Tempi, ricordi, schermi.

Ho appena sbranato il quarto panino con mortadella. Non male il cabernet che si è fatto sangue.  Sotto la finestra passa il presepe. Lo sento isolato da un tutto che mi sussurra: è cosa buona e giusta.

afinepag

Con un amico siamo andati per le vie della città vecchia. Cosa non perdono i turisti, ergastolati alla sola visione dell’Arena e poco più. Quanta più vita si denuncia, invece, nelle strade fuori dei percorsi della Storia. In quella cioè, che non è mai dopo Cristo perché l’uomo è un cristo mai superato da sé stesso, come non può esserlo un costruttore: falegname o no che sia. Pedalando arrivo a s. Zeno, dove fra non pochi pro e contro si sta costruendo un parcheggio. Prima c’era un giardino alberato da decennali crescite. Vero è che i colombi sugli alberi, mica si scusavano se defecavano sui pensionati in cerca di verde. Vero è, che nessun pensionato si era mai lamentato più di tanto: valeva pur sempre la candela. Obbligato dai lavori, percorro uno stretto passaggio. Delle voci di ragazzo davanti a me. Africano uno, nostrano l’altro: saranno sui dieci/ dodici anni.  Di forte vitalità il ragazzo africano. Di complice ma di suddita vitalità il ragazzo nostrano. L’africano mi guarda. Capisco al volo che non sa in quale cassetto ha posto le informazioni che mi somigliano, così, mi dice: buongiorno!!!! Capisco al volo che il saluto è l’unica chiave che ha trovato per vedere se nei miei cassetti c’è un qualcosa da far suo, o quanto meno, da riconoscere come suo. Buongiorno signori, rispondo. Pesantuccio mi direte. E’ fatto ad arte! Con quella forma di saluto, infatti, obbligo una curiosità a restare dentro quello che è lecito esplorare per la sola curiosità dell’educazione. Sempre pedalando li supero. Non faccio in tempo a farlo che il morettino dice al bianchino: hai visto? Ha l’orecchino! Anno domini 2011