La furbizia è un asino vestito da cavallo

ali

I Nokia, sono di una tal semplicità d’uso, (almeno quelli di fascia economica) da far sentire genio anche un interdetto come me, ma non mi soddisfano sto’ granché sotto l’aspetto estetico. E’ la solita storia: si apprezza la moglie, ma si sogna l’amante! Nella mia ricerca di un cell amante, vado per vetrine come un bimbo per pasticcerie, cioè, sbavando su tutte le paste ma sognando il sommo bignè! Sommo bignè in questione, si è rivelato un Samsung di un blu scuro, mezzo opaco e mezzo lucido. Elegantissimo. Leggero. Coloratissima la schermata. Grandi e colorati i caratteri. Fa anche le fotografie. Mignon per la verità, ma sono un tipo che si accontenta. Qualche rogna, nel fatto che non è intuitivo come un Nokia. Così, che sia bello non compensa abbastanza il fatto che mi faccia sentire deficiente. Va beh! Ormai l’ho comperato! Il giorno dopo, però, mi accorgo che la mascherina è abrasa, come da lungo uso. Mi girano le palle. Torno al negozio. Il commesso mi dice che non è usato ma che ha sbagliato modo di pulirlo, e che se proprio voglio ci rimetterà lui 50 euro. Costava 98. Gli dico che come operaio di pulizie, con me sarebbe durato molto poco, ma che non intendo far processi ne farlo pagare la pena. Gli dico anche, però, di sapersi regolare perché non intendo pagarla io, la sua pena. Restiamo d’accordo che in giornata mi farà sapere. Siccome non mi fa sapere nulla, alle 15 e 45 sono davanti la negozio. Aprono alle 16. Aspetto! Il commesso è già all’interno del negozio con un amico che poi vuol farmi spacciare per cliente. Alle 16, il commesso e l’amico escono. Il commesso mi dice: non si preoccupi che le cambio il telefonino e, va al bar. Per dieci minuti, dice. Capisco che vuol rivalersi sul vecchio rompicoglioni. Mi siedo su di un gradino ed aspetto. E’ di parola. Apre la porta del negozio, fa entrare l’amico, mi dice ancora due secondi e mi chiude fuori! C’è un caldo boia, ho appena finito di lavorare, sono esaurito, e devo ancora mangiare. Insomma, non sarei tanto bendisposto, anzi, mi sto rompendo i coglioni! Al quarto secondo gli batto sulla vetrata e a voce non poco bassa gli dico: sono un cardiopatico, mi sento poco bene, devo chiamare un’autoambulanza?!!!! Ciancia ancora sui suoi impegni di lavoro, ma apre. Subito! Torna a perdere un po’ di tempo con l’amico ma deve aver già capito che non sono farina da far ostie! Dopo qualche secondo, infatti, l’amico, poveretta, se ne va! Accolgo le magre giustificazioni del commesso: altra poveretta! Avrei potuto smontargliele in quattro e quattro otto le sue giustificazioni ma non infierisco. Avrei potuto accusarlo, benissimo, almeno di malafede, dal momento che mi ha rifilato come integro, un oggetto che non lo era. Tuttavia, mi basta avergli fatto capire che essere vecchi, non necessariamente, vuol dire essere cretini. Morale della favola: gli asini si vestano pure da cavallo, ma quando c’è un cavallo in giro, è meglio di no!

Datata

Agli Artisti credenti

Nei Vangeli che il credente conosce emerge la Parola che hanno reso vincitrice su le molte dette. Ne consegue, allora, che, a scopo di potere, è frutto di opportunistiche preferenze. Su di quelle, immaginate il bambino che si fidava della parola dei padri su quanto raccontavano sul Padre. Per quanto raccontavano sul Padre, immaginate quanto si sia sentito escluso, offeso, umiliato, spaventato, a motivo di un’emozione sessuale non corrispondente alla norma: vuoi del Padre, vuoi quella detta dai padri. Immaginatelo, ora, davanti a una grotta per il serale rosario, mentre, sentendo la “chiamata”, si sente rispondere Signore non son degno alla figura di un Cristo che, indipendentemente dalle mie fughe dallo sguardo, comunque mi seguiva. Ora so che l’insistenza di quello sguardo è dovuto alla qualità artistica dell’opera, non, ad effettiva possibilità di moto, ma all’epoca, che ne sapeva un bambino da terza elementare, con conoscenze da orfanotrofi più che di vita! Immaginate ora, la crescita di quel bambino sotto pesi più grandi di lui. Immaginatelo cresciuto, un po’ subendoli, un po’ rimuovendoli, un po’ bai-passandoli. Diventato adulto per maggior discernimento, ora quell’uomo si e’ reso conto di quanto abbia sofferto per nulla! Per il discernimento raggiunto, infatti, nulla sta in piedi della Parola che gli hanno somministrato. Non per questo ha perso la fede nella Parola, ma per questo (avendone bisogno) l’ha cercata, e a suo dire trovata, per altre vie. Data la pochezza culturale di quell’uomo, la sua rivelazione è indubbiamente detta da un pescatore incolto. Ben più sapientemente dicevano i padri che l’avevano illuso, e che, a mio credere, continuano ad illudere, rendendo bella la Parola per mezzo di belle parole. Ammesso e per amor di tesi concesso se non da me (penso) che la Verità viene prima della Bellezza, e che se della Verità nulla sappiamo, su cosa gli artisti basano la fede nella Parola, se non per Credo su l’inconoscibile bellezza del Verbo? O si basa su verbi e parole, emozionalmente motivanti perché vivificano la loro vita. Mi chiedo ancora: i credenti artisti, seguirebbero la Parola se indicata da un pescatore, poeticamente parlando, non in grado (o non intenzionato) ad elevare l’animo esteta al Regno dei Cieli? Si, aveva ragione il Cristo che ci hanno detto: beati i poveri di spirito. A mio sentire, non poveri perché variamente nulli, bensì perché sentono solamente il loro spirito. Si, ad ognuno la sua via, la sua verità, la sua vita.

Armonica, una voce dalla notte m’ha detto: guardatela.

Secondo il mio pensiero, la croce, simbolizza il peso della Natura (il corpo della vita) sulla vita della Cultura. La Croce, in quanto simbolo del peso della Natura sulla forza della Cultura è il simbolo universale che dice la fatica e la sofferenza che è nel vivere. A mio vedere, ogni pensiero che solleva la croce dalle spalle di chi vi è caduto sotto, è Cireneo. Dalla simbolica lettura di quest’immagine, rilevo che, Cireneo, è l’atto dell’Uomo che ausilia il caduto, e l’atto delle Leggi che si prefiggono analogo scopo. Anche il mio sonno di questa notte deve essere caduto sotto il peso della fatica di venire a capo della questione, Crocifisso si, Crocifisso no, ma non so quanto sia stata cinerea la voce che appena prima di svegliarmi m’ha detto: guardatela. Non so quanto cirenea, appunto perché non ha potuto non aggiungere fatica a fatica nel tentar di capire. So bene cosa si dice di chi sente le voci nella mente, ma io l’ho sentita in mezzo ad un sogno da dormiveglia, del quale non ricordo nulla se non che non aveva chiaro capo. Intenzione di quella voce, era fornirlo? Mi vien di pensare di si, dal momento che il logos del contendere, per la mia sensibilità e finalità, esige la risposta mediatrice che aiuti a far cessare un dissidiante contenzioso. Avete presente una bandiera mossa da un vento delicato? Ecco, il “Guardatela”, era detto con un tono che nella mia mente oscillava come una bandiera. Perché quella voce m’ha detto – Guardatela – e non – Guardatelo – e perché, già che c’era, non ha aggiunto verbo?

Nelle manifestazioni dello spiritismo vi sono voci che indicano una meta, e voci che guidano alla meta. Ascolto le prime, diffido delle seconde. Le prime, infatti, lasciano liberi di percorrere in proprio la via indicata, mentre le seconde possono influire chi le ascolta senza discernere, anche sino al condizionamento; e qui non ci siamo! Nulla può verificare l’identità del parlante, infatti; e niente può dire sulle sue reali intenzioni, come nulla può provarle se non una fede che non può non essere intellettivamente mal riposta. Se quella voce m’avesse detto – Guardatemi – l’avrei pensata proveniente da una vita crocefissa. Divina o umana, chi può affermarlo se non dicendo quello che pensa ma non quello che necessariamente è e/o sa? Se quella voce avesse detto – Guardatelo – (sottintendendo il Crocifisso) l’avrei pensata proveniente da chi osserva il Crocifisso, oppure, da un crocifisso delle tante centinaia che lo furono letteralmente, e/o delle innumerevoli trapassate che sono state appese alla loro croce dalle personali sofferenze, ingiustizie, ecc, ecc. Ma quella voce (non esclamativa) m’ha solamente detto – Guardatela – Non il Crocifisso o un crocifisso ha indicato, allora, ma solamente la Croce. Perché? Può essere perché ha indicato il luogo del dolore di chi persegue l’errore. In questo senso potrebbe essere una pedagogica avvertenza. Può essere perché la Croce senza il crocifisso ci dice che nessuna vita rimane per sempre inchiodata ad un destino di dolore. Eminentemente cristiano, quest’ultimo pensiero. A mio sentire. Da appendere ai muri delle chiese: a mio sperare.

Il Dolore, l’Errore e il Dissidio.

neocapoversoEssendo, la vita, una trinitario unitaria corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati, il dolore naturale e/o culturale e/o spirituale che impedisce il suo raggiungimento denuncia l’assenza di verità tanto quanto l’impedisce. Tanto quanto la forza della vitalità  naturale e della vita culturale e spirituale non patirà l’errore fra Natura e Cultura, e tanto quanto, l’assenza del dissidio permetterà alla vita umana, sociale e religiosa, di perpetuare i suoi principi senza dolore naturale e spirituale da errore culturale. Ovviamente, neanche per questa strada si giunge a conoscere la Verità. Si riconoscono, però,  i tre capisaldi della Non_Verità

asepara

ERRORE

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DISSIDIO                                                                             DOLORE

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In ragione dello stato, l’Errore può condurre al Dissidio.

In ragione dello stato, il Dissidio recato dall’Errore può condurre al Male.

Il Male è la massima espressione di chi in piena coscienza

avversa il Principio e i suoi principi: la vita.

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La Natura è Via

neocapoverso
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Comunque figurata

la Natura è il Corpo della vita

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Comunque raggiunta                      Comunque sentito

Cultura è Conoscenza del Vero          Spirito è la Forza della vita

 secondo Natura e la Potenza della vita secondo Cultura.

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La Natura è il Corpo del Bene

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la Cultura è il Corpo del Vero                         lo Spirito è il Corpo del Giusto

che si origina dalla corrispondenza di Forza e Potenza

fra il Bene ed il Vero

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La Natura è il luogo del Bene

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per ciò che prova il Corpo

conosce la Mente                                                      sente lo Spirito

pertanto

nel vivere

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nel guardar vivere                                 nel guardarsi vivere

per essere secondo Natura

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per capire secondo Cultura               per sentire secondo Spirito

la Natura è Via

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Cultura è Verità                                            Spirito è Vita

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In ragione della forza e della potenza della Cultura

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lo Spirito permette alla Natura di attuare i suoi contenuti

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La Natura è il Contenitore che ha formato i suoi Contenuti di bene, di vero e di giusto

La  Natura quanto lede condiziona e/o devia i contenuti di vero della Cultura

La Cultura quando lede condiziona e/o devia i contenuti di bene della Natura

Lo Spirito quando lede condiziona e/o devia la vitalità del bene e la potenza del vero

Il Contenitore e i Contenuti sono integri e alla Persona propri, tanto quanto il Compito di vivere il Bene ed il Vero secondo Spirito, corrisponde al Piacere di vivere il Bene ed il Vero secondo Spirito.

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Il Bene nella Natura

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il Vero nella Cultura                                  il Giusto nello Spirito

si ergono dove si annulla il Dissidio per raggiunto Criterio

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La Forza dello Spirito è la vita della Natura

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    La Potenza dello Spirito                              Lo Spirito è la Forza

       è la Forza della Cultura                               della vita della Natura

 che corrisponde con la vita della sua Cultura

aneogrigia

All’Amministratrice del Condominio

ali

Questa mattina, in data (02/1219) nell’appartamento n° 7 hanno iniziato un lavoro sul muro dove dalla mia parte ho il contatore del gas, la caldaia, e le tubature dell’acqua. L’hanno fatto con il martello pneumatico. Dopo più di un oretta di continuo martellamento (hanno iniziato verso le nove e hanno finito oltre le 11) sono andato a suonare il campanello di quell’abitazione. All’operaio che mi ha aperto ho detto che non era il fracasso che mi disturbava, bensì un pensiero: le ripercussioni dei colpi su muri di sasso, inevitabilmente si sarebbero ripercosse su tubature di piombo di almeno un settantennio. L’operaio non vede il problema (delle possibili microfratture su quelle del gas e dell’acqua e poco male per queste ultime) perché i muri sono larghi 50 cm. L’obiezione è inconsistente. A tutto pensavo, infatti, fuorché alla caduta del muro! L’operaio non sa (o se sa gli ha fatto comodo non sapere) che i sassi non assorbono i colpi, anzi, li amplificano. Da colpiti in quel modo, infatti, a loro volta colpiscono pressoché di netto, dal momento che una malta di più di settantanni ben poco può fare se non sgretolarsi sotto i colpi. La situazione è certamente meno conseguente se si opera con il solo scalpello e martello. Guaio è, che ciò aumenta sia la fatica dell’operaio che i tempi di lavoro. Del guaio, dovrebbe farsene carico il Condominio? A me non risulta. A lei risulta? A continuazione del martellamento, suono un’altra volta. All’operaio di prima chiedo di mettere una mano sul rubinetto del mio lavello mentre il collega dall’altra parte agisce il martello. Gli ho chiesto di farlo perché aprendo il rubinetto ho avvertito delle preoccupanti vibrazioni. Non l’ha fatto perché aveva finito il lavoro, ma posso o non posso dirmi che non l’ha fatto perché si sarebbe chiaramente reso conto che non parlo per niente? L’inquilina mi dice che deve pur mettere su la caldaia! Non mi risulta di averlo impedito come non mi risulta di aver proibito alcunché agli operai, ma, le richiedo: per quali motivi le difficoltà inerenti a un lavoro devono necessariamente ripercuotersi nella “mia” abitazione? Ora, guaio riparabile se il martellamento pneumatico giunge a procurare delle microfratture nelle canne dell’acqua: ipotesi che non direi campata per aria vista la loro età! Guaio riparabile, anche se succedesse in quelle del contatore del gas o nelle sue canne, ma non di certo immediatamente! E nel frattempo? E se nel frattempo diventasse un grosso guaio per me, chi e cosa esclude che non lo possa diventare anche per i restanti condomini? Indipendentemente se veloce, lenta o lentissima, infatti, un’espansione di gas dentro un muro va e penetra dove ci sono crepe. Gioiscano i condomini se presenti solo da me, ma quanto possono dirsi sicuri che non penetrerà anche da loro? Le richiedo infine: la salute di un condominio è legata al caso, oppure lo si può gestire? Alla vostra riflessione.  Con i miei saluti, il condomino Vitaliano.

In Svezia con uno sproposito

aliHo spedito questo sproposito all’Accademia Svedese delle Scienze. Come cantava Doris Day: que sera sera.

asepara

Cortese Realtà, mia madre mi diceva: Vitaliano, se proprio devi annegarti fallo in un mare grande. Non trovando mare più grande del vostro, qui annego il mio pensiero. Per quanto perplessa, Cesira sarebbe d’accordo. lettereperdamasco.com è l’opera nella quale esprimo il mio ideale pedagogico: capire e vivere la vita secondo lo Spirito che gli è forza secondo Natura e potenza secondo Cultura. Pongo il vero su quanto sostengo sullo stato della Pace. Vi è pace tanto quanto riusciamo ad estirpare il dissidio: emozione naturale e culturale che conduce al delirio spirituale quando non allo spiritico. Il sito è in italiano. Per fortuna c’è Google! Nella mia segnalazione è presente un problema: non riesco a capire se è dovuta ad una ispirazione (qualsiasi ne sia la fonte) oppure ad una mania di grandezza. Lascio ai posteri l’ardua sentenza. 🙂 Lo stavo dimenticando: culturalmente e socialmente parlando sono un Nessuno. E’ un’opinione che personalmente non condivido. 🙂 Con i miei più distinti saluti.

asepara

Dall’Italiano all’Inglese tradotta con Google

Courteous Reality:
my mother said to me: Vitaliano, if you really have to drown yourself, do it in a big sea. Finding no sea greater than yours, here I drown my thoughts. However perplexed, Cesira would have agreed.
lettereperdamasco.com

is the work in which I express my pedagogical ideal: to understand and live life according to the Spirit who is strength according to Nature and power according to Culture. I put the truth on what I say about the state of Peace. There is peace as much as we manage to eradicate the conflict: natural and cultural emotion that leads to spiritual delirium, if not spiritually. The site is in Italian. Luckily there is Google! In my report there is a problem: I cannot understand if it is due to an inspiration (whatever its source) or to a mania of greatness. I leave the arduous sentence to posterity. 🙂 I was forgetting it: culturally and socially speaking I am a Nobody. It is an opinion that I personally do not share. 🙂 With my best regards,

Dov’é Dio?

La richiesta che hai fatto a Dio, di un alibi per le schifezze che compie la Sua creatura, mi rugava, mi rugava… L’ha fatto, al punto, da mettermi nelle Sue braghe! Pensa te, a cosa mi costringi! Ti mando la Sua risposta. Spero ti accontenti. Pubblicherò anche questa “senza pudore”. Non Me ne vorrà, e non volermene tu. Ciao

asepara

Dio esiste nel pianto di un bambino. Esiste, nello sguardo impotente, nell’umanità dolente, nella superbia della nostra mente. Esiste nella violenza sulla Donna. Esiste, nella violenza sulla terra. Nella violenza che subisce l’età. Esiste fra l’amore e l’amante. Nei nostri dubbi, esiste. Nei nostri deliri, esiste. Esiste nella visione che non crede. Nel visionario che lede. Esiste come faro per navigare, ma, non è scelta di rotta, o di barca, o di mare: esiste, perché Motore!

asepara

Motore di vita, però, non come Burattinaio, o cinico Padre, o Creatore indifferente.

Giugno 2006

Dio è un sommo sasso?

Nello scritto “Dio esiste nel pianto di un bambino”, sostengo che è Motore. Come Motore, l’hanno detto “Immobile”. L’unica vita immobile che conosco è quella dei sassi. Dio, è un sommo sasso? Se non lo è, allora, non può essere che mobile! Come sia mobile è al di fuori della mia conoscenza, come, credo, aldifuori della conoscenza di chi l’ha detto immobile. Non per questo non posso dire la mia: vale quello che vale. Se ammettiamo, che, vita, sia corrispondenza di stati fra Natura, Cultura e Spirito, quello che è della Somiglianza non può non essere dell’Immagine. Se ammettiamo che la vita divina è somma, somma sarà la corrispondenza dei suoi stati. Nella somma corrispondenza, quegli stati confluiranno nella somma unità. Si congiungeranno al punto da renderla immobile? Per quello che se so, potrebbe anche essere, ma, se è vita dal principio non può essere che in moto e quindi Motore mobile. In ragione delle condizioni fisico – psichiche, il nostro cuore pulsa un tanto al minuto. Ora, immaginiamo il cuore divino come quello della vita. Adesso, immaginiamolo come l’hanno sempre definito (eterno) o come ora lo stanno pensando: senza fine. Il suo battito, quindi, pulserà secondo la misura del suo tempo e/o secondo lo stato di quell’inimmaginabile condizione. Poiché non siamo assolutamente in grado di concepire la misura di un tempo senza fine, neanche siamo in grado di concepire la frequenza del battito del cuore di quella vita. Allora, è motore immobile o mobile, oppure é giusto che la teologia riconosca i suoi limiti prima che glieli ricordi il Motore, buttando giù anche quella vanesia Torre? Nella speranza che risparmi la mia, una possibile risposta potrebbe essere questa: il Motore è immobile perché è, ed è mobile perché permette ciò che è.

Giugno 2006
Meglio mirata nel Marzo 2020

La vita espone e propone

ali

Accetto di corrispondere con Nata84. Apro la schermata de: ilfarodeladozione.blogs.it. Leggo il titolo, “la Ruota degli Esposti: storie di casa mia.” Come per certi personaggi della fantascienza, da quel punto sono altrove. Sento un colpo metallico. Sembra il suono che fanno i distributori di diapositive.

Clac!

Due madri e tre padri. La madre naturale e quella adottiva. Il padre naturale, l’adottivo, il secondo marito di mia madre adottiva.

Clac!

Ricordo il padre adottivo. Ero sui 5/6 anni. Mi ha portato a vedere un film cantato da Mario Lanza. “Corri, corri, cavallino!” mi pare dicesse il ritornello. All’epoca, era molto in voga. Lo sento ancora. Era sera. Era d’autunno. Mi domanda se ho freddo. Mi fa indossare la sua giacca. Ho un papà! Mi è mancato, grosso modo a quell’età, ma non ci giurerei. La diapositiva è sfocata.

Clac!

Sono agli Esposti di Padova. All’epoca si diceva dall’Ovo. Mai saputo il perché! Ricordo i menù di pranzo e cena: dei grandi budini al cioccolato! Non è da tutti. Ricordo primi desideri. Forse, primi toccamenti.

Clac!

E’ la Prima Comunione. Alzataccia. Fuori è ancora scuro. Una donna sbraita per la camerata. E’ la Norma. Femmina dai capelli biondo stopposi. Non cattiva ma rustica. Forse una Magdalena. Ne ha una fila da lavare e da vestire! Non ha tempo. Mi prende per il collo. Mi mette il viso nella stessa saponata di altri. Mi va in bocca dell’acqua!!!! Che faccio?! Cosa cavolo può fare un bambino spaventato?! Rinunciare alla Comunione, e forse, ad un menù senza budino?! Taccio! Ho portato il senso di quel sacrilegio, per anni.

Clac!

Vestita di bianco, una suora imponente, bella. Alla cintola una chiave. Pareva lunga un metro. Era quella della dispensa. Era quella dove teneva il latte condensato in polvere della Pontificia Opera Assistenza. Era la donna più sospirata degli Esposti. Che spolveroni quando ci allungava un barattolo.

Clac!

Prendo gli orecchioni. Un male dell’accidenti! Ho la testa fasciata come una mummia. Sono pieno di un catrame puzzolente e nero che chiamavano Ittiolo. Mi segue un’altra suora. Vestita di nero. Bella. Cattiva. Mi mettono in una cameretta rivestita di legno. Primo isolamento. Non ancora abbandono.

Clac!

Mi caricano su una 1400 Fiat. Nera. Autocarro chiuso con tela. Padova – Vellai di Feltre, così, con altri. Arriviamo. Il Collegio ha spazi immensi, rispetto al perimetro delle mura degli Esposti. Intimorisce. Dove sono c’è silenzio. Mi dicono di andare a destra, in fondo. C’è una breve, ma ripida scalinata. La salgo piano. Emergo su di un enorme campo di calcio in terra battuta. Ragazzi che gridano. Palla che corre.

Clac!

Oh! È arrivata la signorina!? La voce proviene da dietro una colonna. E’ quella dal chierico C. Ero in pantaloni corti, corti, ed aderenti sul cavallo, ricordo. Certamente non erano così per esigenze da stilista, ma perché non della mia taglia. Provenivo da un Orfanotrofio! Che ne sapevo di signorina!. E’ passato più di mezzo secolo. Odio ancora quell’uomo! Si è fatto prete e poi missionario, mi hanno detto. Correva voce che in Africa avesse incontrato un leone. Spero che il leone abbia l’abbia digerito bene!

Clac!

Il collegio era amministrato da un prete. Don L.B. Una sorta di Babbo Natale per tutti noi. Bell’uomo, sui 40/50. L’ho amato? Mi ha amato? L’ho usato? Ci siamo usati? Non lo so. Non sapevo di questi problemi, all’epoca! Tutto quello che sapevo, era che sentivo! Punto!

Clac!

Il prete ed io andavamo a confessarci da un anziano prete con l’idropisia. Sapeva di tabacco in polvere. Ovviamente, sapeva anche di noi. Forse, era una… consorella! Poi è morto. Drammatica ricerca del sostituto. Il prete lo trova. Incauta scelta. Ai piani alti del collegio, vengono a saperlo. Così, è successo a me quello che succede alle donne violate: è colpa sua!

Clac!

Il prete mi fa vedere la lettera nella quale gli dicono di badare meglio alla sua cura dei giovani. Le parole non sono queste. Lo è il senso: doppio!

Clac!

Non vola una mosca! E’ una prima estate. Cielo bellissimo. Le stagioni, allora, erano quattro. Il prete si allontana. Resto sulla panchina, e svolgo la mia prima lezione di bambino: come piange un abbandonato?

Clac!

Sono di nuovo al Computer. Ora è spento. Mi guardo nella schermata. Tutto considerato non sono venuto fuori malaccio! Forse perché “più bello che pria?” No. Forse perché la vita è Matrigna quando espone, ma, Madre, quando propone. A noi scegliere di chi essere figli.

Clac!

Giugno 2006

Sessualità: visioni a confronto.

Se ho capito bene, dici, “la perdita dei referenti maschili e femminili dell’identità sessuale, comporta una “fluidità”, che può portare alla perdita di sé.” E, se, invece, non fosse una perdita di sé, ma un ritrovare un sé, che è “fuori” da una sessualità, socialmente precostituita? Se fosse il caso, il mito dell’androgino potrebbe essere un risultato, non un “monito.” E, se risultato, perché non, pietra miliare di una propria, perché raggiunta, sessualità? Al concetto di sessualità, applico il concetto di “transcultura sessuale”, o di “sessualità transculturale”. Cioè, la figura sessuale maschile, “viaggia” verso la propria parte femminile. Opposto ma complementare “viaggio”, quello della donna. Questo, a mio avviso, perché, vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati. Nell’ambito sessuale, ciò che ha fermato questa corrispondenza, è stata la necessità di “creare” la sessualità adatta alla conservazione e perpetuazione dello Stato. Per quella sessualità di Stato, lo Stato, ha dovuto negare quella dell’Uomo. La vita, però, è più forte dello Stato. Sapendolo molto bene, cosa ha fatto lo Stato per difendere la sua proprietà sui cittadini? L’ha divisa in “normali” e “diversi”.

Giugno 2006

“Andate e moltiplicatevi”

Nello Spirito, “andate e moltiplicatevi” è un vincolo di vita, non, di fede. Men che meno una crociata. Nello Spirito, i modi di andare e di moltiplicarsi sono infiniti, pertanto, infiniti i sensi, i significati, e gli scopi dei percorsi e delle moltiplicazioni. Ogni genere di vissuto, però, secondo me deve corrispondere con una fondamentale regola: la cessazione del dissidio. Allora, per quanto mi riguarda e per quanto mi risulti ovvio, andate e vivete mi è maggiormente cristiano. Non me ne voglia il Cristo evangelico se la penso diversamente.

Le basi del giudizio

Sono profondamente convinto che ognuno di noi, è via della verità della propria vita. Per questo senso, ognuno di noi, godrà dei frutti della luce nella propria conoscenza, e penerà, tanto quanto gli è assente, quella luce. Individualmente parlando, nessuno, potrà godere dei frutti di un altro, e nessuno sarà chiamato a portare le pene di un altro. Detto questo, su quali basi, possiamo dirci legittimati al giudizio sulla vita altrui? Secondo me, su nessuna ragionata base. Naturalmente, il discorso cambia se valutiamo la vita altrui su base sociale. Ma, anche lì, ci sono delle cose, un po’ così! Infatti, la valutazione sulla socialità di un individuo, non può non tener conto della personalità dell’Individuo. Quindi, una regola sociale, da un lato è legittima se conforma il Cittadino, e dall’altro illegittima se ne de_forma l’umanità.

Giugno 2006

Fede e Verità

A proposito di Fede e Verità: come capire (e distinguere) lo stato divino da quello umano in tutti quelli che si nominano variamente delegati ad interpretare la parola divina? Se solo torniamo daccapo, (al Principio di ogni principio), la risposta viene da sé. Il Principio (Dio, comunque lo si nomini o lo si conosca) è il massimo stato della comunione fra i suoi stati. Se unità prima è l’Uno. Chi ha raggiunto il massimo stato della comunione fra i suoi stati, non può avere in sé nessun dissidio. L’assenza di ogni dissidio permette quella massima comunione di sé, (e di sé con altro da sé), che chiamiamo amore. Il Principio della vita, pertanto, essendo lo stato della massima comunione fra i suoi stati, è la massima immagine dell’amore. In quanto tale divina, dal momento che nell’umana non è possibile annullare (in assoluto) la presenza del dissidio. Se lo stato della comunione detta dall’amore, è il segno della presenza divina in quella umana, ne consegue, che tutto quello che unisce è proprio dello spirito divino, e tutto quello che separa è proprio dello spirito umano. Lo Spirito divino è la forza, (fiato, soffio, o parola che si voglia dire), che ha originato la vita. Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati. Infinite le corrispondenze fra gli stati della vita, ed infinite le forme di vita. Ad ogni forma di vita, la sua conoscenza del Principio che l’ha originata. La massima conoscenza non può non portare al massimo principio, quindi, direi necessariamente, tutte le vie della vita non possono non convergere che verso l’Unico principio. Se l’Amore è Maestro di Comunione fra vita e vita, allora, l’amore che unisce ogni Via con la Verità della Vita, è il revisore di ogni scritto sinora composto su L’Amore, cioè, sul Padre. Mi si dirà: come porre in comunione le più diverse culture della vita? Il come non lo so, ma se da quell’impresa di comunione è assente il dolore, quel come, non potrà non essere vero. Perché a segnare una verità deve proprio essere il dolore, e non un superiore pensiero? Semplice! Perché il Principio della vita è il Bene: ed il bene sente il vero, anche quando il vero non sempre sa.

Grafomane: si dice di…

ali

Persona affetta da grafomania; part. ( spreg. ), scrittore prolifico, ma superficiale e mediocre. Direi più che evidente la mia prolificità. Sulla mediocrità, invece, ad ognuno la sua opinione. La mia è questa. Tanto o poco, giustificanti o meno, coscienti o no che si sia, come per tutti sono agito e agisco due realtà: l’ideale e la reale. Si può dire una senza dire l’altra? A mio avviso, no, o lo si può solo ammettendo che la giustizia pesa con un piatto solo. La giustizia con un piatto solo è tipica del Potere che mira alla sovranità. Poiché miro solo alla sovranità di me su di me, non ho potuto, quindi, non usare la giustizia che usa due piatti: quello del bene in uno e quella del dolore nell’altro; quello del vero in uno e quello dell’errore nell’altro; quello del giusto in uno e quello dell’ingiusto nell’altro. Se in questo ho errato, non ho voluto evitarlo.

Le domande prima del Lutto

ali

Quando l’Amato m’ha chiesto cosa succederà, dopo, mi sono ritrovato assolutamente impreparato. Dove i libri hanno mancato la loro funzione, ancora una volta non l’ha mancata il cuore; e il cuore m’ha suggerito la risposta: non so cosa succederà dopo. Pensa solo che ti amo. All’epoca, mai affermazione mi è parsa tanto insufficiente. Tanto che la dissi con convinta ritrosia. Con l’andar del tempo, invece, ne ho capito tutta la saggezza. Fu saggia, non solo perché ha confermato un sentimento (e, dunque, dato sicurezza ad una finale debolezza) ma anche perché ha ancorato la mente di quella persona (e, per inciso, anche la mia) all’interno di un fatto concreto: gli atti d’amore che hanno strutturato il comune sentimento, e scritto la comune storia. Fermando quella mente all’interno di quel fatto (ed in questo proteggendola dall’ignoto che incombeva) credo di aver ottenuto un duplice scopo:

*) sia nel mio che nel suo caso, ho dato funzione esistenziale a chi temeva di non averne avuta alcuna;

*) ho allontanato la paura del dopo (o quanto meno l’ho attenuata) pur non avendo risposto alla domanda.

Mi si chiederà (come me lo sono chiesto anch’io) ma come si fa ad amare la vita quando non si sente che dolore? Direi che si torna ad amare la vita, tanto quanto ci rifiutiamo di sentire solamente il dolore. Non è certo per mero egoismo che dobbiamo rifiutare l’ascolto del dolore nei casi di lutto, ma perché il dolore è conseguenza di un erroneo intendere ciò che è giusto, sia per la vita che ci ha lasciato, sia per la nostra. Il dolore, infatti, è male naturale e spirituale da errore culturale. Quando ci allontaniamo dal dolore che ci è causa di morte, ci par di allontanare chi abbiamo amato. Ci sentiamo come se morisse ancora una volta, e quel che è peggio, la seconda volta a causa nostra. Che vi sia allontanamento è indubbio, come è indubbio che il motivo allontanante non è l’allontanamento dell’amore ma quello del dolore. La dove vi è dolore, infatti, non può esistere il bene. Se un trapassato ha bisogno dl nostro dolore, è chiaro che non vuole il nostro bene. Non volendolo, è chiaro che non ci ama. Liberarsi di ogni ricordo di quella morte, quindi, oltre che doveroso è necessario. Diversamente, il trapassato che ci ha amato e ci ama, non può non augurarsi che allontaniamo da noi il dolore, appunto perché non è quello che vuole ma il nostro bene. Non solo. Siccome l’amore non può coesistere con il dolore, tanto quanto avremo dolore e tanto quanto favoriremo l’allontanamento da noi del trapassato che ci ama. Tale favore lo aiuterà a liberarsi dai legami con questo mondo. Ogni volta stiamo male, quindi, o abbiamo vicino un trapassato che è nel male e lo persegue, o non abbiamo vicino il trapassato che è nel bene e lo persegue. Stante le cose (sempre a mio conoscere, ovviamente) a che ci serve e/o a che serve il dolore se questo ci allontana da chi ama e non allontana da noi chi non ama? Con questo non voglio dire che sia giusto andar a ballare il giorno stesso di un funerale, bensì, che dopo aver accompagnato una vita al suo principio, è giusto rivolgere il nostro pensiero verso il bene, non, verso il dolore. E’ giusto farlo perché nel bene troveremo tutto ciò che è e da vita, mentre nel dolore, non troviamo che dolore. Naturalmente, ad ognuno le sue scelte, e nelle proprie scelte, le corrispondenti misure.

Giugno 2006

L’obbligata marchetta del Buonarroti

giudizio

Nel suo Giudizio universale il Buonarroti (buonuomo e buonanima) ha dovuto mettere Cristo al posto di Dio per permettere alla committente di confermare con tanta gloria, che solo essa (la gloria) è la vincolante depositaria del testamento culturale e spirituale di cotanto giudice: come se della gloria gliene fregasse qualcosa. La chiesa sta attuando un’analoga marchetta anche adesso. Sta dicendo, infatti, che Cristo è Dio. Sa bene la chiesa che non è così. Lo fa diventare tale, però, per il bisogno di rendere maggiormente fondante un vicariato basato su una figura dal valore emozionale che non va più per la maggiore. Rendendo Dio quella figura, invece, la chiesa rende maggiormente divino anche il suo vicariato. Mi auguro che Cristo non resti ancora appeso al legno ora che è diventato Dio. Starò a vedere cosa dice e cosa farà una chiesa, che sta assomigliando sempre di più al mio marocchino. Lo sciagurato, infatti, qualche volta si giova della mia scarsa memoria per convincermi sulle ragioni della sua furbizia! Gliela mando liscia perché sono da bruscolini. Non lo farei, però, se nel suo occhio vedessi una contraddittoria trave, e nulla di significante nel mio.

Leggo da più parti

ali

Caro Francesco: leggo da più parti che sei seguito come persona ma meno dai fedeli. La faccenda non mi meraviglia più di tanto. Stai pian piano cancellando, infatti, la linea di demarcazione fra buoni e cattivi. Da un lato, quindi, preoccupi i potentati che ti reggono la sedia, e dall’altro, confondendo quelli che non capiscono più in quale parte ti stia collocando. Spauriti, si stanno chiedendo se tu sia ancora cristiano_cattolico. Vaglielo a dire che non puoi essere nuovo se non lasci il vecchio, e che nel lasciarlo, non puoi non essere e non avere lo spirito di contraddizione per chi, a immediata lettura, ti vede conforme A.., e nel contempo, eretico verso A. Vaglielo a dire a quanti non sanno che per essere universali secondo il Principio, si deve andare oltre i principi raggiunti, perché il Principio è vita, e alla vita del Principio (e di quanto ha principiato) non si può (vano tentativo) togliere Spirito, o Fiato che dir si voglia. Se non ricordo male la profezia, dovresti essere l’ultimo papa. Lo penso anch’io. Non tanto perché non c’è ne saranno altri dopo di te, ma perché, della tua visione, saranno i restauratori che, smussando qua e togliendo o aggiungendo la, rimetteranno in ordine quanto sarai riuscito a lasciare di tuo. Non ti sembri un invito a tirar a campare, questa mia, perché, se è vero (secondo me) che non sarà tua l’ultima parola, è anche vero che l’ultima parola c’è l’ha la vita: il tutto dal Principio. In quella, a mia volta confido da cristiano e non cristiano, e da cattolico e non cattolico.

Un giovane di Destra

ali

Un giovane uomo di Destra ci frequentava, noi, gruppo di Finocchi con infinite sfumature di femmininità come di virilità. Non andava a donne, non andava a uomini (stava assieme a una donna che ha preferito una donna) ma non era di animo cattivo, così l’abbiamo accolto nel gruppo come si accoglie un amico. Non ricordo per quale discorso, ma una volta, imperativo, ebbe a dire: si deve fare così! Come? Tu, umanamente nullo (benché fascista) ti permetti di imporre un qualcosa a qualcuno?! Via, via! Non per le sue idee politiche, sia chiaro, ma per la sua volontà di imposizione! Fascismo, per me, è questo. Devo amaramente riconoscere che “fascista” è uno spirito molto trasversale. Tanto è vero che indossa cravatte non solo nere. Tanto è vero che indossa anche dei bianchi collarini di plastica.

Aprile 2008

Chi chiama chi?

ali

Collegio: in età da terza elementare. Assieme ad altri ripetevo il prete che recitava il rosario. Sono di fronte ad una specie di grotta. Non mi ricordo se simil Betlemme, o Lourdes. Naturalmente, sono in fondo alla fila. C’era l’immagine del volto di Cristo, in quella grotta. Era illuminata. Da lampadine. Quel volto non mi lasciava. Dove giravo il viso, pareva seguirmi. Avevo un bel nascondermi dietro la schiena di quelli davanti! Appena uscivo dal nascondiglio, l’immagine tornava a guardarmi. Il fatto m’aveva preso anche le budella, devo dire. Miracolo? Macché! Ci sono immagini così riuscite, infatti, che legano lo sguardo, ma, che ne sapevo d’arte, all’epoca! Comunque sia, a quell’immagine ricordo d’aver detto: Signore non son degno. Che cavolo ne sapevo, rispetto a quello che poteva saperne Lui, se ne ero degno o meno! Non che adesso ne sappia di più, ovviamente! Mi sa, però, che anche all’epoca “sapevo” che i Finocchi non dovrebbero diventare preti. Ed io lo ero, Finocchio! Verso la fine della Quinta, i preti del collegio cercavano e sceglievano i pesciolini che pensavano adatti alla loro rete.”Fatevi pescatori d’uomini!” Già! Di uomini, non, di bambini! Gli eletti venivano indirizzati verso le medie, prima, (queste, all’interno del collegio) e poi verso le superiori: esterne. Le altre in Seminario. In quelle incubatrici, (collegio prima e seminario poi) che ne sapevano, gli eletti, di sessualità, se non la forza che indubbiamente si faceva sentire, come, normalmente, si fa sentire con tutti. Pare, però, che riuscissero a contenerla all’interno della Regola; non ancora voto. Perché ci riuscivano? Semplice! Perché erano fortemente motivati. I guai vengono dopo. Quando, (non per tutti, ovviamente) dal senso di una missione, si rischia di passare al senso di una professione.

ali

In questa fase, calano le motivazioni, e con quelle, le barriere di contenimento che sono tutti gli ideali che intediamo come superiori. Cosa non nega il passaggio dalla missione alla professione? Direi, la discesa dal fico che è ogni passaggio dall’ideale al reale. Dall’ideale al reale, non solo per ciò che concerne la conoscenza della missione, ma anche per quanto concerne una più completa conoscenza di sé stessi e della vita. In genere, da una più completa conoscenza di sé stessi, ne consegue (almeno nei più equilibrati, direi) una più completa accettazione della propria umanità. Così, oltre che vivere il suo spirito sacerdotale, quel risvegliato, passa a vivere anche la sua carne. Qualche volta occasionalmente, qualche volta costantemente. Dipende dal genere di carne. C’è carne forte, c’è carne tiepida. c’è quella che pare debole ma che invece non resiste alle tentazioni perché di fatto è la più forte. Il senso ed il peso della castrazione è un dolore è uguale sia per quelli sessualmente galli (gli integri e forti) sia per i capponi: i non integri e/o non forti. Nessuno può dire se la croce dei galli è più pesante di quella dei capponi perché ognuno sente la sua. Non è questo il punto. Il punto è che i capponi spacciano per raggiunta virtù, quello che in effetti è dato dal fatto che prima di essere dei Castrati per il Regno dei Cieli, già lo sono per il regno dell’uomo. Nessuno dovrebbe essere ordinato prete prima dei quaranta! In età non ancora sperimentata, il “chiamato” non può sapere se è effettivamente in grado di mantenere il suo voto! Farlo prima, è una sorta di sventato karachiri, quando non, una delle infinite scelte dettate da l’immaturità, che per giovinezza, nulla e nessuno risparmia. Non c’è tonaca che difenda da scelte immature! Nella chiesa accanto alla Basilica di S. Zeno, anni fa officiava un giovane prete. Un armadio a due ante, con la faccia da bambino. Non c’era verso che dicesse le giuste parole durante la messa. Ancor prima di far sorridere, (in altro posto avrebbe fatto ridere) faceva tenerezza. Poveretto! Non l’hò più visto. Lo immagino trasferito sul cucuzzolo di qualche montagna. L’ho immaginato anche, sottoposto a qualche in terapia psichiatrica. Gesù! Quello che non riesco ad immaginare, e che sia ancora prete. Faccio fatica ad immaginare, anche, che gli abbiano lasciato la possibilità di risorgere come uomo. Ne so qualcosa di quegli impedimenti. Per poter rinascere a me stesso, infatti, ho dovuto uscire dalla tomba religiosa in cui mi ero trovato per sistema, più che per scelta personale.

Ottobre 2007

Quando hanno cominciato a morire gli dei?

ali

Giorni fa, un pensatore dal nome che direi di origine polacca, (se non altro per le y e k nel suo cognome) si stava chiedendo se lo Stato può sopravvivere senza il sostegno della Religione. Secondo me, la domanda da porsi é quella contrari. Si chiedeva, inoltre, se esiste la morale laica, e se sia di bastante, e/o alternativo sostegno sociale. A mio avviso, la risposta è si, per ambo le domande. Perché? Perché il concetto di bene (personale e sociale) è pre – religioso. Nel senso che ha preceduto e contribuito a fondare ogni idea religiosa. Il concetto di bene, è correlato al concetto di sopravvivenza: quella del corpo in primo. Funzionale alla sopravvivenza fisica, fu la scoperta del concetto di vero. E’ vero, infatti, ciò che favorisce il bene. Funzionale al concetto del vero, fu la scoperta del concetto di giusto. E’ giusto, infatti, il bene che favorisce il vero (se giudichiamo un dato atto dal punto di vista naturale) come è giusto il vero che favorisce il bene, se giudichiamo un dato atto dal punto di vista culturale. La corrispondenza dei concetti fra il bene, il vero ed il giusto, ha motivato la scoperta del concetto di giusto. Ciò che non è giusto perché non da piacere di bene e di vero, ha originato il concetto di dolore (sotto l’aspetto naturale) di errore (sotto l’aspetto culturale) e di male, sotto l’aspetto dello Spirito: forza della vitalità  nella Natura e di vita della Cultura. Mi direte: quello che è bene per me, non necessariamente è vero, e quindi, neanche giusto per un altro piacere. Verissimo. Dalla constatazione, infatti, sono nati due concetti: il soggettivo, e l’oggettivo. Nel contesto, per oggettivo considero un piacere relativo solamente a me, ed oggettivo, un piacere relativo ad altri da me. Allo scopo di permettere la coesione fra specifiche individualità, (onde permettere la sopravvivenza del bene collettivo) fu necessario fissare delle norme comuni: le oggettive.

ali

L’adeguamento a quelle norme formò la prima morale collettiva; e fu naturale, quella iniziale morale, perché nacque dalle esigenze di vita del corpo: vuoi singolo, vuoi collettivo. Tanto quanto servì alla sopravvivenza della vita singola e collettiva, e tanto quanto la morale naturale, allora codificata, divenne vera, e quindi, giusta. Quello che è vero e giusto sulla carta, però, raramente rimane vera e giusta nella vita. Perché? Perché il bisogno di sopravvivenza (di un singolo e/o di una collettività  che sia) è un piacere che può trasformarsi in potere, ed il potere, può mutarsi in sopraffazione: vuoi di singolo su singolo, vuoi di collettività  su collettività. Il potere che porta alla sopraffazione, cassa i valori della morale naturale che ha originato la culturale, ed in seguito la religiosa. Nel pessimismo provocato dal riconoscere che la morale naturale non è bastante difesa contro i soprusi del potere, (della natura e/o dell’uomo) gli Antichi sentirono il bisogno di maggiori ausili. Chiamarono Dei, quegli ausili, e li fecero a propria immagine e somiglianza. Vi è conflitto fra morale naturale e morale religiosa? Dipende dal piacere di chi segue l’una o l’altra morale. Se in chi segue l’una o l’altra morale, il piacere gli diventa potere, ed il potere, ricerca di supremazia di uno o dell’altro pensiero, allora, vi è inevitabile conflitto! Può, la morale naturale, esser causa di conflitto con la morale religiosa? A mio avviso, no. La morale naturale, infatti, è molto più tollerante della morale religiosa, perché calibra ciò che è giusto al vero con il bene, mentre, la morale religiosa, calibra, ciò che è giusto al bene con un vero, del quale si reputa unica detentrice. La morale naturale, non sostiene di sapere cos’è la verità.

ali

Diversamente, lo sostiene la morale religiosa. Legittimo punto di vista, ma come la sostiene? Con un atto della fede. La fede non ha corpo, quindi, è provata solo dalla speranza in un Credo. La morale naturale non si oppone alla speranza in un Credo, al più, non ci crede. Questo scetticismo, certamente non invalida la sua capacità  di poter concorrere alle necessità  unificatici dello Stato, e neanche la sua ricerca verso il bene individuale e sociale. Non trovandola in conflitto con la morale religiosa, quindi, (o quanto meno, con la mia morale religiosa) non vedo perché non debbo accoglierla, ed al caso, difenderla. Tanto più, perché non mi risulta che abbia un debole per le crociate e neanche per le crocifissioni. Questa debolezza li ha fatti morire.

Ottobre 2007

Sogni e messaggi

Compero un orologio. Elegante. Non costoso. Ultimamente, il bracciale continuava a slacciarsi. Ci siamo, mi dico, le solite baracche! Fatto sta, che una mattina non me lo ritrovo più! Appena comperato! Cazzo!! Non so per quale ispirazione tiro su la manica: era allacciato al muscolo. Il sogno è stato vivissimo e colorato! Si crede che vi siano sogni mandati dagli spiriti. Non ci pongo la mia fede, però, più di qualche fatterello mi avrebbe confermato l’opinione. Ebbene, cosa intendeva dirmi quello spirito? A mio conoscere, intendeva dirmi che il tempo è allacciato alla forza, appunto detta dal muscolo. Spirito basso, o spirito alto, quel messaggero? A mio conoscere, basso. Perché basso? Perché la sua opinione era collegata alla forza fisica, mentre c’è anche la forza mentale e quella spirituale. Questo significa che la forza fisica è bassa? No. Questo significa che il pensiero di quel messaggero è  ancora legato alla vita della sua Natura. Per Natura intendo il corpo della vita, o con altro dire, il suo contenitore. E’ contenitore basso se bassa la Cultura che contiene. E’ contenitore alto, (o elevato) se alta la Cultura che contiene. Beh, mi direte, non ci pare tanto bassa, l’informazione che t’ha passato, da tanto la si può intendere anche in modo filosofico. Vero! Questo significa che i messaggi degli spiriti non hanno mai un’unica spiegazione. Men che meno, un unico fine. Si può dire, infine, un’altra spiegazione: il tempo ha l’ora della forza, e che la forza può cambiare la collocazione del tempo.

Ottobre 2007

Circa la sessualità

Della personalità dipendenti da pulsioni pedofile, l’equo giudizio non può non cogliere il dissidio interiore, sia di chi riesce a tacitare quell’improprio desiderio, sia di chi lo manifesta. Le pulsioni negate, infatti, possono giungere a scardinare la ragione con una potenza che è proporzionale alla repressione di sé. Della personalità pedofila, quindi, se da un lato è giusto il giudizio sul Fare, dall’altro non è giusto il giudizio sull’Essere: già croce di suo. Nel casi della repressione di se’, il desiderio sessuale diventa il magma,  che nel fuoriuscire può travolgere quanto è,  sia quanto trova o cerca nel suo cammino. Sai bene che questo genere di fuoriuscite della vitalità da pulsione sessuale repressa succedono anche fra i sessualmente convenzionati: per altro dire, ai normali. Prova ne siano i casi di stupro. Possono succedere anche fra gli omosessuali, ovviamente, ma, direi, solo durante la formazione di quell’identità. Non succedono ulteriormente perché la relazione omosessuale implica il rapporto fra simili, anche culturalmente oltre che naturalmente. Come non lasciare a sé stesso il sofferente da pulsioni pedofile? Come aiutarlo a non diventare delinquente perché attua le sue pulsioni? Ideale sarebbe, una valvola di sfogo: ad esempio un ausiliare Centro d’Ascolto. Riceverebbe ben poche telefonate, dici? Non ignoro la loro paura del giudizio. Come non ignoro la paura di poter essere riconosciuti. E’ la stessa degli Omosessuali. E’ scemata da quando abbiamo posto separante distinzione fra ciò che socialmente sono (soggetti sociali non meno di altri) e ciò che fanno come soggetti personali. In ambo i casi, il giudizio sta cessando di essere a priori. Allo stesso modo dovremmo pensare ed agire anche nei confronti della Persona pedofila. Non agendo cosi’, diventiamo come il medico che suppone di poter curare un sofferente, spalmando una crema sui vestiti anziché sulla pelle.


Ho scritto questa lettera quando stavo sul Monte del Sapone a dirla con il Guzzanti. Riletta, meglio chiarita, e formalmente corretta, non la trovo inaccettabile neanche oggi che da quella cima son disceso. Al più, inattuabile, vista la sociale e mediatica preferenza al grido anziché alla ragione.

C’è chi chiede il cuore ma non lo sa usare

ali

Quando mi rendo conto che il richiedente (o la richiedente) non sa gestirlo come corrisponde ai miei sentimenti, taglio! Sarà per l’età, per una cultura dei tempi del cucù, o per un bisogno di verità che è un bisogno di difesa. Salvo rare eccezioni escludo senza spiegazioni perché ogni spiegazione contiene implicito giudizio. Non per ultimo: chi scrive con il fiele che distilla dalla fede quando è castrata e/o fanatizzata, sarà rimandato nel luogo di provenienza. Da parte mia, senza alcun senso di colpa!

I sogni sono messaggi?

Si, i sogni sono messaggi. Quasi mai, però, si riesce a sapere se provengono da una vita oltre, o se da un oltre dello stesso sognatore. Finito il lavoro compio il giro delle solite cappelle: giornalaio, tabaccaio, birretta da un amico, tramezzini e birra scura al supermercato. Indi, all’ombra di non so che albero, mangio e leggo il giornale, poi, a casa. Sono quasi le cinque. Non ho voglia di niente. Vado a letto e sogno. Sono sul lavoro. C’è un giro di gioventù che corre lungo i porticati e staziona sul verde. Faccio un giro di controllo. Giocano buttandosi dietro della terra. Il pavimento del porticato è un bullonato nero. C’è terra da per tutto. La ragazzaglia mi vede arrivare e mi capisce al volo: scappa. Sul prato centrale, però, seduti sull’erba, ne rimangono alcuni fra carte e cartoni sparsi in giro. Non ci vedo più! Dite ai vostri amici, urlo, che questa è una proprietà privata, e che loro sono delle emerite teste di cazzo! C’è chi mi guarda ridendo. C’è chi mi guarda incazzato. C’è chi non mi fila per niente. Come non esistessi. Sappiamo cosa significa emerito, ma, quanti sanno cosa significa testa di cazzo? Provvedo per quelli che non lo sanno. Essere delle teste di cazzo significa sottomettere il principio del sapere (il vero) al principio del piacere (il bene) senza curarsi del giusto: principio della vita. Non è vero che non esistono più i valori. E’ vero, invece, che esistono le teste di cazzo e che stanno imperando!

Maggio 2007 – Luglio 2020

Sono partito dal mio bianco per conoscere il mio giallo

ali

Dal giallo che ho conosciuto man mano verificavo il mio bianco, sono andato alla ricerca del Bianco che ha originato ogni giallo. Il bianco simbolizza la verità. Il giallo simbolizza l’amore.

asepara

biancogiallo

asepara

Con la fascia bianca, gialla e bianca, intendo rappresentare il viaggio della conoscenza della vita: ricerca della verità che porta all’amore che porta alla verità che porta all’amore, e l’amore è comunione. Del tono dell’amore, (detto dal giallo) e della verità, (detto dal bianco), ho raggiunto la conoscenza che ho potuto. Avrei potuto di più?  Secondo la verità del mio spirito, no. Infatti, perdo la pace se in quello che sono

asepara

Natura della vita

triangolo

cerco di sapere di più                                 della forza che posso:

(Cultura della vita)                                        (Spirito della vita)

ali

Le strade del dolore

Dal Dolore nella Natura si origina l’urlo. Dall’Errore nella Cultura si origina il pianto. Dal Dolore nello Spirito si origina il lutto.

aneogrigia

Il Lutto è afflizione naturale

triangolo

culturale                                                                     spirituale

della Natura della Cultura della vita mortificata nel Corpo, nella Mente e nello Spirito: forza della vitalità della Natura e vita della sua Cultura.

Come la vita è stato di infiniti stati di forza, così il Lutto è stato di infiniti stati di sofferenza, pertanto, in ragione dello stato di dolore, ne deriva lo stato di lutto.

aneogrigia

La Soglia fra verità

La Soglia fra verità è il luogo esistenziale (umano come sovrumano) nel quale (in vario grado e stato) si passa dall’identità precedente (coscienza di ciò che era e/o si era) a quella seguente: coscienza di ciò che è e/o si è. E’ vero che il processo di comprensione è pena: tanta o poca che sia. La chiesa lo dice Purgatorio. E’ anche vero, però, che quella sofferenza (tanta o poca che sia) è compensata dallo sgravio (della sofferenza) che avviene mentre capiamo. Come la vita è stato di infiniti stati di vita, così, fra noi e la Verità vi sono stati di infiniti stati di soglia fra verità e Verità. La Soglia fra verità, pertanto, è anche luogo dell’estasi che si prova quando godiamo il giusto perché abbiamo messo in corrispondenza il bene con il vero. In ragione dello stato della comprensione ne consegue

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coscienza

triangolo

verità                                                                                        vita