Vediamo, sapientone.

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Vediamo sapientone (dico a me) che conclusione trai dalla parte che non avevi considerato sul post: Il bastone di Mosè. Questa storia è molto sfaccettata. Ne coglierò qualche aspetto. Sogno o vissuto che sia stato, sul Sinai, Mosè batté una roccia: ne uscì acqua. Una roccia è dura e arida. Poiché appartenente ad Israele (almeno per quanto ne sappiamo ora) si potrebbe ricavarne che il sogno (o quello Spirito) sta dicendo a Mosè che una parte di Israele è dura e arida, e che solo se la percuoterà ne uscirà della vita, appunto simbolizzata dall’acqua: nulla conferma se pura o no. Il racconto non dice se Mosè ne ha bevuto. Strano! Dato il luogo, direi naturale la sete e già che l’acqua c’era, il bisogno di dissetarsi. Non l’ha fatto (o il racconto non lo dice) perché in nessun genere di sogno si può bere acqua. Al più, si può solamente sognarlo.

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Può anche essere, però, che Mosè dubitò sulla bevibilità di quell’acqua. Ammessa l’ipotesi e ammesso un Mosè anche simbolista, ne consegue che Mosè dubitò anche su quella parte del sogno? Per lo scopo di dissetarlo a nuova fonte, invece, non dubitò sulla parte implicita nell’onirico messaggio: per abbeverare il tuo popolo a nuova vita (nuova fonte e nuova acqua) devi percuoterne la “dura cervice”. La storia racconta che sceso al piano bastonò quanto un’altra guida stava rinnovando. Indipendentemente dal luogo dove sorge una fonte di vita, e indipendentemente dai motivi per cui ci si abbevera, non può essere pura l’acqua (la vita) che si disseta con la violenza. Quel suo momento ci dice che Mosè non si è mai abbeverato con dell’acqua pura? Chiaro che no! Non è mica sempre stato un violento!

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