Il Serpente Destino

Prima di commentarti ho dato un’occhiata ad un Dizionario dei Simboli della Bur: un olimpo d’informazioni. Alla voce “Serpente”, c’è scritto un casino di roba.

apenna

Sintetizzo l’opinione dei Pigmei del Camerun. Questi, rappresentano il serpente con una linea sul suolo: è un’astrazione, “ma è un’astrazione incarnata”. In quanto linea, “non ha principio e ne fine, ed è suscettibile di tutte le rappresentazioni, di tutte le metamorfosi.” Anche la “linea” che tu citi,  non ha principio e ne fine.

E’ una linea circolare, però. Dal che ne consegue, la circolarità di un principio senza fine. E’ stato immaginato anche così.

aneolinea

destino

aneolinea

In questo senso, quella “linea” può simbolizzare la ripetizione di un destino. Quale? Quanto in quel quale, “ti procura mal di testa? Lo può procurare, una non possibilità a sfuggire alla linea prefissata da un destino? Mi fermo qui. Tutto vorrei, fuorché dar maggior pesi al tuo capo: altro nome per dire tuo principio. Aggiungo una sola cosa: a me, quel tuo stesso genere di mal di testa è passato da quando ho accettato il destino della mia linea. Beato te, che hai superato l’esame, potresti dirmi. Beato un cazzo! L’ho superato per anzianità, mica per virtù! Oltreché simbolo dei significati sessuali che dico in un’altra lettera, il Serpente simbolizza anche il dubbio. Lo simbolizza perché attua la sua meta ondivagando dal bene al male. Ponendo il dubbio, certamente il Serpente non fa del bene nè alla vita della Natura e né a quella della Cultura. Men che meno allo Spirito: la forza della vita. Il dubbio, tuttavia, ci attua l’antidoto che diciamo discernimento. I morsi del Serpente, dunque, (le tentazioni) se da un lato sono vie che possono portare all’errore (ciò che è dolore nella Natura e nello Spirito della Cultura che cerca la sua verità) dall’altro, per confronto di conoscenza fra il bene che dice la Natura, e il Dolore che dice l’errore, mostra ciò che è vero e, pertanto, giusto, tanto quanto siamo diretti al bene del Bene. Si può anche dire, allora, che le tentazioni sono delle prove che, da un lato, non cadendoci evitano l’errare, e dall’altro, cadendoci, verificano l’attendibilità di cercate verità. Chi, per questo, giustifica ogni subita tentazione, lo può solo ignorando (in buonafede, o in malafede) la Cultura del vero già confermato.

Ottobre 2007