Neanche Eros gioca a dadi

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Sentiamo l’amore secondo Natura. Voce della Natura è la passione. Della passione si può dire che è il dato del cuore: motore della vitalità. Sappiamo l’amore secondo Cultura. Voce della Cultura è il dato della Mente. Della Mente si può dire che è il dato del Sapere: motore della vita. Poiché, quello che è della Natura non può non essere della Cultura, (pena degli stati di dissociazione nella vita) ne consegue che l’amore è comunione fra i dati della vitalità nella Natura (il corpo della vita) e della Cultura: la mente della vita. Dove la corrispondenza fra fra dati è mancante, anche l’amore non può non risultare mancante. Vi è una universale formula di ricerca dell’amore? La direi questa: passione > conoscenza > amore > vita.

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A proposito di questa strada

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asepara

Da decenni mi chiedo come faccio a sapere quanto scrivo ma non trovo nessuna risposta che convinca in pieno.

Quelle che so, è che è partito tutto dall’elevazione di un pensiero: da uno spirito allo Spirito. Immagino la perplessità di chi legge quest’affermazione. Si, mi dirà, ma scendendo dal fico, come lo spieghi più terra – terra? Anche ammesso che l’abbia potuto spiegare quando sono partito con i pensieri, ora, a pensiero raggiunto, non lo so più. Forse con un esempio: mi si immagini come la pallina di neve che al principio ha attuato la slavina. Fermata che si è, nella slavina non sappiamo più riconoscere la palla di neve che l’ha principiata, e la palla di neve, non sa più ritrovare in quale parte della slavina ora si trova. Al massimo, può riconoscere che ora si trova, completamente con_fusa nella vita della slavina. Ora, i dettagli che hanno vivificato la palla di neve non contano più. Al massimo, come storie da raccontare ai nipoti eredi: avendone.

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Pittura in_felice

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“Perché nessuno riesce a dipingere la felicità? Forse perché non esiste… o perché è così effimera…”

Potrebbe non essere vero, Michele, che nessuno dipinge la felicità. Potrebbe essere vero, invece, che ogni vita felice dipinge la sua felicità, o che ogni felicità dipinge sé stessa. E’ anche vero, che in fatto di felicità non siamo dei gran pittori! Se pittori mediocri, però, non credo sia a causa della tavolozza, ma della mano che regge il pennello. Non di meno, delle scuole di in_felicità.

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Lunedì sarò al Circolo Pink

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Devo proprio ordinare le idee.

Centri culturali come questo, hanno contribuito allo sviluppo della coscienza di una data personalità sessuale. Quella personalità è andata Fuori, è cresciuta. Come generalmente succede, è invecchiata ma, restando fuori, ovviamente. Ora, immaginatela bisognosa di assistenza: vuoi domiciliare, vuoi in ambiti più complessi. Immaginatela, quindi, mentre si vede costretta a rientrare dentro un abito culturale e sociale, certamente ancora proprio come cittadino, ma, per la gran parte estraneo vuoi come genere di umanità, vuoi come genere di storia.

A chi ha percorso altre vie cosa può dire quella personalità, se non, com’è il tempo oggi, o l’artrosi non mi da pace? A chi gli chiederà: non vedo mai i suoi figli, che risponderà, quella personalità? Inventerà storie? Ancora?

Immaginatela, assistita, da qualche ente religioso, e/o persona religiosa. Certamente l’amerà in Cristo, ma, quanto, per quello che è, se quello che è quella data Personalità, all’assistente rappresenta l’intrinsecamente cattivo, quando non, l’intrinsecamente estraneo, sul quale, magari, poter scaricare, impunito, l’intrinsecamente cattivo che appartiene all’assistente?

Potrebbe trovarsi ad aver a che fare, anche con assistenti, in dissidio, fra l’assistere l’anziano, e l’assistere el culaton anziano. Non che l’abbiamo scritto sulla fronte, ovviamente! Certo è, però, che l’abbiamo scritto nella personalità; ed è certo che la sanno ben leggere, gli altri. Soprattutto quelli che hanno negato la propria! Soprattutto quelli che si sono sacrificati sull’altare della norma!

Non mi dite che tuttora non vi capita di subire la stilettata, veder il sorrisino, il colpetto nei fianchi, di sentir la battutina. Certamente siamo in grado di difenderci, noi, non ancora deboli. Non è certo la lingua che ci manca! Tuttavia, nonostante questo, qualche rospo ci capita di doverlo ingoiare ancora. Immaginate quindi, quel debole per età, con davanti il suo piatto di rospi giornalieri: ancora! Immaginatelo mentre è stato intuito, e per questo costretto a farsi complice dell’umorismo sui Finocchi. Immaginatelo mentre lo paga sulla sua pelle, ovviamente, perché gli altri sono più forti. Sono comuni, gli altri! Non sono diversi, gli altri! Non sono unici, gli altri! Immaginatelo, allora, mentre con le sue forze, vede calare anche la considerazione di sé, mentre vede calare anche quanto sii deve alla dignità.

E’ chiaro che non sempre è così, come non lo è in tutti i casi, ma c’è da non preoccuparsi quando è così? E se c’è di che preoccuparsi, che facciamo? Ce ne sbattiamo perchè il vecchio è fuori moda, oppure, ci decidiamo ad assistere chi non possiamo lasciare solo/a, dentro dopo aver contribuito a metterlo/a fuori?

L’idea di una assistenza rivolta alla specificità sessuale in questione, è tentativo di risposta a questa domanda. Naturalmente non propongo nessun progetto. Non ho mai saputo farli. Neanche quando mi occupavo di Tossicodipendenze: per più di un decennio. Al proposito vi racconto un fatterello. Un giovane mi dice: sto preparandomi per andare in Comunità. Ho detto della mia omosessualità. Lo ritrovo qualche tempo dopo. Come mai, ancora in giro, gli dico. Per forza, Vitaliano! Quando la Comunità ha saputo che ero omosessuale mi ha rifiutato. Come, rifiutato?! Beh! Ti avranno offerto delle altre possibilità , spero! Certo, mi dice, in un centro per malati terminali! Sepolto vivo ancora da giovane, quel ragazzo. Naturalmente, è tornato a fare quello che può: le pere! Anche qui c’è da fare qualcosa! Mica grandi fabbriche! Solo qualche piccola officina, che forse è meglio.

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Per essere medium?

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Semplice! Basta essere schizofrenici in vario modo e/o condizione, oppure, possedere conoscenza e coscienza delle ulteriori possibilità della vita.

Come si ottiene quella possibilità? Semplice! Bisogna andare fuori il reale costituito e che costituisce la personalità, oppure, non essere ancora dentro ciò che costituisce la personalità: caso questo, dei medium in età e/o di mente che ancora non hanno raggiunto la piena coscienza del loro essere, in essere su questa realtà, non, in un qualsiasi altrove. La medianità che si manifesta nelle personalità appena dette, con il loro crescere, cioè, con il loro prendere atto della realtà loro e della circostante, in genere, cessa.

schiżofrenìa s. f. [dal ted. Schizophrenie, comp. di schizo- «schizo-» e -phrenie «-frenia»]. – In psichiatria, psicosi dissociativa caratterizzata da un processo di disgregazione (dissociazione) della personalità psichica; si manifesta con gravi disturbi dell’attività affettiva e del comportamento che possono assumere forme diverse distinte in s. semplice, s. catatonica, s. ebefrenica, s. parafrenica, s. paranoide.

Concordo e no su quanto dice la Treccani. Concordo dove una personalità fissa la sua dissociazione in maniera patologica a più livelli: nel personale, nel suo morale – spirituale, nel suo sociale. Discordo, invece, dove la data personalità, può tornare nella sua prima, e/o principale, e/o prevalente identità, quella, cioè, esistente prima della dissociazione manifestata. Schizofrenia, inoltre, è un nome che definisce una assoluta condizione. Diversamente, è nome che contiene diversi stati e/o condizioni del suo nome, così come, vita, contiene infiniti stati di vita. Si può dire, allora, che vi sono medium malati, solo quando trovano nella loro medianità, un esclusivo riferimento di vita; diversamente, non sono malati i medium che considerano la vita della medianità (o data dalla medianità) solo uno dei tanti riferimenti a loro offerti offerti dal mondo. Cosa tutela il medium dalle incognite che gli giungono dalla medianità: mare magnum sempre gorgo, anche quando non è in burrasca? Lo tutela, un attaccamento al suo “qui ed ora”, che deve essere senza ombra di dubbio.

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Datata

Un carismatico ed io

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asepara

Non sono in grado di sapere cosa e/o quanto conosci sugli argomenti che avendo tempo e comodo ti invito a leggere, così, per non trascurare qualcosa mi vedo costretto ad agire come se ti conducessi per mano. In tutti i miei scritti non offro risposte: offro domande. Le risposte, ognuno deve trovarle da sé. Tieni presente che mi esprimo in modo metaforico, carsico, e che sto andando a ruota libera. Nell’immediato ti risulterà disorientante. Ciao, Vitaliano.

Chi non ha coscienza dell’errore, non è cosciente neanche di quanto ne consegue, quindi, non è portatore di colpa, al più del dolo che non volontariamente ha procurato. Il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. In genere non capiamo un portatore di male nella nostra realtà, figuriamoci nella soprannaturale che al caso ci può contattare. La posizione della chiesa è più che giusta, tuttavia, suo principio di contraddizione, si è servita delle apparizioni spiritiche ogni quel volta un credo popolare poteva porre in crisi la sua supremazia. Notevole il Francesco che si è opposto nel caso Meggiugori (non mi ricordo come si scrive) Al proposito della differenza fra il dire e il fare, il precedente papa, che è andato a fare dalla medium Suor Lucia? A domandargli come sta la Madonna? Come mai la chiesa promuove santi e beati, degli spiriti che non più quello che erano, (come anche non sappiamo quello che ora sono) e che pertanto non sappiamo se siano stati veri in vita, come non sappiamo se sono veri adesso. Io non do nomi a realtà che non conosco. Guaio è, purtroppo, che se mi ritrovo a parlare con un francese non posso non usare la stessa lingua, indipendentemente dal fatto di concordare o no su quanto si sta dicendo fra quello e me. Con altro esempio, se sto parlando di aspirina in un contesto di persone solo mediamente aggiornate, rischio di non essere capito se la cito come acido salicilico. Da questa contraddizione non ho modo di uscirne. Almeno al momento. L’immagine di me che si mette a distribuire la comunione m’ha fatto ridere non poco, non per questo, però, non lo faccio. Lo faccio ogni volta metto la vita (o una vita) in comunione con la Vita, ad esempio. Dove è scritto che solo i preti possono farlo.

L’importante, è che non mi spaccia da prete, ma per quell’intenzione, sto a zero! L’opinione della chiesa sui carismi come doni dello spirito è accettata solamente perché conferma i carismi sugli apostoli e degli apostoli, quindi, è un’opportuna verità, o una verità opportuna nel senso che fa comodo? Mi considero certamente fuori dal cattolicesimo ma non per questo dal cristianesimo pedagogico, purché non vi sia ombra di dogma. Sia del dogmatico che del pedagogico ho altri pensieri. Avrei per questo un principio di contraddizione? Ciò che importa è non avere principi di falsità. A questo proposito, io sono più pulito della chiesa. Come le ho già detto in un precedente commento, sulla chiesa non fondo assolutamente nulla: conto di più sulla vita. Durante il periodo medianico (l’ho interrotto) non so se in sogno o nel momento di uscirne, nella testa sento una voce di donna: cantata, bellissima. Mi dice “cristiano non cristiano, cristiano non cristiano, cristiano non cristiano. Poi mi sveglio. Naturalmente, mi sono chiesto come mai tre volte. Mica sono sordo come neanche tonto. Ripensandoci, mi sono detto che l’ha fatto tre volte perché tre sono gli stati della vita, e che se la sua intenzione era quello di influenzarmi, l’ha fatto, per la mia Natura, per la mia Cultura, per il mio Spirito. E’ successo parecchi anni fa. Anche le mie culturali e spirituali contraddizioni, quindi, hanno trascorsa data. Vitaliano

ps. Diversamente presi nel senso di non coscientemente presi.

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Ai consolati dai carismi

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asepara

Almeno i carismatici di fede cristiana dovrebbero ricordare che sono tenuti a credere in un solo Principio.

ilprincipio

Ammettendo che la vita sia una vigna, e il Principio il suo proprietario su chi basano la propria fede i carismatici? Sul Titolare mi diranno con unica voce. Come mai, allora, le conoscenze sulla vigna offerte dal Titolare, subiscono l’ascolto delle conoscenza di operai, non tutti nel suo libro paga? Perchè nella nostra gavetta, quegli operai mettono del cibo che fa parte della loro? Dove è scritto che quel cibo è naturale parte del nostro culturale e spirituale stomaco? Perché ci piace? Perché ogni tanto bisogna cambiare il casalingo Menu, se no, è una noia? Perché ogni tanto bisogna cambiare cucina alla fede, se no, i gusti si appiattiscono? Perché si ha l’inconfessato bisogno di sentirsi eletti e/o importanti per sé se non anche per altri? Non sono mai giunti, i carismatici, al punto da constatare che solo per “i poveri di spirito”, non tutto è vanità? Certamente non posso sapere cosa intendesse dire il Cristo con “beati i poveri di spirito”, tuttavia, date come vere le affermazioni evangeliche, si può ben pensare che sia stato un medium (lo è chi ha lo spirito fra uno stato della vita e l’altro) notevolmente carismatizzato dalla coscienza di ciò che aveva in conoscenza circa la vita del Padre e nel Padre. L’influito da quella conoscenza, è anche influito da quanto è in essere presso il Padre e/o da quanti gli sono prossimi: maggiore la conoscenza, maggiore la quantità. Sulla qualità di quella quantità nessuno può dire niente, e ciò che si pensa non è verità! Un animo influito dalla quantità e/o qualità dei prossimi al Padre, se da un lato è un arricchito in conoscenza, dall’altro è anche un appesantito da quella conoscenza. Per come la vedo, un appesantimento di tal fatta, può giungere a mettere in ginocchio la vitalità del Medium. In un Cristo che immagino provato dalla fatica di reggere la sua Medianità, allora, (la medianità è prova che prova) e nondimeno dalla ricerca dell’Identità da quel mezzo frastornata, trovo umano molto umano quel sospiro dal sen sfuggito: Beati i poveri di spirito! In quel senso, lo sono quelli che vivono solamente con il proprio e per il proprio spirito. Parafrasando il proverbio: carismatico informato, mezzo salvato.

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Devo proprio dirti

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asepara

Caro Francesco: il cristianesimo tornerà ad essere quello di Cristo, tanto quanto, pur tenendo di vista il Padre (il Principio che determina la vita sino dal principio) tornerà a viversi come Madre: Principio che accoglie la vita sino dal principio.

ps. Mi sto chiedendo a quale Cristo sto pensando. A quello storico? C’è ben poco di convincente. A quello evangelico? E’ maestro di cose già dette. A quello teologico? Roba da preti in cerca di aureole. A quello detto da Saulo di Tarso? Nasce da una esaltata immaginazione. Se non di vero, almeno di verosimile, chi resta?   Resta l’idea di un principio, Padre di ogni idea di Padre sino dal principio; e qui colloco la mia vera idea di Cristo.

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Per l’epoca natalizia

Modello da postare

Festosità nelle festività
Cara Drita: so’ andà dall’edicolante. El ma dìto: feste tante! So’ andà al supermercà: bon Nadale, anca la’! So’ andà dala farmacista! No go’ fato in tempo a dirghe: voria na’ confession… che anca quela la ma dìto: Bon Nadale e consolassion! Signore dei tempi duri, arieco la tirada dei auguri!

Caro el me stufà de discorsi un tanto a fià! In vero no’ capisso, tuto sto’ sfoggio de nadalità. Con questo, non me fa dispeto sta’ liquidassion de beate intension. Quelo che me turba la passion, l’è el magon di chi subisse sta’ tiritera anca quando la ghe va’ nera. Se fossi el Creatore, a Nadale torìa de meso le parole. Nel silenssio che subentrarìa, sentireste la voce mia.

La Drita: consigliera preferita.

Per similarità?

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Sarà anche perché si conosce meglio il proprio simile, ma uno psichiatra ebbe a dirmi: sei pazzo! La definizione era detta con simpatia e l’intenzione non offensiva; è che cercando di definire una personalità estranea ai suoi schemi esistenziali e alla sua conoscenza, non gli era rimasto che il mestiere.

La definizione del medico (avevo conosciuto il dottor G. P. nell’ambito delle tossicodipendenze dove ho operato come associazione) mi sfagiola per più di in motivo. Ad esempio: mi libera dalle conseguenze del non dire in convenzione con altra norma o conoscenza. Siccome per essere legati o influenzati da un folle bisogna essere altrettanto pazzi, libera l’arbitrio altrui. Mi libera, inoltre, dal peso di dovermi dimostrare diverso da quello che sono. Frena chi potrebbe pensarmi, diverso da quello che sono. Chi sono? Semplice! Per quello che la mia Natura è, la mia Cultura sa, ed il mio Spirito sente, sono quello che sono, però, gli amici mi chiamano Vita.

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L’origine della scrittura è medianica?

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scritturaarabadue

Le scritture sono tutte belle, ma l’araba mi prende in particolare modo. E’ sempre stato come se insistesse per farsi guardare; come se avesse la prevalente caratteristica dei soggetti amati: la vanità. Vero è, che è ben presente nella traccia del carattere: enfatica, come generalmente enfatici sono loro. Nell’esempio che allego, verticalizzanti: e lo sono anche loro. Visti nel medaglione i caratteri, come mossi da un ondeggiante melodia direi anche. Sono così anche loro e la sentono solo loro: sono fortemente egocentrici, infatti. Conosco da anni quei ragazzacci e da anni vedo esempi della loro calligrafia, ma solo stamattina mi sono chiesto come mai nella loro scrittura non ci sia evidente separazione fra parola e parola come nella nostra. Strano mi sono detto, e sono andato a vedere se è proprio così. Se ho capito bene, è così, ma è anche non così. E’ così perché è continuativa, e non è così perché la separazione è indicata dal carattere finale che ricongiunge l’iniziale. L’arabo che sa distinguere il carattere finale&iniziale, così, le vede separate, mentre non le vede separate chi non lo conosce. Che strano mi sono ridetto. C’è analoga caratteristica anche nella scrittura medianica. Anche in quella, infatti, non par avere interruzione, invece c’è, ma la vede il solo medium, perché solo lui la sa leggere. Simbolizzando, allora, anche del medium si può dire che è il “carattere” finale che collega l’iniziale. Per altro dire, è il “carattere” che collega della vita e della vitalità ulteriore con la vita di questo piano, e quindi, un fine&inizio. Ancora per altro dire, collega la parola con la Parola, o per altra funzione, i principi della vita con i principi del Principio. La capacità di tramite fra vita e vita, però, dipende massimamente dallo stato della vita emozionale e spirituale del dato medium ma, c’è un ma! Nessuno può affermare di possederla in pieno, al più, in ragione del loro stato di coscienza sulla vita. Siccome nessuno può affermare (anche solo a sé stesso di esserne pienamente cosciente) tutto può essere come per niente.

Nel de_scrivere il nostro stato di coscienza, scriviamo (vivendola) il nostro Libro, ma come la vita è stato di infiniti stati, così, anche la nostra coscienza: luogo di quanto abbiamo a conoscenza. Ne consegue, che la vita è piena di Libri: contenitori di contenuti. Dei contenuti c’è chi si fa carne. Chi si fa mente. Chi si fa forza. E’ eletto chi li vive in pari stato. Praticamente nessuno. Di fatto, c’è un solo Eletto, ma non è in discorso. La descriviamo secondo emozioni. L’emozione è la parola che dice sé stessa. Lo stato delle emozioni dice lo stato della parola. Lo stato della parola su quanto abbiamo a conoscenza, e che vivendole scriviamo, tracciano la calligrafia personale. L’universale è tracciata dalla vita: il tutto dal Principio. Siccome non c’è coscienza eguale a un’altra, così non c’è inchiostro (Cultura) eguale a un altro, e lo stesso per la forma calligrafica: il Corpo, che nello scrivere si scrive. Se ciò vale per la “calligrafia” araba (segno di vita nato dalla vita), non di meno vale per la “calligrafia” del medium, e non di meno vale per tutti. Ammesse le mie speculazioni mattiniere (sono al Pc dalle 6 e mezza e non mi sono ancora lavato la faccia!) anche della scrittura araba (date le somiglianza che ho rilevato) si può dire che ha trovato iniziante fonte nelle manifestazioni della medianità fra vita e vita? Ammesse analoghe somiglianze anche tutte le calligrafie? Come nel caso della medianità, tutto può essere come per niente. Della conclusione che, almeno in apparenza non porta a nulla, ne rido per primo, ma a mezza bocca: alla Vita piace fare l’invitato di pietra.

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Datata

Dal Vangelo Armeno

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Fo cita una storia con morale. A quella di Fo aggiungo la mia.

Una giovane sposa gioca col Cristo bambino. Per via di una sorta di fattura quella donna ha perso l’uso della parola. Ecco che, per caso, il Bambino la bacia sulla bocca. Nulla di sessuale. Nulla di erotico. I Bambini lo fanno. E’ capitato anche a me, che tutto sono fuorché una giovane sposa. O quanto meno, giovane! All’istante la ragazza riacquista la voce, e subito torna, correndo, al banchetto nuziale da dove s’era allontanata. Si getta fra le braccia dello sposo, gridando: mi è tornata la voce! Ora, finalmente posso dire che ti amo! Sino a qui, potrebbe anche sembrare un solito raccontino alla Liala, invece, riflettiamo su queste immagini della vita: sposa, sposo, banchetto nuziale, bacio, bocca, parola.

La Parola è l’emozione della vita che dice sé stessa

E che dice, l’emozione di quella sposa? Ci dice, che la bocca (via dell’alimento naturale che conforta il culturale) permette il bacio (comunione – introiezione del “cibo” esistenziale posto in comune) che conferma l’alleanza d’amore (corrispondenza di vita in tutti e fra tutti gli stati della vita) fra i due contraenti. Ma, a quei tempi, una donna poteva dire ti amo al suo sposo? Se lo poteva, il Cristo ha solamente dato voce. Se non lo poteva, dando voce anche alla donna, il Cristo ha parificato due voci. Con altre parole, ha messo i due caratteri della vita (il maschile ed il femminile) sullo stesso piano di vita.

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Chi giudica chi

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nel Giudizio Universale del Michelangelo? Su quell’arte, sostengo questa parte.

giudizio

Mi domando per quale consiglio, la notte mi faccia elaborare il Giudizio del Michelangelo onde farne il fronte del Blog. Sa bene (la notte) che per via di arte non ho capacità e neanche adeguati strumenti ma siccome insiste, ci provo. Mi ritrovo così (alle due e passa) a guardare l’opera con gli occhi del bambino che si cura solo di quello che sente e quindi conosce. Odierna o precedente che sia, la critica è allineata sulla più ovvia delle letture: quella del Giudizio ultimo e irrevocabile sui peccatori. Per quello che penso non ci sarà alcun giudizio ultimo e irrevocabili, ma non è questo che voglio sostenere. Voglio sostenere, invece, che nel Giudizio universale il Michelangelo travasò l’universale giudizio sull’Omosessualità che visse con non so quanta felicità. Penso che neanche la grandezza dell’uomo pienamente in Arte che è stato il Michelangelo (ovvio che lo è ancora) l’abbia esentato dal giudizio maligno dei chicchessia come dei non.

Alla destra di un Cristo biblico più che evangelico, li vedo, gli esagitati ma “buoni” chicchessia che la storia (non il Giudizio che nessuno conosce) pone alla destra di Dio perché dediti al taglio della presunta gramigna che il Michelangelo ha posto (assieme a sé) sulla sinistra. In effetti non so se la vitale figura che vedo opposta al vecchiaccio sia un suo ritratto. faccio conto che lo sia se no mi cade tutto il discorso.

Penso che l’animo umano che aspira al potere di vita su vita (potere importante o infimo che sia) sia lo stesso in tutti i tempi e in tutte le culture. Il giudizio che si emette contro l’animo Omosessuale di adesso, quindi, non penso sia così diverso dal giudizio che si emetteva per i non omologati dei tempi passati: spero il meglio per quelli a venire.

Era un giudizio certamente più pesante rispetto a quello di adesso, perché maggiore la presa chiesastica e/o sociale. Più di adesso, infatti, quei due Principati, in combutta martirizzavano (e martirizzano) lo spirito Omosessuale. Giungeva (e giunge) a stritolargli la vita (quella presa) anche sino al punto da portarlo a volontà suicidarie: succede anche adesso.

Il Michelangelo mette alla sinistra del Cristo (i presi dal giudizio di chi si presume delegato al compito di tagliare le radici alla presunta gramigna) e alla destra chi si crede delegato all’opera. Ammessa l’ipotesi, il Michelangelo è stato molto chiaro: al Cristo, la faccenda non piace proprio per niente!

I Vangeli lo confermano: oltre al Michelangelo e ad una infinità di poveri cristi, pure il Cristo subì il malevole giudizio che fermamente rigetta. Sia il volto che il braccio lo dimostrano! E’ talmente potente il rifiuto dipinto da far pensare che avrebbe voluto prendere a calci in faccia i destrorsi di Dio, ma il Michelagelo gliel’ha impedito! Sono facce generalmente brute quelle che il Cristo allontana. Hanno bocche vocianti! In posizione ostile il corpo di quelli in primo piano, e con il dito puntato quelli dietro. I vili stanno sempre dietro

La presenza del Michelangelo omosessuale nel gruppo dei reietti che il Cristo difende, non può non essere intesa anche come difesa della vita indipendentemente dai suoi vissuti sessuali. Ipotesi sia, perché? Direi, perché se c’è, nel suo esserci, un senso che ad altre forme di gramigna non è dato giudicare.

Comunque sia il caso, constato che il Michelangelo ha dato al Cristo la potenza di un Dio capace di separare da sé anche chi non si pensa separato dal Giudice. Da quel grumo di universale sofferenza in attesa di ultima verità, una critica non addobbata dal potere che serve per avre potere, avrebbe colto quello che sto cogliendo, e cioè, che il Giudizio é universale perché, nel soggettivo universo, universale la Gramigna da giudicare? Ammessa l’ipotesi, é chiaro che il Michelangelo non poteva dipingerla. Anche l’artista, infatti, come la critica in arte, é tossicodipendente dai poteri che gli danno potere

La presenza del Michelangelo è accompagnata dalla figura di un giovane (il possibile e storico amante?) dal papa comittente (penso) e da una figura maschile che si cela (si ritrae, si difende?) ponendosi dietro la testa del giovane. Si difende da un malevole giudizio? Non so, però, m’ha dato da pensare. Il Michelangelo potrebbe aver dipinto una “velata”. Nel mondo in Lgbt diciamo velata, l’omosessuale che sta (per essere e vivere) in bilico fra. Non so chi sia quella persona, ma penso abbia inteso celare al giudizio quelle che non esistono perché non completamente ritratte dal dipinto che opera la vita. Può anche essere che il Michelangelo, con quella denuncia, si sia tolto un sasso dalla scarpa.

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Infiniti lutti

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“Vedo che dell’animale non frega niente a nessuno”

Considerazione dolente ma eccessiva, direi. Il fatto è che siamo ingabbiati in un sistema complessivo, e che nell’agire in qualche parte dobbiamo tenerne conto delle altre. Ora, per quanto mi riguarda non ha idea di quanto mi faccia incazzare l’ape che si ostina a voler uscire dalla parte del vetro anche quando faccio in modo di fargli capire che gli ho lasciato la finestra aperta! Che faccio per fargli ulteriormente capire la via di salvezza? Tolgo i vetri? No, la costringo a capire usando un piumino per la polvere. Certamente non posso dirmi di non averla almeno spaventata, tuttavia, l’ho salvata. Morale della favola, “ad ogni azione corrisponde una reazione eguale e contraria”; ad eliminare quel contraria, non ci riuscirà neanche la bontà e/o la verità più elevata. Non perché siamo a favore del Male, ma perché, per infiniti motivi, siamo limitati, (vuoi per ignoranza, vuoi per incoscienza) nel perseguire il solo Bene. A proprosito di azioni e reazioni per i limiti detti. Quanto, il vegetariano può dirsi sicuro di non procurare dolore al sedano che stringe fra i denti? O pensa di non farlo perché i sedani non gridano? Qualche volta mi domando se, vita nella verità, altro non porti che al superamento (volente e/o nolente) di infiniti lutti.

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3) Quanto sa di sale…

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Da subito dopo le festività natalizie, il servizio che avevo generalmente trovato superiore alle mie aspettative, è andato via via scadendo. Non è bello pensar male diceva l’Andreotti, pure ci si azzecca. Mi riferisco a più di un motivo, e non sia mai, ad un irritante sospetto.

Sui motivi ne abbiamo telefonicamente parlato un qualche tempo fa. mi vedo costretto a ripeterli, non tanto perché siano i filetti alla Voronoff le pietanze che devono reggere la mia personalità e giustificare il vostro compito, ma perché la testimonianza fotografica che le allego è chiara squalificazione di quanto idealmente dichiarato sul sito a proposito del tenore e dei fini dell’assistenza. Lei ebbe a dirmi che la gelatinosa qualità della carne le era nota. E passi per la gelatina che per eliminarla (almeno esteriormente) basta solo un po’ d’acqua calda, ma visto l’allegato

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mi saprebbe suggerire a che grado devo portare l’acqua calda per eliminare la nervatura presente nella carne lessa di quasi sempre? Giusto per non far nomea di rompi balle, è chiaro che posso anche buttare la parte scadente della consegna, ma da dove capire, allora, la differenza fra servizio formale e sostanziale, o per essere meno filosofi, tra mangiare e saltare? Giustamente, m’ha suggerito di ordinare qualcosa d’altro. L’ho fatto nel nuovo foglio ma lo stesso (due desinari a parte) sempre lesso m’è arrivato! Avendo problemi di diabete non ho ordinato carote e neanche frutta ed invece la frutta mi arriva sempre e le carote quasi sempre. Avendo problemi di meteorismo ho escluso i cavolini di Bruxelles e invece mi arrivano anche quelli. Per lo stesso motivo non posso mangiare insalata. Avevo convenuto con lei che se vi capitava un’ordinazione di carne di mera qualità, un’altro primo poteva ben sostituire un lesso in descrizione. A fronte di quel genere di carne, oggi, mi sono arrivate due arance! Che non posso mangiare! Nell’augurarmi che tutto questo non abbia a ripetersi, la saluto con poca felicità. Non per mia causa, chiaramente, e se non per causa sua, le chiedo di farmi sapere per causa di chi, perché è giusto che ognuno si assuma le sue responsabilità, come è giusto che per saperle, sia necessario informare chi non sa.

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Se uno spirito dice di essere me

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L’avevo mandata a Eco in risposta ad un suo articolo sulla medianità. In occasione del rinnovo del programma in Rete l’ho riletta. E’ talmente ingarbugliata che non ci capisco più niente! L’ho rifatta e di brutto tagliata sia nel Marzo 2007 che nel Dicembre 2019! Taglia che ti taglia, del pensiero spedito a Eco è rimasto solo il titolo.

Prossima o non prossima che sia, la corrispondenza fra i due mondi è permessa dalla similitudine di spirito. Tanto più uno spirito è basso, e tanto più corrisponderà con gli spiriti bassi. Tanto più uno spirito è elevato, e tanto più corrisponderà con spiriti elevati. C’è una notevole differenza, però: gli spiriti elevati non interragiscono con il simile, bensì nella vita simile. Tanto più non sono conformate e confermate alla personale identità (le menti basse) e tanto più possono essere influite come bassamente influire. Lo possono sino all’invasione di forza entro forza sotto l’aspetto della vitalità naturale: di mente entro mente sotto l’aspetto della vitalità culturale; di vita entro vita sotto l’aspetto della vitalità spiritica. Perché ci può essere un’invasione di influsso (più o meno determinante) che può giungere all’invasione di spirito entro spirito? A mio supporre è possibile perché la vita, essendo corrispondenza di stati, non concepisce il vuoto che è la non corrispondenza, e quindi, non_vita. Dove vi è non_vita per mancata corrispondenza fra i suoi stati, la vita riempie la falla con altra vita, e/o con altro spirito. Influssi del genere succedono anche fra spirito umano e spirito umano, quindi, vi è spiritismo anche fra umano e umano. Per spiritismo intendo rapporto di corrispondenza con i portatori dei principi culturali della vita. Per spiritualità, invece, intendo rapporto di corrispondenza con i principi della Vita: il tutto dal Principio. In un futuro più o meno prossimo qualche medium potrebbe sostenere di essere tramite del mio spirito. Non è detto ma potrebbe anche succedere. Vi si creda o no, malattia o no che sia, fatti del genere sono successi, succedono e succederanno. Ebbene, siccome nessuno sarà in grado di verificare se è effettivamente il mio spirito quello che comunica con il tramite, si tenga presente che sarà il mio, tanto quanto (poco o tanto che sia) non condizionerà la vita di nessuno e, non sarà il mio, tanto quanto, (poco o tanto che sia) risulterò condizionante. Tornare in questa valle di lacrime non è fra i miei pensieri, tuttavia, sento di dover mettere le mani avanti.

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Al crollo della diga

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asepara

Quando è crollata la diga del Vaiont (nel 68, se ricordo bene) ero a Padova: avevo 24 anni. Lavoravo come cameriere privato in casa di conti imparentati con Casa Savoia. Giusto per dirvi l’ambiente.

Fra i miei compiti, quello di servire a tavola. Quando si serve a tavola, già saprete che si toglie da destra il piatto precedente e nel contempo si porge da sinistra quello che segue. Il tutto, come se i piatti scivolassero su cuscini d’aria! Il cambio doveva essere di movimento nobile, come, aristocratici, erano quelli che servivo. Dato il periodo festivo, un ricordo collegato. La sera di Natale, una cameriera ed io abbiamo servito una trentina di ospiti; senza un errore (ci confermò soddisfatta la Padrona di casa) nel porgere e togliere non mi ricordo più quanti piatti! Per essere dei buoni camerieri da tavola, quindi, oltre che capaci, occorreva essere di armonico movimento. La stessa armonia dovrebbe avere anche chi commenta i Post. Se un commentatore non c’è l’ha o non l’impara, non si meravigli se viene rifiutato.

Mauro –
Guarda che la diga del Vajont è del 1963 – me lo ricordo perché ci scrissi una “poesia” (orrenda) e avevo 15 anni. Di conseguenza facevi il cameriere in quella casa molto prima di quanto tu pensassi e molto più giovane. Peccato che non ti ricordi le reazioni alla notizia.

Vitaliano
– Mi pareva di averti già detto che la mia memoria è come un groviera, e questo lo conferma. Quindi, avevo 19 anni! Sì, hai ragione. Non ero al massimo della vita culturale a 19 anni. Anzi, (ma non lo dire in giro!) molto più in basso. Due esempi per tutti: la Contessa mi dice di portare del riso in soffitta, però, non mi dice dove metterlo. Vado. Salgo. Un giro de bauli e de scatole che no te digo! Vicino a me, una. Ci metto dentro il sacchetto del riso! Tempo dopo la Contessa mi chiede cosa cavolo ho fatto! Donna dinamica, la contessa – figlia! Una di quelle “coi maroni” Mi porta in soffitta e mi fa vedere che l’avevo messo dove c’era della naftalina! Che cacchio ne sapevo di naftalina! A casa mia non c’erano tarme! Se non per altro perché c’era ben poco da mangiare! Fatto sta, che cotto il riso, manco l’ombra dell’odore di nafatalina! Grandi sorrisi della Figlia, sia a me che hai 20 chili di “figliol prodigo”. Tempesta in casa, un giorno! A pezzi ed a sprazzi sento che è caduta una diga in un posto chiamato Vaiont. C’era tutto quel che occorreva per sapere in quella casa, ma, non nella cameretta nei pressi della soffitta! Partono per sto’ Vaiont. In casa cera anche una bambinaia. Giovane. Graziosissima. Austriaca. Bionda. Parlava benissimo l’italiano. Se ci penso la vedo ancora. Si chiamava Doroty. Casa libera, nessun controllo sul nostro stile. Allegria! Passiamo la serata nel salotto padronale davanti la Tv; ed è venuta fuori tutta la nostra giovinezza. La nostra voglia di ridere. Na’ serata de puro boresso! Non sapevo neanche cos’era, “altro”. Verso l’una, sentiamo passi di rientro. Dall’ingresso la contessa chiede: siete qui?! Sai cosa gli ho risposto? Cucu!!! Rientravano da dopo aver girato non si sa quanti cadaveri! Dio! Che ne sapevo di cadaveri! Di morte! Di disperazione! Non sapevo niente! Se mi volto indietro e guardo, mi vedo all’interno di una bolla, o forse meglio, all’interno di uno scafandro: acqua non mi toccava.

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Dicembre 2006

Non sono mai stato orfano

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asepara

Ero a militare quando è mancata mia madre adottiva. Non solo una madre mi è mancata in quel momento. Mi è mancato, un passato, avevo mancante il presente, mi mancava del tutto, il futuro.

Correva l’anno, 65/66, mi par di ricordare. Gira che ti rigira, rompi che ti strarompi, sono riuscito a trovarle. Della madre naturale, in primo, il paese. Dalle parti di Portogruaro. Vado in Canonica, chiedo di… Il prete dice: famiglia numerosa. Grande povertà. Mi raccomanda cautela. Mi indica una strada verso i campi. Vado verso i campi. Chiedo ad una donna che trafficava nel suo orto, dove, la casa dei… Mi guarda, come se sapesse già tutto. Mi dice: è quella! Vedo, in distanza, fra maree di granoturco ancora verde, una casa, ancora senza malta, e senza colore. Puri mattoni. Mi manca il cuore. Torno indietro, ma, non mi bastava. Cerca e che ti ricerca, rompi e strarompi, non ti trovo l’ultimo indirizzo di quella donna! Scrivo. Mi scrive. Mi dice: ti raccomando, adesso sono sistemata. Se vieni qui, discrezione! (Non ricordo le parole precise, ma questo il senso!) Non gliene imputo colpa. Forse aveva letto su Novella2000 che “la voce del sangue” fa gridare – mamma!!! – in tutte le piazze! Non era e non è il mio caso! Quando m’ha detto: adesso ti devi sistemare, (ecc, ecc.), ho fermato il rapporto. Anzi, l’ho chiuso! Solo da mia madre (la Cesira) avrei potuto accettare quel genere di intrusione nelle mie scelte, non, da un’estranea. Giusto per dirne solamente una della Cesira. Il giorno della Prima comunione era venuta a Padova. Per tornare a Este si è fatta 30 km a piedi. Ha detto: ho perso il treno. Sospetto, invece, che avesse terminato i soldi, con le 6 paste (dico 6 paste) che aveva potuto portarmi. Ecco! Io non so cosa sia l’adozione: non sono mai stato orfano.

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Sei come un gattino

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asepara

mi scrive e mi dice una firma nota. Al risveglio non ricordo più di chi la firma.

Oltre che avermelo scritto me lo legge: maschile la voce. Mi dice: sei come un gattino che non sa come scendere dall’albero. Sorrido all’immagine e mi sveglio. L’immagine gattino mi dice che nei miei confronti il commentatore ha i sentimenti affettivi che si prova verso soggetti in tenera età. Simbolicamente parlando, la tenerezza data dall’età minore ha diversi significati: vuoi degli stati mentali (tenerezza come sottintesa immaturità) vuoi di quelli culturali (tenerezza come sottintesa ignoranza) vuoi di quelli spirituali: tenerezza come sottintesa infantile vitalità dello spirito. Per quanto riguarda l’albero, per me c’è un solo Albero: ed è quello della vita. Il commentatore non me l’ha detto ma se mi conosce, cioè, se mi sente, non può non condividere l’idea. Ne consegue che mi vede in cima alla vita: cima che si può intendere anche come fine. Non mi dice se sono spaventato, preoccupato (ecc. ecc) di stare lì. Neanche mi dice come ci sono salito: solo constata che l’ho fatto. Dice, però, che se non so come scendere, e neanche perché lo devo. E se non volessi? Recenti analisi hanno rivelato che ho due rogne ai lati dell’encefalo (ancora benigne); che il diabete (con tutte le sue altrettanto rogne) è passalo da 1 a 2. C’è ben poco da fare per un cuore con battito atriale; che senza Coumadin (come anche malgrado il Coumadin) sono soggetto a ictus oppure a infarto: mortali o parziali lo si sa solo dopo. Senza alcun genere di timore, prendo atto della mortalità in sospeso. Certo! Tutti viviamo in sospeso. In ragione, però, (chi più e chi meno) di infiniti stati di conoscenza e di accettazione. Almeno statisticamente parlando, un giovane meno, un anziano di più. Nella realtà, quando capita capita. Se l’accettassimo come il sereno destino di tutte le età più o meno coscienti, vivremmo meglio sia il nostro esserci che il nostro dipartire. Considerazioni sulla morte a parte, torno a quelle su di me. Come scritto prima, della mortalità non temo il finire, temo, tuttavia, il come. A maggior ragione perché dovrò essere assistito da mestierati. Questo mi preoccupa, appunto perché prima o poi a terra dovrò pur scendere, e quindi, che lo voglia o no, accettarli, spaventato come un gattino? Per quanto mi conosco, no.

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Pollice e anello

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asepara

Il pollice simbolizza maggiormente la virilità maschile perché più grosso. Per questo, generalmente vissuto come più grande e quindi più potente.

L’anello simbolizza l’unione. Si può dire, pertanto, che un anello posto sul pollice in_corona il simbolo della maggior potenza sessuale. In genere, l’anello è in argento o in acciaio. In quanto variazioni di lucentezza, quei metalli portano molteplici significati sulla luce che emettono. La luce, infatti, simbolizza la verità. Dall’insieme delle ipotesi, di chi porta un anello sul pollice si può dire che il suo pene (mezzo naturale che condiziona quanto si pensa su ciò che é e/o si è) necessita di una unione sovrana dai veri significati, oppure, di una unione che confermi i significati indicati dall’anello. Oltre a questi, confermi che il soggetto adatto all’unione deve essere egualmente dotato nel… pollice. L’anello nel pollice non necessariamente conferma dotato il portatore. In quel caso, rivela un desiderio di unione con portatori dotati di maggior… pollice. In una individualità eterosessuale, invece, l’anello sul pollice è un segno di potenza diretto alla donna. E’ un messaggio (quel segno) non necessariamente attendibile. Non da oggi, infatti, ogni scaraffone è bello a mamma sua!

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Sessualità in_variabili

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asepara

Ci sono pulsioni, determinanti al punto, da conformare e confermare una chiara identità sessuale. Se completamente dirette verso la figura maschile, si può dire che l’insieme di quelle pulsioni (sessuali ma non di meno esistenziali) conformano e confermano la figura Omosessuale. Ci sono delle pulsioni sessuali non determinanti sino a quel punto. Per questo, il portatore di quella pulsione non è un (o una) Omosessuale pur avendo gusti omosessuali. Darei il nome di Omofilia, a quel trasporto verso la figura naturalmente simile. E’ un sentimento (l’omofilia che sostengo) che può attuare anche il piacere sessuale, ma, altro non coinvolge se quel sentimento è conosciuto e accettato. Dove non é conosciuto e accettato, invece, l’identità procede con paura, come con paura si procede quando, in un dato terreno non sappiamo distinguere la parte ferma dalla parte mobile.

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Agosto 2007

4) Quanto sa di sale…

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aseparaCortese Signore: suppongo che abbia letto le mie note. Dubito però, che abbia visto le foto allegate. Di quelle, tutto si può dire fuorché immagini di carne “magra, tenera, succulenta che non è mai stopposa alla masticazione”.

Non me ne voglia ma la sua affermazione m’ha portato alla mente il soldato Alberto Sordi che nel film la Grande guerra commenta il rancio schifoso dicendolo ottimo ed abbondante al generale imbecille. Come appartenente al sistema che la dirige, lei, tutto può essere fuorché non fiancheggiatore. Non le avevo chiesto di farmelo capire: tantomeno di farmi ridere. Io non sono particolarmente schifiltoso. Ho mangiato in ambiti di lusso ed in osterie. In collegi ed in orfanotrofi, a militare, e a casa, cresciuto più che altro a spaghetti al pomodoro e/o a panà (versione padovana della pearà) con mortadella come secondo: non sempre la mortadella. Dati i precedenti, per necessità o meno adattato a molto, c’è ne vuole perché giunga a lamentarmi di quanto mi è stato servito! Non ricordo quando ho iniziato a fruire del servizio pasti. Ricordo però, di un pomodoro eccellente, e di un ragù più che notevole. Ultimamente, invece, il pomodoro è generalmente meno che mediocre, ed il ragù fatto con carne cotta, è indigeribile! La pasta, poi, è generalmente stracotta. Oggi, invece, il pomodoro è buonissimo e la cottura della pasta, passabile. Mi si dirà, che la pasta mi giunge stracotta perché continua a cuocere anche una volta messa nei contenitori. Vero, ma allora, perché non è sempre così visto che nei contenitori c’è la mettono sempre? Può essere caso? Può essere! Può essere diversa la mano che prepara? Può essere, come può essere diversa la capacità professionale, come può essere diverso l’interesse verso il lavoro. Per anni, tutti i mercoledì sera ho preparato la pasta per gli abbandonati assistiti dall’Associazione Amici di Bernardo. I volontari ebbero a dirmi che fra i presenti, non pochi venivano solo il mercoledì. Cuocevo la pasta per non più di tre minuti. Nel pomodoro, un po’ di aglio, rosmarino, olio (ovviamente ma non vaga traccia) e piacere di farlo in quantità. Mi rifiuto di pensare che sia proprio quest’ultima salsa quella che manca alla cottura dei cibi! Mi dice, Dottore, che la carne non è mai stopposa alla masticazione. E’ vero. Una carne stracotta, infatti, non lo può essere. Succulenta, Lei dice. I casi sono due: o mangiamo diversa carne, o Lei non ha mai mangiato la carne che mi portano: dura e morbida come suola di poliuretano. E’ vero: la dietologa mi aveva parlato di problemi sulla gelatina, ma, mica mi ero lamentato di quel particolare! E’ vero, avevo ordinato cavoletti. L’ordine, però, non è che l’utente lo fa tutte le settimane e a me c’è voluto del tempo per capire che l’indurimento al ventre che provavo dopo mangiato era proprio dovuto ai cavoletti, (i cavoli no, stranamente) come all’insalata, appunto perché ambedue molto fibrosi. Appena capito l’ho detto ai consegnatari. Il più delle volte inutilmente. E’ vero, con la frutta ho reputato di inutile spreco la consegna del pane, e dei dessert. A differenza del contorno in oggetto, questa richiesta è stata generalmente ascoltata. Con gaudio di altri utenti o quanto meno dell’Istituto, spero. Da quanto sopra esposto tragga le sue conclusioni, Dottor V. Non mi aspetto di saperle. Non è necessario. Per me, il discorso finisce qui, ma se mai dovrò avere la necessità di riaprirlo, Lei sarà il primo a saperlo.

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Datata – Ho aggiunto in data 29 Dicembre c.a. la parte con diverso carattere.

“E Gesù diventò Dio”

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asepara

Caro Francesco: non sono uno studioso e manco ho studiato, tuttavia, so ben capire che della figura in questione ne hanno fatto una ribollita di non si sa più quale carne. Al più, si sa non poco sulla inattendibile pentola che l’ha cotta; ed è appunto per questo che concordo con le tesi del libro anche se non l’ho letto. Non concordo, però, dove lo dice (e/o lo fa pensare) come esaltato. Non può essere mentalmente e spiriticamente esaltato chi chiede agli altri chi è. Viene da dirlo depresso invece. Di ambo le letture, però, non abbiamo prove umane e/o storiche: abbiamo delle certezze per fede spacciate per verità in odore di eresia: è Gesù divento Dio, è la più culturalmente assurda. Ameno che non si ammetta che la chiesa, pur di avere un solo Dio in Cristo, abbia dovuto fargli uccidere il Padre. Dubito, però, che nei piano alti della vita si persegua la legge del taglione!

gesu

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Chiesa, celibato, sessualità.

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Cari i miei Atei: mi sta risuccedendo un fatto che sapevo ma che avevo rimosso. Lo vorrei accostare al problema del celibato ecclesiastico, giusto per dire dove la chiesa è saggia e dove non lo è.

Ho vissuto non poco la mia sessualità. Così, più che guardare l’uomo, o solamente il maschio, ormai gli faccio i raggi X. E questo è un bene perche mi evita delle possibili cantonate; e questo è un male perché mi nega la speranza di credere in quello che desidero. Sapete bene, che per amore intendo una corrispondenza di stati. Con i miei sciagurati, ve lo lascio immaginare che tipo di corrispondenza può stare in piedi! Ma non è uno spirito di sfiducia, quello che per primo frena i miei desideri e/o le mie illusioni; è uno spirito di verità. Non vi dico quanto comprovata.

Ultimamente avevo un paio di amanti fissi. Vuoi per i motivi appena detti, vuoi perché mi hanno rotto le palle al punto che ho indicato loro la porta! (Sbaglia la giovinezza che crede di potersi permette di essere stronza con l’amante maggiore!] Sto vivendo così, un momento di astinenza. Nulla di grave. Tanto più, perché favorita dall’ovvio calo della mia vitalità. La vecchiaia non sempre è un guaio!

C’è astinenza dal piacere verso il corpo, e c’è astinenza dal piacere verso la mente, ma la vita non può stare in astinenza verso ambedue, così, dove la mente è in astinenza da piacere, la compensa il corpo e dove è astinente il corpo, lo compensa la mente. Se accostabile il parallelo, si può anche pensare, allora, che la chiesa costringe i preti al celibato, appunto per costringere la loro mente a compensare il loro corpo con quel putativo piacere. Liberi da quella castrazione, quanto, il sacerdote o la suora, saprebbero porre il loro pensiero religioso (con quanto d’impegni che ci gira attorno) prima di un piacere sessuale, che li porterebbe a vivere la loro vita, (omosessuale o eterossessuale che sia) forse prima di quella della missione? Mah! Prevedendo e negando quella possibilità, la chiesa èstata saggia? Dove vi è dolore da mancato equilibrio fra piacere naturale e dovere sacerdotale direi proprio di no! Che dovrebbe fare la chiesa per essere veramente saggia? Secondo me, proibire il matrimonio, ma accettare la diversa scelta. Forse si ritroverà con meno preti. Forse si ritroverà con preti meno sofferenti. Forse si ritroverà con meno truccati. Forse si ritroverà con più Uomini e più Donne. Forse, si ritroverà.

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Dicembre 2007

Allah Akbar, Monsignor Vescovo di Verona

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asepara

Il Dio che è Akbar può non essere giusto? Chiedere la sua giustizia, quindi, è una delle possibilità offerte dalla Sua grandezza. La giustizia tutela. La Sua giustizia è il massimo delle tutele. Allah Akbar, allora, non è solamente il grido di chi combatte in suo nome, ma è anche l’invocazione di chi si protegge con il Suo nome.

Poiché abbiamo bisogno di sentirci protetti dai fondamentalismi, (tali perché si sono impossessati di Dio, o, quanto meno, dell’idea che loro hanno di Dio), vedrei l’invocazione araba, non solo teologicamente non contraddittoria, ma anche ritualmente e spiritualmente necessaria al nostro bisogno di pace, tanto, che la introdurrei, (all’inizio di ogni funzione), nei nostri riti. L’officiante dovrebbe dirla con la lingua della religione che ospitiamo, e i partecipanti al rito, rispondere la traduzione con la nostra. Questo, come tutela spirituale. Come tutela materiale, invece, farei apporre la scritta, ” Allah Akbar”, su ogni sito religioso e/o attinente. Il dire o scrivere ” Allah Akbar” in arabo, ha valenza maggiore che scriverla in italiano. Non solo perché indica l’inizio di un affratellamento fra parole, (questo nel senso spirituale dei termini), ma anche perché segna l’inizio della cura che medica una ferita che risale a tempi biblici. Adottare l’invocazione con la lingua araba, quindi, è anche un modo per riparare la colpa di un padre, che, relegando un figlio dove non c’era altro se non odio da coltivare, ha iniziato un male che sta travolgendo tutto e tutti. Poiché nessuno sa quale parola fermerà quell’odio, allora, potremmo ben cominciare con la Parola, perché, comunque la si invochi, è pur sempre Grande. Allah Akbar, Monsignore.

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Datata

Immagina la vita

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Vita è corrispondenza di stati fra tutti e in tutti i suoi stati.

La figura della vita umana è trinitaria

Uno per la Natura

triangolo

Uno per la Cultura                                           Uno per lo Spirito

In ragione dello stato della corrispondenza fra gli stati è unitaria.

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Anche nel Principio vi è corrispondenza di stati ma giunge all’Unità.

Essendo primo, infatti, è assoluto.

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bottonerosso

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La differenza fra lo stato del Principio e il nostro, non sta in una diversa quantità di stati, bensì, nella condizione del rispettivo stato: immagine della vita il Principio e immagini a quella somiglianti i nostri principi.

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Nella Pedagogia dell’Amore e della Comunione

 sono figure l’Immagine del Principio della vita

e quella a sua Somiglianza.

La Natura

triangolo

la Cultura                                      e                                    lo Spirito

sono stati di principio in ambo le figure.

Per Natura intendo il corpo della vita comunque formato;

per Cultura, il pensiero della vita comunque concepito;

per Spirito, la forza della vita comunque agita.

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Le corrispondenze

triangolo

sono relazioni di interdipendenza

fra gli stati delle Figure e nelle stesse Figure

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Satana a chi?

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asepara

Caro Francesco: Satana non è come dicono gli esorcisti. Non volermene se entro a gamba tesa sulla questione. Lo posso proprio perché tu non puoi: pascere per altri pascoli.

Di Satana bisognerebbe rivedere la biografia, rivedere i genitori, e per quale utilità hanno fecondato la vita di un così ribaldo spirito, ma se non l’ha tirata lunga il Generale figurati se lo faccio io che manco sono caporale! Se ho capito bene, sostiene che è figura simbolica e rappresenta, il principio della multiforme identità dello spirito del male di chi si oppone a quello del bene: concordo. Il male è una figura composta da principi culturali. E’ dolore naturale e spirituale da errore culturale, infatti. I bene ed il male, di per sé (essendo i principi culturale di uno o dell’altro pensiero) sono forze (spiriti) disincarnate. Incarnata lo diventano, tanto quanto (nel caso del male) l’influit* dall’errore che porta al dolore. Per infiniti versi e/o condizioni, l’incauta accoglienza nel proprio spirito di uno spirito diretto dall’errore che porta al male può permettere la fondazione (e/o la rifondazione) di un’identità in errore. Per opposto influsso, la fondazione (e/o la rifondazione) di identità dirette dal bene. Nei casi di identità fondate e/o rifondate (può succedere anche secondo condizioni da patologia anche per quelle dirette dal un loro senso del bene) di quale spirito lo spirito fondante e/o rifondante? Poiché nulla sappiamo del cuore dell’uomo, non ci resta che la verifica delle azioni. Direi del bene tanto quanto fonda e/o si rifonda della vita che porta alla gioia della verità, e del male tanto quanto fonda e/o rifonda della vita che, in presenza dell’errore porta al male detto dal dolore. Ammessa (e per amor di tesi concessa) l’esistenza di Satana come persona, anche quella (non essendo un principi assoluto) non può non essere e non avere degli infiniti stati di bene e di male, e manifestarsi per quelli e secondo quelli secondo infinite identità che sommiamo con lo stesso nome: Satana. Si può certamente ammettere, allora, che se Satana è il conglobante nome di infinite identità in errore, lo può (comunque si manifesti e/o comunque sia lo stato spiritico usato per farlo) come lo spirito che porta il nome di chi soggiace a quella forza; e se un influito dal male si chiama Caio, Caio è il nome dello spirito negativo che influisce Caio. Direi in fine, che Satana è il soffio che gonfia la gomma del veicolo Caio, ma non per questo il Caio in carne, diventa ruota del Caio disincarnato. A meno che non accetti, in piena coscienza, di diventarlo. Chi lo accetta in piena coscienza non mostra alcun genere di dissidio fra essere un Caio fortemente influito e un Caio che non vuole diventarlo. Chi diventa un Caio indiviso da Caio, é un diavolo che se la ride degli esorcisti perché è pace con sé stesso, tanto quanto prosegue, fra Caio e Caio, la reciproca elettività del reciproco spirito.

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Interessi privati in atti d’ufficio

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In modo particolare in centro i cittadini ricevono delle richieste di denaro. Del generale assedio e dell’assillo provocato, i banchetti delle Comunità (anche loro richiedenti) sono fra quelli che ne pagano spese.

Le pagano, vuoi perché vengono generalmente rifiutati, vuoi perché, essendo rifiutati, non possono espletare l’informazione contro le tossicodipendenze che dovrebbero fare. Paradossale contrappasso, a pagare le spese della mancata informazione, saranno, non solo i cittadini che rifiutano il contributo privato, ma anche quelli che alimentano il contributo pubblico: in genere, gli stessi. L’autofinanziamento svolto dalle Comunità, dunque, non solo è erroneo perché non favorisce l’avvicinamento fra cittadino, informazione e Comunità, ma anche perché può apparire come l’elevazione culturale del concetto di accattonaggio, usualmente praticato dalle personalità td Per quanto elevato, il messaggio che praticano e che comunicano, quindi, non è pedagogico e né terapeutico. L’autofinanziamento, sarebbe pedagogico e terapeutico perché solidaristico, solamente nel caso che una Comunità lo operasse a favore di un’altra. Non mi risulta che questa iniziativa sia mai stata praticata. Mi auguro che la faccenda non sia dovuta al fatto che ogni Comunità è “l’apparizione privata” del suo fondatore. Ipotesi fosse, sarebbe giusto mandarlo in Comunità.

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Madri secondo punti di vista

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Hai presente un caleidoscopio? Da piccoli, quando lo ero io, perlomeno, lo si faceva mettendo della stagnola colorata fra due vetri. Poi si inseriva i due vetri all’interno di un cartone a tubo. Girando quel cannocchiale si componevano delle forme e ci si divertiva ad interpretarle. Anche di una identità si può dire che è un caleidoscopio. Infatti, assume “forme” diverse in ragione dei punti di vista.

A proposito della tua remissività caratteriale nei confronti della donna ti dirò ciò che via – via ho visto nel tuo caleidoscopico essere. Ovviamente, non affermo ciò che è ma solo ciò che so’. (Chissà se ci va l’accento su so, sa, va, ecc.) Per quel poco che ho conosciuto di tua madre e di tuo padre, direi che la forza del tuo carattere verso l’uomo e la vita l’hai acquisita dal lato materno, mentre, una certa acquiescenza verso la donna l’hai acquisita dal lato paterno. Se ne convieni, si può dire che sai affermarti presso l’uomo e la vita per l’insegnamento di tua madre, e, non sai dire di no alla donna per l’insegnamento di tuo padre che, non sempre ma in prevalenza, non sapeva dire di no alla donna – madre. Metto la differenza fra la donna – non madre e la donna madre, perché, mi pare, che è alla seconda che non sai dire di no, mentre, sai dire di no alla prima. Cosa che molto probabilmente faceva anche tuo padre. Non sapendo dire di no alla donna – madre, si può anche dire che non sai dire di no a tua madre. Perché? Per il tuo carattere maschile, o perché, non avendola mai trovata, né come aspetto di tuo padre, ne come aspetto di te figlia, la cerchi ancora sia come padre che come figlia? Ho messo cerchi fra virgolette, perché cercare una donna è anche cercare il suo aspetto sessuale, ma la sessualità è anche affettività, e, è a questo aspetto della tua ricerca di donna – madre, che ti penso ancora ingrippata. Morale della favola? Non è solo l’influsso di un genitore che devi eliminare: devi farlo di tutti e due.

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Datata

Che incontri alla Incontro?

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Dove non si può provare sarebbe meglio tacere? Don Gelmini, fondatore delle Comunità Incontro è stato accusato di abusi sessuali da due ex ospiti. Non entro in merito alla questione. Non sono il Magistrato di nessuno: solo di me.

All’epoca, ci fu uno psichiatra imbecille senza virgolette, che ebbe a dire che mi occupavo di Tossicodipendenti perché cercavo amanti. D’altro canto, ci sono stati anche Tossicodipendenti disposti ad offrirmi le loro grazie. Capirai che grazie: mi occupavo di gente non tanto messa benino. E’ vero, ci sono stati anche dei messi meglio che si sono stupiti del fatto che lasciassi perdere le ghiotte occasioni: non avevano mai conosciuto un così strano Finocchio, penso. Sapevo della possibilità di essere ricattato a causa della mia sessualità. Non occorre essere dei geni per capirlo. Basta non essere degli sprovveduti. Così, già il primo giorno che sono andato in mezzo a loro ho detto con estrema chiarezza, sia come uso l’attributo che i miei orifizi. Naturalmente, ho aggiunto anche la storia che mi ha portato fra di loro. Meraviglia, zero. Ricatti, zero. Scandali, zero. Oltre al ricorrere alla sincerità come difesa, però, ho badato bene di aver sempre qualcuno con me, e dove impossibile per tante ragioni, i miei dialoghi con i ragazzacci avvenivano sempre sotto gli occhi degli altri. Pensare che si possa essere esenti da sospetto in virtù di tonaca é un grosso errore. D’altra parte, non è mica detto che siccome l’accusatore è un ragazzaccio, necessariamente afferma il falso. Accusa del genere, a suo tempo è stata rivolta anche contro Muccioli padre. Ricordo certi articoli del Male, non poco pesanti. Ho conosciuto non pochi “tossici”: tutti “imbecilli”, ma nessun imbecille. Fra di loro parlano, parlano, e parlano. Un ragazzaccio ebbe a dirmi: il problema non è far parlare un tossico: il problema è farlo tacere! Con la Pula, ovviamente, ma capitava anche con me! Ci mettevano un attimo a dirmi cosa avevano combinato, o stavano per combinare. Il tutto, senza porsi il minimo problema: potevo essere un rischio per loro, ma anche loro potevano esserlo per me! Per quella loquacità sento di potermi dire certo che fra di loro ne hanno parlato. Sono anche certo, che si sono posti il problema delle loro poca credibilità rispetto a quella di un Don. Vedo, che al Don, sono giunte parecchie difese. Nessuna di queste m’infastidisce. Mi infastidisce, piuttosto, ciò che è implicito in quelle difese, e cioè, che i denunciatori, vengono giudicati falsi, già per il fatto che sono “tossici”. Insomma! Un attimo! O dobbiamo trarre la conclusione che anche l’attività giudiziaria deve sottostare a referendum!

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gelmini

Agosto 2007

asterisco