Sogno e aggrovigliate ipotesi

Contrariamente a quanto avevo preventivato, verso le quindici ho preso il treno di ritorno da Firenze. Sarà stato anche perché ho mangiato un gelato prima di andare a dormire ma ho sognato di essere in un sito desertico. Stavo guardando tre figure vestite alla araba.

apenna

Le sentivo nemiche. Si stavano dando da fare per far crollare un mucchio di materiale su quello che mi pareva o una tenda, o una grotta. Ero distante da loro una cinquantina di metri. Commentavo quello che stavano facendo ad un qualcuno che era fuori dalla mia visuale ma spettatrice. Dal momento che non vedeva la persona che parlava trassi la conclusione che il collegamento doveva avvenire per radio. Per radio ai tempi delle crociate? Chissà perché ho pensato alle crociate. Non c’era nessun riferimento a quelle, nel sogno. All’improvviso, la parte di me fuori campo visivo non vide più la parte che era dentro. Anche la voce che proveniva da chi non vedevo si stava chiedendo dove era andato a finire il mio me che era nel campo. Ero balzato fra quelle figure. Mi vidi affrontarle in duello. Avevo una spada con la lama a mezzaluna. Con una sola mossa in verticale tagliai letteralmente in due un avversario. Misericordia, che botta, si disse la parte di me fuori campo. Credi, vedendo l’azione, venne anche a me l’istinto di far rientrare la testa nel collo, da tanto mi immedesimai con quello che era stato colpito. Premesso il detto: ”Ne uccide più la lingua che la spada“, potrebbe conseguirne che la spada non solo è una lingua con la quale chi ”di parola ferisce di parola perisce” ma è anche ciò che separa quello in cui penetra. Se la spada a mezzaluna è simbolo di quella Cultura, e se la spada è il simbolo di una lingua che divide ciò che è vero da ciò che non lo è, ciò significa che nella spiritualità araba ci sarà chi armato di quella lingua, separerà ciò che è bene da ciò che è male? Mah! Un altro arabo era dietro di me. Non mi si chieda come mi è stato possibile ma senza voltarmi lo tagliai per orizzontale all’altezza del posto che i sarti dicono “giro di vita”. Anche in quella vita, quindi, ho separato qualcosa: la Cultura della Natura (il sentire) dalla Natura della Cultura, il sapere? Ero affascinato dalla capacità tecnica del mio me che duellava ma anche inorridito. Soprattutto, dal fatto che nello scontro la capacità dei duellanti mi sembrò tanto impari da non essere un duello bensì un macello: non mi parve giusto.

Un movimento in verticale seguito da un movimento orizzontale è un segno a croce. Siccome il segno di croce è stato fatto con una lama araba se ne può concludere che uno Spirito arabo lotterà contro ciò che da Cristo e Maometto in poi si è falsato nelle due religioni: la Cattolica (per il segno della croce) e la Mussulmana per il segno dato dalla forma a mezzaluna della spada?

A lama alzata sino all’altezza della fronte (nel segno della croce, nella posizione del Principio della Vita, il Padre) mi posizionai per affrontare un terzo avversario. Con mossa così rapida che non seppi evitare, quello lanciò un coltello che mi ferì il polso sinistro.

Se la forza della Natura della mia Cultura di vita è stata ferita nella sua volontà (simbolizzata dal polso) evidentemente, essa non è stata di sufficiente spirito. Il coltello è un simbolo fallico. Ciò potrebbe significare che il piacere della mia Natura sessuale penetra la Cultura della mia vita ferendone la volontà?

Per quanto conosco di me, questa possibilità è successa e non è detto che non si ripeta. D’altra parte io sono ciò che so per quello che sento anche sessualmente. Modificare la mia identità sessuale è anche modificare quella culturale. Nulla di male se quel particolare del sogno fosse un suggerimento ma, e se invece fosse un condizionamento? Piano, con i sogni!

Per quanto ferito tanto da rendergli estremamente pericoloso il proseguo del duello, comunque tenendo la spada sollevata, la parte di me duellante resse. A piedi ben piantati per terra, si fermò in guardia. La parte di me fuori campo, non si sentì temere più di tanto per la vita della parte di me nel campo. Piuttosto, temette per il fatto che, vista la volontà ferita (”il polso, in quanto dirige il lavoro manuale, è anche il simbolo dell’abilità umana”) non avrebbe potuto scrivere. Su questa preoccupazione, per un attimo, si sovrappose la faccia fortemente maligna del mio feritore: un amante arabo dell’epoca. 

Scritta nel Marzo 2007 – Corretta e meglio chiarita nel  Novembre 2020