I frutti del destino

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Permettimi di escludermi da un “cosmico pessimismo” che è stato anche la visione della vita del precedente papa. Il destino, è frutto degli atti che facciamo, con quelli che, purtroppo, subiamo. E’ frutto di scelte veritiere, e di scelte erronee. In definitiva, è il frutto di una vita, agente – agita, all’interno di un Tutto. In questo Tutto, quando una vita si sente abbandonata? Direi, quando non trova il Padre. In questo momento, non penso al Padre che è nei piani alti della spiritualità, ma solo, ad un ideale guida. Sino a che non lo si trova, certamente possiamo dirci “orfani”, e subire la solitudine che è nello sentirsi abbandonati. Tuttavia, se si abbandona la ricerca del filo guida, possiamo imputare colpa, al Padre? Direi, di no. Direi piuttosto, (se di “colpa” vogliamo parlare), che la colpa è del “figlio”, perché rinuncia, per abbandono, alla ricerca dei suoi principi di vita: ivi compreso, quelli dell’amore. Nel sentirsi abbandonati per rinuncia di ricerca del Padre, vedo un ulteriore errore. E’ quello che facciamo, quando mettiamo la parola fine, ad una vita, che non abbiamo ancora finito di leggere e di scrivere.

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