Come s.Pietro aveva la chiave del paradiso

ali

Mi vedo ancora mentre assieme ad altri  Esposti giro attorno ad una suora. Lo facevamo per gioco e perché sapevamo tutti che aveva la chiave del magazzino delle provviste. Sapeva bene la suora, che lo facevamo con la speranza di avere un qualcosa di extra da mangiare. Non ricordo il menu del mezzogiorno, ma in quello della sera c’era quasi sempre un abbondante budino della P.O.A. Qualche volta dei mattoncini di marmellata. Caffellatte con un po’ di pane la mattina. Non dico che pativamo la fame ma un robusto e costante appetito certamente si.  Ricordo ancora i tubetti e/o i barattoli di latte condensato che ogni tanto ci rifilava non tanto di nascosto dalle altre suore. Mi sa che il mio diabete è iniziato all’epoca! Non ci allontanava mai. Sorrideva a tutti. Non era sorriso da suorastico dovere. Solo dopo anni l’ho rivisto nelle anime liete. Sotto la cuffia plissettata e inamidata lo vedo ancora. Poi non la vedemmo più. Forse era stata trasferita ad altro incarico. Forse ad altro convento. Forse aveva raggiunto le anime liete. Sto piangendo.