Cesira aveva due sorelle

adivisorio

Cesira aveva due sorelle. Maria (quella che visitava) e un’altra che non visitava mai. Con la bicicletta che Cesira mi comperò a rate ci andai io. Quella che Cesira non visitava mai aveva marito fruttivendolo, e tre figli mi pare. Dei tre, ricordo bene solo due. Zia Maria (probabilmente la maggiore e la più ricca tra le tre) abitava alla Lupia (o Luppia) di Saletto di Ospedaletto. Segalina, sempre vestita di nero, disponibile al sorriso. Era sposata con uno stradino dagli atteggiamenti padronali: lo ricordo ancora. Quand’era in casa (lo nomino per attività perché non ho mai saputo come si chiamasse) non doveva volare una mosca! Più che una casa era una colonia penale. Davanti aveva un grande cortile di mattoni. Alla destra del vialetto di ingresso alla proprietà, una grande vigna. Alla sinistra della casa, la stalla con sopra il fienile e il ricovero dei mezzi. La porcilaia di fronte. Affiancata alla destra, la casa del figlio che si era sposato. Anche il figlio lavorava come stradino. Ricordo graziosa e simpatica quella sposa. Non so perché ma non correva buon sangue fra padre e figlio. L’avevo capito persino io! A lato della casa del figlio (si chiamava Armido ed era bellissimo!) un paio di campi: dietro anche. Per i campi, non poche le galline. Mi aveva preso il vezzo di andare nella vigna a cercare le uova. Trovate, le stringevo fra le mani sino a romperle! Maria e Cesira erano persino spaventate daconseguenze di quel gioco! Guai, se l’avesse saputo lo stradino! Quando vidi la zia arrabbiata e mia madre preoccupata, smisi! Per gli occhi e le mie fantasie circoscritte dalle aride vie di Este, la casa di Maria (superlativi, i suoi fagioli in umido) era il luogo che nascondeva i cavalieri dei miei desideri: lo giravo, cercandoli! Mai trovati, ovviamente. Non per questo rinunciavo. La vidi per l’ultima volta quando andai a comunicargli la morte di Cesira. Mi disse che dovevo trovare una brava ragazza, che dovevo sposarmi, ecc, ecc. Cosa mai potevo dire di sincero a quella donna? Scelsi, così, di sparire. Solo dopo anni passai davanti a quella casa: c’era ancora! Raso al suolo tutto il resto. Ho pianto!

adivisorio

Proprio ieri sera ho ricordato che in effetti ne aveva tre. Di Solesino la non citata. Ricordo rustico il paese e non di meno lei. Ricordo un figlio: tutto fuorché bello ma fortemente erotico. Ricordo la figlia. Si sposò dopo più di un decennio di fidanzamento. Ricordo ancora un’altro figlio, Antonio: tranquillo, bello, non predominante ma presente. Nonostante fosse uscito da una famiglia di scapocciati, di animo non paesano, dolce, delicato. Scelse di sposarsi perché si doveva farlo (mi parve) più che per convinzione. Ricordo anche la moglie: un’altra scapocciata. Secondo me non lo meritava. Non lo meritai neanch’io. Pasticciona la vita.

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