Comunità: fabbriche o culle?

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Don Ciotti ebbe a dire che la droga è una domanda che esige molte risposte. La Comunità è una delle tante. Non è detto che sia la risolutiva. Forse lo sarebbe di più se lo Stato (a fronte di quanto investe) non pretendesse di sapere quanti sono i salvati da una data Comunità. Inevitabilmente, questo rende fabbriche dei luoghi che dovrebbero essere delle rinnovanti culle. Presi quando non schiacciati da quel dare ed avere, per salvare la sua umanità (da drogato fortemente presa da disumanità ma non per questo cassata) il Tossicodipendente recita la parte sociale che gli si chiede di essere ed agire. A motivo di quello, nella gran parte di casi diventa come un cibo cotto fuori e quasi crudo dentro. Ma lo Stato deve fare cittadini e lo Stato delega ai Sert e alle galere quelli che non possono non diventare dei contrari. La Comunità sanno bene che la rinnovata cittadinanza mostrata dal Tossicodipendente è fragile sembiante. Sanno bene, le Comunità che si dovrebbe operare per il rinnovo dell’Umanità, e che solo un raggiunto rinnovo può rinnovare una raggiunta cittadinanza. Guaio è, che per rinnovare un’umanità ci vuole una vita, ma lo Stato non consente e/o non regge i progetti di speranza, così, la Comunità che non presenta degli statistici attivi cessa di essere considerata efficace. Per non sparire dalla vista dello Stato, a sua volta la Comunità si costringe a presentare come attivi anche i sembianti, ma i sembianti, prima o poi cadono sotto il peso parassitario che li gestisce; e il giro ricomincia.

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