2) Caro Vitaliano

Caro Vitaliano AnnaMaria lo sa, lo sa da sempre, lei stessa mi ha detto di farlo. Suo padre, il mio “mentore”, era figlio di un “n.n.”, abbandonato in periodo di guerra e di fame. Questo mio bisnonno ha sofferto tutta la vita la mancanza di radici, ha messo al mondo sette figli per poter dire di avere una famiglia. Mio nonno e i suoi fratelli hanno vissuto da vicino questo dolore, mia madre anche avendolo conosciuto. La mia Annamaria mi dice sempre che non siamo così diverse, ma lo so che ne soffre, comunque é un dolore inevitabile da entrambe le parti; molti cercano di nascosto, altri cercano dopo la morte dei genitori adottivi, altri decidono di non cercare affatto. Io ho scelto la mia strada per motivi che non starò qui a spiegare, ma so di non essere l’unica. Ti dirò però che proprio per la sofferenza dei miei adottivi e in particolare della mia Annamaria avevo addirittura deciso di rinunciare. Ho aspettato 16 anni prima di dire “vado a cercare chi sono”, perché mia madre un bel giorno é venuta da me e mi ha detto “andiamo”.

apenna

Prima di quel suo “si”, ho elaborato nel silenzio i miei pensieri, le mie delusioni e sopra ogni cosa la violenza… quando é successo avevo dieci anni, e la convinzione che nonostante fossi stata adottata ero pur sempre una bambina. Pur sempre un essere umano. Purtroppo non é andata così. Devo sapere chi sono per sapere se c’era un’alternativa peggiore a questo, se c’é miseria voglio affondarci lo sguardo dentro finché posso, se c’è abbondanza e ipocrisia melensa invece vorrà dire che sono destinata a sopravvivere a qualsiasi cosa, anche a questo… e forse allora apprezzerò un po’ di più me stessa e le cose che ho fatto. Amare significa anche soffrire, sebbene a volte “la sofferenza” ti viene inflitta e in lei, ti assicuro, non c’é ombra d’amore. So che alcuni non condividono ciò che faccio, ma non posso fermarmi perché rifiutata o contestata. Sono ciò che sono, e i “no” non mi hanno mai spaventata. Finché sarò in grado di battermi per ciò in cui credo, continuerò ad andare avanti; finché potrò aiutare chi amo e chi ne ha bisogno lo farò. Faccio il possibile per essere una persona “utile”, poiché sono viva, perciò responsabile di me stessa e di coloro che amo. E poiché amo, automaticamente sono responsabile di coloro che mi chiedono una mano o che decidono d’ intraprendere un tratto del cammino con me. Sarei un’ipocrita se vivessi indifferente la mia vita e curassi soltanto i miei propri interessi senza dare uno sguardo agli altri. Io vengo dal nulla, conosco l’angoscia che deriva dal non avere mezzi a sufficienza per realizzare desideri e aspirazioni, vivo in una realtà difficile, ho conosciuto un certo aspetto della vita quando non ero ancora pronta ad incontrarlo (questo se vuoi te lo chiarirò privatamente), perciò ho il dovere di rendermi disponibile a quanti hanno vissuto le stesse cose per fare qualcosa – qualsiasi cosa. Non sono nessuno, ma posso dare voce a chi non riesce a parlare, perché persone così ci sono purtroppo, lo sono stata io stessa per anni, ma è tempo di cambiare. Qualcuno deve pur iniziare. Che cambia se lo faccio io? Dopotutto non ho nulla da perdere. Grazie per avermi risposto, la tua opinione mi sta a cuore e spero questo mio commento non ti annoierà, mi sono un po’ dilungata. Saluti cari.

Novembre 2006