Caro il mio fichissimo

Negarmi ai tuoi inviti è come negarmi a un bellissimo figo. Come quel bellissimo figo non riuscirà mai a capire il mio rifiuto (ma come si permette sta’ vecia marantega in decomposizione!) così, non ci riusciresti tu, se la tua fichezza fosse estetica. Ci riuscirai, invece, perché è intelligenza. Non ti sarà sfuggito il fatto, che io sono uno strano coso (a livello identitario) è molto probabilmente, uno strano caso a livello psichiatrico. Fatto sta, che su queste pagine, scrivo quello che sento, non quello che so. Se dovessi scrivere quello che so, in Blogs.it avrei cazzate più che post! Per scrivere quello che sento, però, devo assolutamente restare quello che sono. Mi dirai: ma questo, che centra con il mio invito! Nessuno ti vuole cambiare! Centra, centra! Centra, come deviazione dalla strada che percorro: la mia come perdamasco. Centra per il ruolo che svolgo: tabella indicatrice di questo pensiero. Centra per quello che sono, perché, in un qualunque modo, sia pure anche minimo, un altro incarico può disturbare il mio equilibrio, inserendo un senso d’importanza che devo combattere come un nemico. Mi è chiaro che non è nelle tue intenzioni, il darmi quel senso, tuttavia, volere o volare, rischio di subire la tentazione di addossarmelo, al che: vade retro mi è l’usuale forma di scongiuro. Ricordi, il mio sminuire i complimenti che ricevo? Ecco, il motivo era quello, non, il perseguire una qualche forma di modestia.

Giugno 2007

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