Abusi e abusatori nelle Organizzazioni Umanitarie: perché?

Repelle anche al solo pensiero che nelle Organizzazioni Umanitarie vi siano soggetti che rimuovono l’ideale per potersi permettere di abusare un soggetto, reso per più motivi e/o cause in stato di sudditanza.

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Dell’abuso si può dire che è un atto penetrante anche dove lo strumento costrittore è una mente. Si può parlare di abuso con violenza, allora, anche in assenza di qualsiasi costrizione fisica.  Una mente è culturalmente penetrante tanto quanto il dominio che attua su l’altrui volontà non trova ostacoli, o perché il dominante non li “vede”, o in ipotesi, perché, forzato oltre misura dal desiderio, li rimuove. Cosa impedisce l’abuso perché ostacola? Vedo la prevalente barriera  da abusi nel cosciente confronto fra contestuali e prevalentemente paritarie condizioni di vita: l’anagrafica, la culturale, la sociale, l’economica. Direi, allora, che vi è induzione all’abuso dove un abusante non può, non sa, non vuole o non è in grado di confrontare ciò che è con ciò che l’altro/a è. Le Organizzazioni Umanitarie operano in ambiti fortemente diversi da quelli degli Operatori. La coscienza dell’Operatore non preparato, così, subisce e/o attua, sulle proprie, delle molteplici abrasioni culturali e psicologiche. Paragonerei le abrasioni in ipotesi a quelle che restano sul corpo dei tatuati che vogliono togliere (o modificare) i segni in cui non si riconoscono più. Nel violentatore sono tatuaggi da abradere i principi morali che la cultura di provenienza gli aveva tatuato. La rimozione per abrasione della cultura morale di provenienza, lo riporta a prima delle morali tatuature: a quando, cioè, non ne aveva nessuna. Avendole tolte da sé, e non sapendo (e/o volendo riconoscere) che il corpo di ogni cultura ha le sue identificative tatuature, tutte gli appaiono libere dalle prefissate norme per segni tatuate; in vero gli appaiono libere, tanto quanto desidera che lo siano.  Ciò che all’abusante appare libero (perché non segnato secondo gli schemi che ha cancellato su di sé) gli libera la volontà prevaricante sinora contenuta dalla marchiatura attuata dal desiderio conforme alla norma sociale di provenienza. Si può dire, infine, che il paritario confronto fra vita e vita (e la conseguente e cosciente accettazione di una parte verso l’altra) ben distingue la seduzione omosessuale dalla pedofila.  In malafede per delinquenza culturale chi fa di ogni erba un fascio.