Leggendo il “Fedro”

Leggendo il “Fedro” di Platone ho scoperto che ad avere un naso notevolmente rincagnato era Socrate Per considerazioni altrove esposte ne ricavo che, o sono sotto l’influsso di quel filosofo, o che sono sotto influsso di un filosofo che aveva il naso rincagnato tanto quanto Socrate.

apenna

Potrebbe anche essere vero, però, che posso essere sotto l’influsso di un Anziano che filosofeggia e che condivide con Socrate solamente la stessa forma di naso. Ciò che nella vita (la biga) io dico Natura e Cultura, Socrate lo dice cavallo temperante e cavallo intemperante. Ciò che io dico ” arbitrio dato dallo Spirito ” (guida della vita) Socrate lo dice ” auriga “. Socrate non disprezzava la Natura, anzi, se ricordo bene, la diceva “fonte del ricordo della Bellezza e della Bontà che è presso il Nume”.  Come si può disprezzarla sapendola via della verità (Cultura) della forza della vita: lo Spirito? Secondo Socrate, la retta guida dell’auriga (dello Spirito) era data dalla temperanza e la temperanza si raggiunge, appunto, mediando fra forze contrapposte. Con questa intuizione, Socrate aveva presagito che l’Auriga (lo Spirito della vita dato da volontà contrapposte e, dunque, l’un l’altra temperanti) aveva una funzione paracleta, cioè, mediatrice. Con Platone sostengo non la temperanza per contrapposizione di volontà (quella del bene contro quella del male) ma la temperanza data da una relazione di stati che, lo Spirito, dato dalla reciproca corrispondenza, non può non mediare.

Marzo 2007