Nei casi di invasione spiritica

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Nei casi di invasione spiritica, l’esorcista libera l’invaso per mezzo riti, preghiere, acque sante e via elencando. A maggiorata conoscenza affermo che per escludere dalla mente una qualsiasi estraneità diventa chiodo che scaccia chiodo un qualsiasi totalizzante pensiero. Se detta con convinzione, infatti, la Vispa Teresa avea fra l’erbetta funziona come una qualsiasi litania. Non funziona, però, per chi (influito o esorcista) necessita di motivazioni e/o di riti religiosi e/o affini maggiormente significanti. A quelli, l’ipotesi “Vispa Teresa” risulterebbe dissacrante (o loro, o il caso loro) e la dissacrazione che avviene per mero ricorso alla potenza del solo pensiero li priverebbe dell’importanza che si sono dati, o che gli hanno dato, o che lo spirito invasore (esplicitamente e/o implicitamente) gli ha fatto pensare di essere dando (sia all’invaso che all’esorcista) maggior identità, invadendo maggiormente e/o per maggior figura. Ponendo invasione spiritica e malattia sullo stesso piano, direi indubbio che un tumore maggiora un’identità più di un raffreddore. Alla stregua, essere invasi (o credersi tali) da uno spirito che si presenta come satanico, maggiora un’identità più che credersi o dirsi invasi da uno spirito che in vita fu comune.

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Si può dire, allora, che come vi è potere dove vi è vita che delega il suo potere, così, vi è invasione di spirito su spirito, tanto quanto, reputando insufficiente la potenza del proprio spirito, si delega ad altra forza il compito di compensarlo, “permettendo” l’esibizione del compensante nello spirito compensato dall’invasore. Esemplificando mi cito in un’ipotesi: riconoscendomi scarsino in matematica (volente o nolente me che sia) e per tale fatto riconoscendomi bisognoso di soccorso (vuoi per verità e/o per vanità) “permetto” l’invasione di uno spirito matematico perché non mi nego il bisogno (comunque cercato e ottenuto) di maggior capacità matematica. Si, per manifestarsi, le invasioni spiritiche necessitano di due attori: il nolente volente (quello che accetta l’invasione per necessità di maggiorazione, al caso, dovuta alla necessitò di emergere/sfuggire da una data situazione come per altre cause) e il volente nolente. Lo dico nolente quel volente (lo spirito invasore) perché uno spirito non può non invadere (in toto e/o in parte) gli spazi (esistenziali) comunque vuoti.

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Al caso volente come anche nolente, non può non esserci legame emozionale fra spirito invasore e spirito invaso, appunto perché, la vita, essendo corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati, non tollera il vuoto: mancanza di coscienza, e/o di conoscenza, Dove esiste, pertanto. lo riempie di coscienza e di conoscenza. Si, va bene, ma perché riempire di errore quando non di dolore? Elementare! La vita riempie di errore e/o di dolore, tanto quanto la basilare chimica di un essere è agita dall’errore e/o dal dolore e/o costretta a subire l’errore e/o il dolore. La vita passa da vita e vita servendosi dell’affinità di spirito: in ogni caso e indipendentemente dal genere.

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Luglio 2121 – Da rivedere a più gestibile emozione