Piramidi come?

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Alla Cortese attenzione della Dirigenza e a chi in interesse. Stavo guardando un filmato francese sulle piramidi. Si sostenevano le varie ipotesi sul come siano riusciti a costruirle ecc, ecc. Mentre lo guardavo capendone ben poco mi è venuta un’idea. Se già espressa, come non detto.

Noi costruiamo gli edifici partendo dal basso. Allo stesso modo anche gli egizi, supponiamo; e se invece (a noi impensabile sistema) avessero iniziato, prima costruendo  il “tetto” (la punta) e poi le “pareti” composte da gradoni precedenti che che poggiavano su gradoni successivi.: gradoni che formarono le pareti? Ho chiara l’idea ma, graficamente parlando non so renderla meglio di così. Per via di disegno sono sempre stato un disastro! Penso, tuttavia, che sia abbastanza “semplice” intuire il proseguo dell’immagine che non so fare, come anche “vedere” la semplificazione di altri “misteri”: vedi passaggi, e misure. Converranno con me che orientare una punta è molto più semplice che orientare una piramide; non tanto sulla carta quanto in opera. Non per ultima considerazione, ogni Faraone (sul carattere umano capisco un poco di più) avrebbe potuto vedere la sua piramide (la parte parzialmente raggiunta) sia all’inizio della decisione di costruirla (o di continuarla) sia “finita” con la sua vita per la parte attuata. Non solo, l’ultimo che l’ha vista definitivamente compiuta avrebbe potuto dirsi e dirla come opera di sé, Dio in opera “incarnata” per la totalizzante volontà dei Faraoni dei che l’hanno preceduto. Per altro dire: Dio in Dei. Della Piramide, allora, si potrebbe dire che è l’imperituro sacrario del percorso, nella loro vita, della vita degli Dei che si reputavano in vita, ma che in fine, come tutti, bisognosi dell’aiuto che potevano procurarsi e che ancora vediamo. Certo, partendo dalla cima, ogni parte della piramidale struttura non sarebbe stata quella totale che noi reputiamo finita, tuttavia, sarebbe stata la totale che il dato faraone avrebbe visto compiuta, non, lasciata per interrotto cantiere per interrotta vita. Immagino questa ipotesi, anche perché non so proprio immaginare l’amarezza di un Dio che non può non sentirsi meno Dio alla vista di un’opera in perenne cantiere. Divinità confermata secondo il suo tempo, invece, procedendo come penso. Come penso, maggiormente affrontabile anche l’aspetto economico; graduale se graduale l’opera, e quindi, di minor peso sulle spalle di chi l’avrebbe pagata. Se come adesso, quelli che stanno alla base di ogni genere di piramide. Termino qui il mio visionario delirio, anche perché mi pare non poco fantasioso. Con i miei più cordiali saluti.

Ho spedito la versione precedente al Museo Egizio di Torino, dandomi (perdonate la rima) pure del cretino. Questa versione, invece è un attimo più “visibile”. Nonostante questo non so se ancora troverò il coraggio di mandargliela.

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