Nessuna vita sfugge alla ripetizione della Reincarnazione

acapoverso

Doverosa premessa

Non sono sicuro di aver espresso il mio pensiero con chiarezza e dovuta ragione pertanto considero questo testo non ultimato. Lo pubblico lo stesso perché solo dopo aver editato un testo riesco a vedere dove sono stato mancante. Sarà anche perché, pur avendolo scritto e riscritto numerose volte (o forse a causa di questo) ascolto quello che sento di dover dire più di quello che sento di aver detto. Ho patito questa condizione da quando ho iniziato a scrivere: ormai da un trentennio. Non per ultimo: le ipotesi che esprimo sono frutto di “visioni” culturali. In quelle, direi necessariamente, so quello che dico ma non so di cosa parlo.

amezzosepara

La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Come lo è la parola (un’emozione della vita) così anche per lo Spirito è “parola” l’emozione detta dalla sua forza (a livello naturale) e dalla sua potenza: a livello culturale.

Vi è Spirito e spirito. Con la maiuscola penso allo Spirito che ha originato ogni spirito. Con altro dire, all’Immagine da cui deriva ogni Somiglianza, come anche dal Principio da cui deriva ogni principio.

La vita (corrispondenza di spirito fra i suoi stati) è stato di infiniti stati di vita. Come lo è la vita, così è anche il nostro spirito: stato di infiniti stati di forza e di potenza.

In quanto massima corrispondenza di forza e di potenza fra i suoi stati, lo Spirito dell’Immagine della vita è Assoluto. Ne consegue che lo Spirito è l’immutabile forza che manifestando l’assoluta condizione del suo stato mostra l’assoluta via (la vita) che deriva dalla sua Vita. Dal suo essere Principio assoluto della vita ne deriva lo stato di Immagine assoluta della vita.

In ragione della vita dello stato dei nostri stati, il nostro spirito è soggetto a un aumento della sua forza come anche a un possibile diminuzione. Lo spirito che è aumentato o diminuito in ragione dello stato della corrispondenza fra i suoi stati, aumenta o diminuisce gli stati che l’aumentano o lo diminuiscono.

Raggiunto il massimo stato del suo stato in questo piano della vita, nell’ulteriore il nostro spirito si collocherà prossimo alla forza e alla potenza dello Spirito in ragione dello stato della propria forza e della propria potenza.

Nel piano ulteriore della vita non esiste il tempo come lo concepiamo viviamo in questo: esiste lo stato della condizione dello spirito: condizione che muta in ragione della sua elevazione verso il Principio o di una discesa (avvertita e/o temuta come caduta) verso il nostro principio. La continua caduta – discesa degli spiriti verso il nostro principio di vita (il nostro spirito) permette la vita continua di questo piano della vita.

Si, a causa della discesa – caduta anche noi siamo degli spiriti discesi – caduti: caduti, però, se ragioniamo secondo verticalità, Se invece ragioniamo secondo orizzontalità, allora, al nostro inizio non vi è stata caduta ma solo un allontanamento dal Principio di ogni nostro principio. Sarà anche una questione di lana caprina ma “caduta” e “allontanamento” hanno sensi ben diversi.

Mi sono chiesto: perché mai i prossimi al Principio dovrebbero mutare il loro stato di vicinanza visto che ciò li allontanerà dallo stato maggiormente raggiunto? Mi sono risposto così: non lo fanno perché lo vogliono. Lo fanno perché, per quanto beata, non c’è emozione che non scemi. Non tanto per un qualsiasi genere di usura comunque provocata ma perché la continuità di un qualsiasi stato in e_stasi, stabilizza ogni e_stasi in stasi. Se ciò è del nostro spirito, ciò è anche dello Spirito?

Diversamente da lo stato del nostro spirito (mutevole appunto per variabile stato) lo Spirito del Principio, avendo aggiunto la massima corrispondenza fra i suoi stati, è Assoluto. Ne consegue assoluta anche la sua e_stasi. Dalla sua e_stasi è esclusa la stasi, appunto perché una vita assoluta non può alcuna modifica al suo stato.

Parentesi necessaria: per motivi di lavoro ho conosciuto una sergente americana: proveniva dalle Havai. Durante un inverno tipicamente veronese (in genere molto umido, tendente al nebbioso, e freddo veramente solo nelle sue montagne) alla Mary dico: ma che ci sei venuta a fare in questo clima di merda! Quasi miagolando mi risponde: faceva sempre caldo!!

Ecco, noi sentiamo cos’è caldo perché sentiamo cos’è freddo. Dove sentiamo il solo caldo, alla lunga o alla corta non sentiamo più alcuna differenza. Nel perdere la differenza perdiamo le emozioni che strutturano le parole che strutturano le differenze.

Ritroviamo emozioni, parole, e alterne strutturazioni delle parole tanto quanto il nostro stato emigra verso un altro stato. Ad esempio ammesso si può sostenere che la reincarnazione è un’emigrazione: quella dello spirito di una vita verso un’altra vita.

Ci escludiamo da rinnovate e rinnovanti emigrazioni tanto quanto una vita nel nuovo stato saprà (potrà e/o vorrà) ricongiungersi (per rinnovata conoscenza) con il Principio e i suoi principi:


Il Bene per la Natura


il Vero per la Cultura                    il Giusto per lo Spirito


In ultimo ma non per ultimo: poiché nulla sappiamo di veramente attendibile circa la condizione del nostro spirito, così, nulla possiamo dire di veramente attendibile circa la vita che, reincarnandoci, ci ritroveremo a vivere.

Poiché solo uno spirito assoluto può sfuggire alla Reincarnazione, e poiché il nostro spirito non lo è, ne deriva che sono soggetti al ritorno per Reincarnazione anche gli spiriti più eletti.

Non è scritto da nessuna parte che l’emigrazione degli spiriti eletti che furono, avverrà secondo quanto furono. Non è possibile saperlo perchè le strade della vita sono infinite come infinite le sue verità. Al più possiamo ipotizzare; ed è quello che ho appena finito di fare.

amezzosepara