nel sito, sono parco di parole perché parlo di principi, ma nulla dico su quei principi. Giusto per spiegarmi meglio, dico che il Bene è il principio della Natura. Per Natura intendo il corpo della vita comunque effigiata. Ebbene, se comincio a dirti cos’è il Bene, in primo, non la finisco più, in secondo, comincio a de_formare, il tuo concetto del Bene che fa stare bene. Il che vuol dire, che ti sono cattivo maestro perché ombro la tua vita con la mia.

apenna
Giugno 2006

Dov’é Dio?

La richiesta che hai fatto a Dio, di un alibi per le schifezze che compie la Sua creatura, mi rugava, mi rugava… L’ha fatto, al punto, da mettermi nelle Sue braghe! Pensa te, a cosa mi costringi! Ti mando la Sua risposta. Spero ti accontenti. Pubblicherò anche questa “senza pudore”. Non Me ne vorrà, e non volermene tu. Ciao

apenna

Dio esiste nel pianto di un bambino. Esiste, nello sguardo impotente, nell’umanità dolente, nella superbia della nostra mente. Esiste nella violenza sulla Donna. Esiste, nella violenza sulla terra. Nella violenza che subisce l’età. Esiste fra l’amore e l’amante. Nei nostri dubbi, esiste. Nei nostri deliri, esiste. Esiste nella visione che non crede. Nel visionario che lede. Esiste come faro per navigare, ma, non è scelta di rotta, o di barca, o di mare: esiste, perché Motore!

Motore di vita, però, non come Burattinaio, o cinico Padre, o Creatore indifferente.

Giugno 2006

Per le vie di Verona

Ho visto due giovani maschi Pakistani. Passeggiavano tenendosi per mano. Erano Finocchi? Non erano Finocchi? Chi era Romeo? Chi era Giulietta? Non me ne frega niente! Erano sé e quindi belli! Ho trattenuto il pensiero che mi chiedeva da dire loro: occhio, ragazzi: non siete dove lo potete. Perché mai avrei dovuto farlo? Per renderli normali?

apenna
Giugno 2006

Dio è un sommo sasso?

Nello scritto “Dio esiste nel pianto di un bambino”, sostengo che è Motore. Come Motore, l’hanno detto “Immobile”. L’unica vita immobile che conosco è quella dei sassi. Dio, è un sommo sasso?
apenna

Se non lo è, allora, non può essere che mobile! Come sia mobile è al di fuori della mia conoscenza, come, credo, aldifuori della conoscenza di chi l’ha detto immobile. Non per questo non posso dire la mia: vale quello che vale. Se ammettiamo, che, vita, sia corrispondenza di stati fra Natura, Cultura e Spirito, quello che è della Somiglianza non può non essere dell’Immagine. Se ammettiamo che la vita divina è somma, somma sarà la corrispondenza dei suoi stati. Nella somma corrispondenza, quegli stati confluiranno nella somma unità. Si congiungeranno al punto da renderla immobile? Per quello che se so, potrebbe anche essere, ma, se è vita dal principio non può essere che in moto e quindi Motore mobile. In ragione delle condizioni fisico – psichiche, il nostro cuore pulsa un tanto al minuto. Ora, immaginiamo il cuore divino come quello della vita. Adesso, immaginiamolo come l’hanno sempre definito (eterno) o come ora lo stanno pensando: senza fine. Il suo battito, quindi, pulserà secondo la misura del suo tempo e/o secondo lo stato di quell’inimmaginabile condizione. Poiché non siamo assolutamente in grado di concepire la misura di un tempo senza fine, neanche siamo in grado di concepire la frequenza del battito del cuore di quella vita. Allora, è motore immobile o mobile, oppure é giusto che la teologia riconosca i suoi limiti prima che glieli ricordi il Motore, buttando giù anche quella vanesia Torre? Nella speranza che risparmi la mia, una possibile risposta potrebbe essere questa: il Motore è immobile perché è, ed è mobile perché permette ciò che è.

Giugno 2006
Meglio mirata nel Marzo 2020

Quello che amiamo, è?

Molti anni fa attorno ad un mio amico gravitava un giro di militari. All’epoca uscivano in divisa e tutte le streghe avevano l’ospitale casetta sia per il cambio che per il contraccambio.
apenna

Per amor di compagnia, più che di seduzione, accompagno un paio di quelli a casa loro: nel pavese. Arrivati. se ne vanno per i fatti loro. Io resto lì, in un bar. Forse perché novità in un piccolo paese, vengo avvicinato da un gruppo di ragazzi/e. Se ciacola, si ride. I militari tornano, saluto la compagnia, saliamo in macchina per tornare a Verona. Sto per avviarla, quando una ragazza apre la porta, mi bacia, la rinchiude. Resto al volante, o meglio, non so più se sono al volante! In quel dato momento, a puttane tutte le mie sicurezze sessuali! Qualche giorno dopo, discuto la faccenda con uno di loro. Gli dico: ma cosa si aspetta da me, quella ragazza? Non di certo, fisicità! Mi risponde il ragazzo: cosa vuoi che sia! Mentre sei con lei, puoi anche pensare ad un uomo! Cacchio, Maluna, sono andato a puttane, un’altra volta! Non solo perché mi sono riscoperto di tutto fuorché lo scafato che mi credevo, ma anche perché non vi è consiglio che non nasca da esperienza: propria o d’altri che sia. Morale della favola: visto da vicino, nulla è normale! Oppure, non capiamo e non viviamo più la vita, perché c’è l’hanno messa troppo distante per vedere com’è!

Giugno 2006

Le figure del coraggio

Ci sono personalità “Chiocciola”. Sono quelle che si ritirano non appena le tocchi, o non appena credono di sentirsi toccate. Ci sono personalità “Fenice”. Sono quelle che sanno risorgere dalle loro ceneri. In quale delle due, ti riconosci? Se mi dici “Chiocciola”, solo la vita potrà farti capire quello che devi. Se mi dici, un po’ dell’una e un po’ dell’altra, dovrò dirti delle cose dell’una e dell’altra. Se mi dici “Fenice”, prima bruci e prima risorgi!
apenna

Giugno 2006

La vita espone e propone

Accetto di corrispondere con Nata84. Apro la schermata de: ilfarodeladozione.blogs.it. Leggo il titolo, “la Ruota degli Esposti: storie di casa mia.” Come per certi personaggi della fantascienza, da quel punto sono altrove. Sento un colpo metallico. Sembra il suono che fanno i distributori di diapositive.

apenna

Clac!

Due madri e tre padri. La madre naturale e quella adottiva. Il padre naturale, l’adottivo, il secondo marito di mia madre adottiva.

Clac!

Ricordo il padre adottivo. Ero sui 5/6 anni. Mi ha portato a vedere un film cantato da Mario Lanza. “Corri, corri, cavallino!” mi pare dicesse il ritornello. All’epoca, era molto in voga. Lo sento ancora. Era sera. Era d’autunno. Mi domanda se ho freddo. Mi fa indossare la sua giacca. Ho un papà! Mi è mancato, grosso modo a quell’età, ma non ci giurerei. La diapositiva è sfocata.

Clac!

Sono agli Esposti di Padova. All’epoca si diceva dall’Ovo. Mai saputo il perché! Ricordo i menù di pranzo e cena: dei grandi budini al cioccolato! Non è da tutti. Ricordo primi desideri. Forse, primi toccamenti.

Clac!

E’ la Prima Comunione. Alzataccia. Fuori è ancora scuro. Una donna sbraita per la camerata. E’ la Norma. Femmina dai capelli biondo stopposi. Non cattiva ma rustica. Forse una Magdalena. Ne ha una fila da lavare e da vestire! Non ha tempo. Mi prende per il collo. Mi mette il viso nella stessa saponata di altri. Mi va in bocca dell’acqua!!!! Che faccio?! Cosa cavolo può fare un bambino spaventato?! Rinunciare alla Comunione, e forse, ad un menù senza budino?! Taccio! Ho portato il senso di quel sacrilegio, per anni.

Clac!

Vestita di bianco, una suora imponente, bella. Alla cintola una chiave. Pareva lunga un metro. Era quella della dispensa. Era quella dove teneva il latte condensato in polvere della Pontificia Opera Assistenza. Era la donna più sospirata degli Esposti. Che spolveroni quando ci allungava un barattolo.

Clac!

Prendo gli orecchioni. Un male dell’accidenti! Ho la testa fasciata come una mummia. Sono pieno di un catrame puzzolente e nero che chiamavano Ittiolo. Mi segue un’altra suora. Vestita di nero. Bella. Cattiva. Mi mettono in una cameretta rivestita di legno. Primo isolamento. Non ancora abbandono.

Clac!

Mi caricano su una 1400 Fiat. Nera. Autocarro chiuso con tela. Padova – Vellai di Feltre, così, con altri. Arriviamo. Il Collegio ha spazi immensi, rispetto al perimetro delle mura degli Esposti. Intimorisce. Dove sono c’è silenzio. Mi dicono di andare a destra, in fondo. C’è una breve, ma ripida scalinata. La salgo piano. Emergo su di un enorme campo di calcio in terra battuta. Ragazzi che gridano. Palla che corre.

Clac!

Oh! È arrivata la signorina!? La voce proviene da dietro una colonna. E’ quella dal chierico C. Ero in pantaloni corti, corti, ed aderenti sul cavallo, ricordo. Certamente non erano così per esigenze da stilista, ma perché non della mia taglia. Provenivo da un Orfanotrofio! Che ne sapevo di signorina!. E’ passato più di mezzo secolo. Odio ancora quell’uomo! Si è fatto prete e poi missionario, mi hanno detto. Correva voce che in Africa avesse incontrato un leone. Spero che il leone abbia l’abbia digerito bene!

Clac!

Il collegio era amministrato da un prete. Don L.B. Una sorta di Babbo Natale per tutti noi. Bell’uomo, sui 40/50. L’ho amato? Mi ha amato? L’ho usato? Ci siamo usati? Non lo so. Non sapevo di questi problemi, all’epoca! Tutto quello che sapevo, era che sentivo! Punto!

Clac!

Il prete ed io andavamo a confessarci da un anziano prete con l’idropisia. Sapeva di tabacco in polvere. Ovviamente, sapeva anche di noi. Forse, era una… consorella! Poi è morto. Drammatica ricerca del sostituto. Il prete lo trova. Incauta scelta. Ai piani alti del collegio, vengono a saperlo. Così, è successo a me quello che succede alle donne violate: è colpa sua!

Clac!

Il prete mi fa vedere la lettera nella quale gli dicono di badare meglio alla sua cura dei giovani. Le parole non sono queste. Lo è il senso: doppio!

Clac!

Non vola una mosca! E’ una prima estate. Cielo bellissimo. Le stagioni, allora, erano quattro. Il prete si allontana. Resto sulla panchina, e svolgo la mia prima lezione di bambino: come piange un abbandonato?

Clac!

Sono di nuovo al Computer. Ora è spento. Mi guardo nella schermata. Tutto considerato non sono venuto fuori malaccio! Forse perché “più bello che pria?” No. Forse perché la vita è Matrigna quando espone, ma, Madre, quando propone. A noi scegliere di chi essere figli.

Clac!

Giugno 2006

Sessualità: visioni a confronto.

Se ho capito bene, dici, “la perdita dei referenti maschili e femminili dell’identità sessuale, comporta una “fluidità”, che può portare alla perdita di sé.”
apenna

E, se, invece, non fosse una perdita di sé, ma un ritrovare un sé, che è “fuori” da una sessualità, socialmente precostituita? Se fosse il caso, il mito dell’androgino potrebbe essere un risultato, non un “monito.” E, se risultato, perché non, pietra miliare di una propria, perché raggiunta, sessualità? Al concetto di sessualità, applico il concetto di “transcultura sessuale”, o di “sessualità transculturale”. Cioè, la figura sessuale maschile, “viaggia” verso la propria parte femminile. Opposto ma complementare “viaggio”, quello della donna. Questo, a mio avviso, perché, vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati. Nell’ambito sessuale, ciò che ha fermato questa corrispondenza, è stata la necessità di “creare” la sessualità adatta alla conservazione e perpetuazione dello Stato. Per quella sessualità di Stato, lo Stato, ha dovuto negare quella dell’Uomo. La vita, però, è più forte dello Stato. Sapendolo molto bene, cosa ha fatto lo Stato per difendere la sua proprietà sui cittadini? L’ha divisa in “normali” e “diversi”.

Giugno 2006

Non sei solo

nonseisolo

Vi sono personalità incompiute che si suicidano perché sono sole o anche perché si sentono sole. Userei questa bozza di idea, allora, per comunicare emozioni di vicinanza. A mio pensare, l’idea dovrebbe essere attuata sia da tutte le sedi ArciGay che da quelle prossime agli stessi intenti ausiliari. Cordialità, Vitaliano.

apenna

Riscontri ricevuti? Zero

“Andate e moltiplicatevi”

Nello Spirito, “andate e moltiplicatevi” è un vincolo di vita, non, di fede. Men che meno una crociata. Nello Spirito, i modi di andare e di moltiplicarsi sono infiniti, pertanto, infiniti i sensi, i significati, e gli scopi dei percorsi e delle moltiplicazioni. Ogni genere di vissuto, però, secondo me deve corrispondere con una fondamentale regola: la cessazione del dissidio. Allora, per quanto mi riguarda e per quanto mi risulti ovvio, andate e vivete mi è maggiormente cristiano. Non me ne voglia il Cristo evangelico se la penso diversamente.

apenna

Le basi del giudizio

Sono profondamente convinto che ognuno di noi, è via della verità della propria vita. Per questo senso, ognuno di noi, godrà dei frutti della luce nella propria conoscenza, e penerà, tanto quanto gli è assente, quella luce. Individualmente parlando, nessuno, potrà godere dei frutti di un altro, e nessuno sarà chiamato a portare le pene di un altro. Detto questo, su quali basi, possiamo dirci legittimati al giudizio sulla vita altrui? Secondo me, su nessuna ragionata base. Naturalmente, il discorso cambia se valutiamo la vita altrui su base sociale. Ma, anche lì, ci sono delle cose, un po’ così! Infatti, la valutazione sulla socialità di un individuo, non può non tener conto della personalità dell’Individuo. Quindi, una regola sociale, da un lato è legittima se conforma il Cittadino, e dall’altro illegittima se ne de_forma l’umanità.

apenna

Giugno 2006