A ramengo le banche!

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Ora, il mio conto alla Posta!

Qualcuno mi sa dire perché gli addetti postali hanno mantenuto il modo di servire gli utenti come prima (sia pure e necessariamente dosando gli ingressi) mentre i bancari hanno potuto rinserrarsi dietro un numero verde con risponditore, che, nel mio caso, ti chiede il numero della carta  che non potevo dare perché sotto provvisorio sequestro a causa del tempo che per vari impicci non avevo rispettato? Come recuperarla? Semprechè ci riesca, fissando un appuntamento che non posso avere, immagino! L’inquilino che abita sotto di me (dopo mail e telefonate ) l’ha avuto dopo 15 giorni. La sequestrata è ancora nella banca rionale o è stata trasferita nella centrale? Lo saprò dopo appuntamento, immagino! La potrò riavere dopo altri quindici giorni o brevi mano subito? Già ho poco fiato per i giri necessari alla mia domesticità, dove mai lo troverò il fiato per i giri obbligatoriamente extra? In attesa di capirlo ho la carta sotto sequestro da più di un mese! Mi chiedo e chiedo: ci rendiamo o non ci rendiamo conto che il tanto gaudioso servizio di Bankin (non avrebbe risolto il problema) altro non è che la kafkiana metamorfosi (da clienti serviti personalmente da impiegati) a clienti, personalmente a servizio delle banche pur pagando un conto che solo l’addebito mensile rende poca cosa? Se non è così, mi si corregga per favore! Naturalmente questo permette alle banche di aver meno impiegati, meno affitti, meno spese e meno manutenzioni delle agenzie periferiche e/o rionali. L’indubbio guadagno si riversa (in ovvia parte) anche sui Clienti resi a servizio delle banche? Non mi risulta! Se non è così, mi si corregga.

Oggi, per aprire il conto postale (pratica durata dalle 11 e mezza all’una e mezza) avevo l’appuntamento con il direttore dell’agenzia. Nel giardino antistante aspettavano una quindicina di persone. Necessitando del solo direttore, in alcun modo avrei occupato i due sportelli in servizio, quindi, ad alcuno avrei leso le priorità. Legittimato da questo, è chiaro che sono entrato senza guardare nessuno! Non faccio in tempo a posare il piede sulla soglia, che un tarchiato anzianotto, con toni da lupara, mi intima: dove và lei?! Irritato dall’imperativo gli ribatto: non vedo perché devo dire a lei i miei affari! Dai presenti si sono immediatamente sollevati degli ululati da bastiglia. A più voci e a più toni: maleducato, gran maleducato e altro inintelligibile: non me ne sono curato! E una questione di rispetto mi dice uno più arrabbiato degli altri! A mio vedere, ben meritato il maleducato e l’irrispettoso se fossi stato il furbastro che (con faccia da innocente caduto dal fico) prova a superare le persone in attesa. Per via dell’appuntamento non era il mio caso, quindi, fuori luogo sia le proteste che le offese. Ho tentato di far capire le mie ragioni ma non c’ò stato verso! Succede, quando le persone si innamorano della propria verità. Quanti amori infelici in meno se dubitassimo sempre delle nostre verità! Ma questo è un altro discorso! Vista l’impossibilità di far ragionare gli ululanti, con un collettivo andate a fanculo ho tagliato il nodo della questio.

A calma raggiunta mi chiedo perché il mio legittimo comportamento ha suscitato le reazioni che racconto, e perché non si sono acquietate dopo averlo spiegato a tutti? Secondo me, perché oltre all’innamoramento che ho detto, siamo diventati preda della sfiducia verso tutti e tutto. La sfiducia è l’anima della paranoia, ed è paranoico il derubato dalla fede verso la vita in ogni suo stato. Come si guarisce da quella malattia? Si guarisce tanto quanto c’è la restituiscono! Non di certo con un call center, e non di certo facendoci aspettare una quindici di giorni senza fiducia.

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