A Fabiola per la sua pastorale

biblio

Cara Fabiola: non so da che parte prendere il questionario che mi hai dato da valutare. Non mi è chiaro il perché, ma, mi irrita ogni volta lo prendo in mano. Subisco lo stesso atteggiamento nei confronti di chi, recitando una parte, è ipocrita. Da come è formulato, sembra proprio che lo stesore stia “menando il can per l’aia”. Il che, mi è di ulteriore irritazione. Vere o non vere che siano le mie interpretazioni, comunque scrivo quello che mi gira per la testa. L’intento è provocatorio.

La Chiesa nei credenti: questioni e questionario.

Le radici dell’albero vanno in molte direzioni e traggono alimento da molte direzioni. Portate da rami che vanno in molte direzioni, anche le sue foglie traggono alimento da molte direzioni. Se quest’albero è un pioppo, non per questo diventa un pino. Se un pioppo non teme di diventare un pino per il solo fatto che si nutre da molte direzioni, perché mai l’albero cristiano si nutre solo da radici e da foglie cristiane? Che forse un cristiano, ha meno fede nella Vita di un pioppo?

“Allah è Grande”. Se è il Grande, è anche il Tutto che tutto contiene. Se è il Tutto che tutto contiene, come può un islamico, a dirsi solamente mussulmano? E, come può un mussulmano a dire che non lo siamo anche noi, dal momento che tutti siamo contenuti dal Tutto che Cristo ha chiamato Padre? Pensando al suo Romeo, Giulietta si è chiesta: cos’è un nome? Non è una mano, non è Capuleti, non è Montecchi. Per lei, neanche Romeo era il nome. Il nome per lei, era ciò che provava: l’amore. L’amore è comunione. Nella comunione che permette di raggiungere l’amore, gli amanti con_fondendo la reciproca identità, diventano “una sola carne” e una sola vita. La vita, quindi, è la comunione d’amore di una mano (Montecchi, Catapulti e via dicendo) che ha infiniti nomi. Manderei i maestri cristiani e mussulmani a ripetizione da Giulietta. In quanto a me, dal momento che amo Giulietta, perché mai vivo il mio tempo con Romeo? la risposta é sempre quella: perché la vita è un nome che ha infiniti nomi.

Foglio 1 – A – “Ascoltare “

Risposta – Il basilare aspetto positivo che ho riscontrato nelle famiglie che conosco è presto detto: per quello che sanno, ascoltano quello che possono.

Domanda 2 – Risposta

Allo stesore di questa domanda raccomando “di scendere dal fico”. Una volta sceso, troverà da sé le risposte che chiede.

Domanda 3 – Risposta

Percezione di corrispondenza tanto quanto la proposta ecclesiale non pone dissidio e/o sofferenza. Percezione di separazione, tanto quanto la proposta ecclesiale pone di dissidio e/o sofferenza. Percezione di ipocrisia, tanto quanto la comunità ecclesiale induce i soggetti in questione, ad essere ciò che non sanno, e/o non possono, e/o non intendono essere. Per le famiglie non cristiane, o indifferenti, o non credenti, o comunque “irregolari”, di questo Punto non gliene può fregar di meno.

 Foglio 1 – B – “Rivedere la nostra identità”
Risposta Punto 1

Le famiglie ed i singoli credenti si aspettano che la comunità ecclesiale sia uno spirito compagno. Quando diventa uno spirito sovrano lo rifiutano.

Risposta Punto 2

La situazione attuale della famiglia richiede ai cristiani e alla comunità ecclesiale (grave lapsus, l’aver escluso la comunità ecclesiale dal testo della domanda) che “il modo di veder le cose”  tenga in debito conto l’insieme delle cose. Questo, sia negli atteggiamenti che nei comportamenti. Dopo di che, ad ogni caso la sua valutazione, e, ad ogni soggetto, la sua risoluzione.

Risposta Punto 3

Per “ai testi del Magistero”, immagino che lo stesore della domanda si riferisca al Vangelo, e/o alla Bibbia, e/o agli scritti papali, e/o di quanti hanno scritto sull’uno e l’altro testo, ma, cosa significa “in riferimento alla Parola di Dio?” La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Al principio della vita, l’emozione di Dio disse Sé stesso. Essendo la prima vita, che altro poteva dire se non la prima parola: “vita”: e la vita fu! Pensa te! La Genesi in appena due righe. Se ho potuto immaginarla in così poco, quanto infinitamente di meno può averci messo Dio? La storia dei sei giorni, quindi, da che parte salta fuori? Considerazioni a parte, se il senso del magistero divino è nel senso della Sua parola, (la vita)il senso del magistero ecclesiale sta nel conformarsi su quello divino: la vita. Attenzione, però! Solo il senso della parola divina, (la vita come creante concetto), è eterno ed immutabile. Diversamente, il senso umano non può non tener conto che la nostra vita, è lo stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati! I perché ed i percome dell’affermazione li puoi trovare nel dischetto che ti ho dato.

 Foglio 2 – A – “Ascoltare “
 Risposta Punto 1

E’ giusto il bene che corrisponde al vero. Nel giusto che è del bene che corrisponde al vero cessa il dissidio. Alla cessazione del dissidio segue la pace. La pace è quiete nel corpo, silenzio nella mente, tregua nello spirito. Nella pace conseguente la cessazione del dissidio, emerge l’emozione del Principio della vita: la vita. La vita è Parola di Dio perché emozione prima, voce prima, e verbo primo, dal  momento che “al principio della vita era il Verbo”: la Parola. La misura della giusta corresponsabilità fra i soggetti in questione, sarà detta dalla vita che sapranno attuare nella verità indicata dalla pace.

Risposta Punto 2

Sorgeranno problematiche e/o difficoltà, ogni qual volta i soggetti in questione ascolteranno le emozioni di separazione: avversarie della verità detta della comunione che è in ogni forma d’amore e d’amare.

 Foglio 3 – B – “Rivedere la nostra identità”
Risposta Punto 1

La risposta a questo punto è già in quanto sopraddetto. Lo stesso per il seguente Punto 2 e 3.

Datata