All’avvocato rispondo

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Per conoscenza: Amministrazione Condominio Palladio, Consiglieri, ditta appaltatrice delle pulizie. L’ho scritta quando il lavoro mi frustava la schiena. Nulla ha mai potuto per la parola.

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Cortese signore: vi sono riunioni “chiarificatrici”, che mi ricordano quella di una madre che si ritrova a capire le ragioni di figli che gli vanno gridando: ha cominciato prima, lui, no, ha cominciato prima lui! Non me ne voglia, pertanto, se per questo scetticismo di fondo ho rifiutato un incontro nel suo Studio con lei e Francesca. Non per questo non desidero porre definitiva chiarezza! A mio vedere e condizione, c’è un solo modo per risolvere gli attriti in corso, e cioè, una lettera di chiarissimo incarico, nella quale si pattuisce che unico referente della Ditta presso il Palladio sono io: punto. Si precisi inoltre, che quello che non va bene a me, non va bene neanche alla Ditta; si precisi, inoltre, che la lettera in questione deve far parte del contratto interno fra Ditta e assunti (presenti o futuri che sia) e che ogni inadempienza dal contratto interno è motivo di licenziamento; si precisi inoltre, che in tutti gli aspetti dell’ambito lavorativo la mia opinione non sarà messa in discussione. Naturalmente, a fronte del risultato di un lavoro, che se non è mancato in tutti questi anni, proprio non vedo perché dovrebbe mancare ora. Ovviamente, il contratto interno terrà in debito conto quanto sostiene il nazionale.

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Si precisi, ancora, che ogni modifica delle mie decisioni riguardanti il lavoro, deve essere precedentemente discussa con me, e da me accettata. Parlo di lavoro, ovviamente, non di quanto riguarda la parte amministrativa – economica dell’Appalto sulla quale non ho mai avuto nulla da dire, se non quanto ho proposto per lo scopo di economizzare i costi: non poco, e da anni. Poiché è noto, che il calo di un rendimento lavorativo è direttamente proporzionale alla sicurezza che da l’assunzione indeterminata, chiedo alla Ditta che ogni assunzione non sia annuale. Ho constatato, infatti, che solo così facendo si ottiene un accettabile mantenimento qualitativo del dato operaio. Esperienza di vita insegna, che la carta che fa crollare un castello è quella più stupida. Non ho nessuna intenzione di venir da lei con quell’ultima carta, anche perché, per capire effettivamente i motivi del crollo, dovrebbe conoscere anche le altre 39.- Per molti motivi lei non è in grado di poterlo. Dato il tenore della lettera d’incarico che chiedo, le sarà anche sin troppo facile ricavarne una ducesca impressione. Non è così. Io desidero solamente fissare dei chiari paletti. Mi si potrà dire scorretto, il mio rendere noto la situazione anche all’Amministrazione come ai Consiglieri. Non è così.

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L’Appalto è stato rinnovato alla Spuldaro, solo se garantiva la mia presenza. Il che vuol dire che sono un titolare di fatto dove non di diritto. Di fatto sono anche il referente dell’Amministrazione. La dove non trovo appoggio da una parte, quindi, mi è implicitamente lecito, rivolgermi ad altra. Oltre che il godere della generale fiducia dei condomini, a maggior ragione mi è lecito, perché alla S. non devo nulla: vuoi come insegnamenti di lavoro, vuoi in qualsiasi altro modo. Posso dire, invece, che è la Spuldaro a dover a me, dal momento che avrei potuto benissimo sostituirla, (mi è stato proposto) e mai mi sono sognato di farlo, e né intendo farlo. Nulla devo alla Spuldaro, altresì, perché ho parlato come ho creduto e con chi necessario solo dopo essermi licenziato. Nulla di questo sarebbe successo, se l’assunzione di un ultimo operaio non gli avesse fatto pensare che non gli sono più necessario, o quanto meno, molto meno vincolante. Ne ricavo l’idea, vuoi perché quello non sta seguendo più le mie indicazioni, anzi, mi sta rovinando il lavoro, vuoi perché m’ha detto che “segue solo le indicazioni di Francesca e che da me non ha più nulla da temere.”

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Ora, ammesso che non sia stato Babbo Natale a dargli quelle presunte sicurezze, chi altri? Stante l’avversità e la conseguente sfiducia, che Francesca a messo fra me e l’operaio, mi sento obbligato a porre la Ditta di fronte ad un chiaro: o me, o quello. Naturalmente, Francesca può benissimo disporre che il suo referente sia quell’operaio. E ci mancherebbe! C’è la mia faccia su quell’appalto, però, non quella di Francesca e neanche quella dell’operaio. Mi vedrei costretto, allora, a comunicare a tutti i Condomini che il referente non sono più io. Onde tranquillizzare tutti i presenti dissidi, questa è un’altra opzione. Accettarla o meno, dipenderà da me, ovviamente.

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