Secondo dosaggio

Secondo il dosaggio di ciò che è vero perché giusto al bene, l’egocentrismo è la “salute” di chi lo può attuare e la “malattia” di chi non lo può. Ciò vuol dire che per le nostre strade non girano solo degli egocentrici per formata identità, ma anche dei sofferenti di sé. Per questo, della dedizione al bere degli emigranti non dovremmo vedere il solo “vizio”, ma anche la sofferenza di chi è culturalmente disattivato (vuoi per “salute” vuoi per “malattia”) perché non può e/o non sa più come attuare gli schemi praticati nell’ambito di provenienza.

Solo il Signore sa

Solo il Signore sa quanto mi sono sentito vero e nel contempo falso quando all’arabo dalla guancia con un taglio che gli donava non poco ho detto che preferivo fargli crescere la vita anziché l’uccello! Uscendo dal giardino non ho potuto non rammentare il detto ogni lasciata è persa ma subito dopo ho ricevuto un suo messaggio: buona notte angelo. E’ proprio vero: un desiderio che non passa si trasforma in ciò che passa.

L’amore ascolta la vita

Non esiste il diritto all’amplesso, ma, quanto possono sussistere due amori,  (e/o due amanti) se fra di loro è venuta meno la capacità di donare l’amplesso? Fra i significati detti dai miei due spiriti guida (Devoto e Oli) ho scelto “sussistere = esser posto”. Ebbene, se non ricevo e non concedo il dono dell’amplesso, non sono posto nell’amore che l’altro m’ha concesso. Se escludo l’amore dell’altro dal posto che gli ho concesso (cioè, dal suo sussistere per sussistermi) non sono posto, ovverosia, non sussisto per l’altro e neanche l’altro per me. Non succede nell’amplesso come dono. Come dono, è il cuore che, se è a posto (se sussiste) fa sussistere i bisogni di sussistenza.

Aspettavo il tecnico

Aspettavo il tecnico del PC al cancello di casa. Un bel torsolotto dalla simpatica aria romeno zingaresca si avvicina. Mi chiede qualcosa che non capisco. In quel mentre, arriva il tecnico. Il torsolotto che aveva ben capito me, guarda ambedue e si tocca l’inguine. Quando un torsolotto si tocca l’inguine i casi prevalenti sono due: o si è beccato le piattole o manda una richiesta di partecipazione. La faccenda non mi sorprende. Mi sorprende, invece, di non aver alcuna partecipazione da togliere.

Di questi fiori

Mi sono svegliato questa mattina verso le tre e mezza. Mi sono detto: adesso, che faccio? Non avendo un chiaro cosa mi sono dedicato alla composizione di altre immagini capoverso. Dopo averne  composte ed escluse alcune mi sono dedicato a questa.

Dopo alcuni miglioramenti mancati mi sono fermato su questa versione. Perché? Sostengo che il rosso sia il colore dello Spirito, perché rosso è il colore del sangue e il sangue, come lo Spirito, è portatore di vita. La traccia rossa sotto i fiori li alza dalla pagina. Sinonimi di alzare sono sollevare – elevare. Comunque formati, i fiori sono un corpo della vita naturale.  Si può dire, allora, che l’immagine di quella Natura così alzata, simbolizza l’elevazione che lo Spirito attua in quel corpo.  E’ vero che me le sto’ dicendo e facendo, ma è anche vero (sempre per me, ovviamente) che trovo l’intento dello Spirito particolarmente “Clemente e Misericordioso”. Visto come trattiamo la Natura, di Clemenza e Misericordia direi che ne abbiamo bisogno, e che lo Spirito ce lo ricorda. Si, è vero: a ricordarlo in questo momento è il mio spirito non lo Spirito. E’ anche vero, però, che per dire la sua Parola, lo Spirito della vita influisce infinite vie e per infiniti modi. Ne consegue che nessun strumento della Vita può dirsi (o essere detto) escluso.

Perché, Vitaliano?

Ho finito di lavorare. Sono a casa. Mi lavo alla “michelinopaneevino”, e apro il Fettente! Si, proprio con due T. Raccolgo i pensieri. Mi guardo attorno. Se è vero che “polvere torneremo”, a casa mia si è depositato, un intero cimitero! Negli angoli, vedo esercitazioni di ragno. Perché, Vitaliano, non da oggi stai abbandonando la tua casa?! Quale abbandono rappresenta, l’abbandono della tua casa? Un abbandono di te? Un abbandono del tuo reale sociale? Forse perché ti hanno abbandonato? Abbandono della vita, no! Ho troppe certezze! Per quali “certezze” allora, si giunge ad abbandonare la riva reale per aggrapparci a quella ideale? Perché il reale violenta, ma non l’ideale? Cosa mi dici, tu, polvere della mia scrivania?

Adozione in gay

Domani avrò le rughe, Luisa, ma la notte m’ha posto un problema: risponderti o non dormire. Sono andato a letto all’una ma alle tre e mezza mi sono svegliato, lucidissimo, con in testa il pensiero posto dalla tua Salento web: l’adozione gay. Contestualizzare, disse il monsignore a proposito di un povero Cristo, con un tal senso e peso della sua orfanità che ebbe l’assoluto bisogno di trovarsi un Padre, anche a costo di andar a trovarlo ben oltre il genere conosciuto. Non credo che il mondo gay soffra di analogo senso e di peso per l’orfanità del suo diritto alla figliolanza da aver bisogno di avere un figlio anche a costo di trovarlo ben oltre il genere conosciuto anche se non generalmente praticato: eppure, lo vuole! L’argomento adozione mi tocca in modo particolare. Mi pare di averti detto, infatti, che ho avuto due madri e tre padri; e pur con tutto questo, orfano da brefotrofio prima, di collegio poi, e di molti riferimenti in successione. Quando sento “adozione”, allora, penso subito alla solitudine di chi è stato nutrito e curato da molti, ma, forse, amato da nessuno, o quanto meno, non ne ho mai sentito il senso, il calore. Non ho mai sentito il calore del sentimento degli adottanti, fors’anche perché, tutto semina la riconoscenza, ma non l’amore. Sia chiaro che non sto rimproverando niente a nessuno: sto solo ricordando, sto solo constatando. Ricordi e constatazioni che mi rendono più che perplesso sull’adozione del gay. Non tanto perché possa fare sugli adottati, delle schifezze già dimostrate dalle capacità etero, ma perché temo che possa essere e/o diventare un amore di scorta. Visto da vicino, lo puo’ essere e/o diventare anche l’amore etero ma questo e’ un altro discorso. Temo altresì per l’adottato, al punto da bloccare il mio si come il mio no, perché il mondo che non ha ancora digerito la nostra realtà (al più sopportata come inevitabile) altrettanto non digerirà la nostra istanza, o se sarà costretto a farlo, lo farà ruttando fiati pesanti contro l’orfano non in grado di difendersi, come contro i padri_madri, anche loro non sempre in grado di difendersi come di difendere l’adottato. Se per caso non si è capito, sono fortemente pessimista. Se per caso non si è capito, non lo sono contro la capacità d’amore dell’orfano di parte di sé che generalmente è il gay. Sono fortemente pessimista perché della vita ho sentito tutto il peso della cattiveria dell’inquilinato ignorante. Ignoranza e cattiveria, che ancora mi circonda, anche se ora si mostra in cari rari con morsi rapidi e gesti vili. Ora non osano di più perché sanno già a vista che so difendermi, ma se a quasi sett’anni devo farlo ancora, per quanto dovrà difendersi dai vili e dai cattivi, il bambino da affiliare alla personalità gay? Sino a sett’anni anche l’adottato non gay da genitori gay?! Portate pazienza se difendo, non la ragione degli etero (le loro ragioni mi facciano il piacere!) ma la ragione del bambino che sono stato, e che non vorrei vedere, neanche lontanamente eguale in nessun bambino. Avrei più favorevole opinione se l’adozione gay fosse praticabile verso il figlio adulto e/o di conformata identità. Questo, non per allontanare il sospetto di un violenza sessuale che gli avversi all’adozione gay sospettano non tanto sotto traccia, ma perché il giovane di conformata identità (e, quindi, adulto) è in grado di reggere la sincerità necessaria al suo bisogno di conoscere e di capire, senza il quale bisogno, neanche si può amare come figli e ne essere amati come genitori. Sono stato adottato da una coppia etero: la Cesira ed il Luigi. Come tutti i bambini sarò stato anche discolo qualche volta. Al che, se per barrierare l’irrequietezza del figlio le altre mamme della mia epoca chiamavano l’uomo nero, mia madre mi diceva, invece, “varda che te porto da l’altra donna, seto!” (Guarda che ti porto da l’altra donna, sai!) E’ stato così che io ho saputo di essere figlio di un buco nero chiamato “l’altra donna”. Ora, è anche vero che non tutti gli adottati sono o saranno stati di vita sfigata come lo sono stato io, ma è anche vero però, quello che dice un proverbio romeno: chi è stato scottato dal brodo ha paura anche dello yogurt! So bene che la vita deve andare avanti e che se non vai al suo passo finisci che ti supera. L’essere superato dalla vita come da altra vita non mi duole più di tanto: mica possiamo essere tutti delle Ferrari! Ciò che mi duole, però, e che non lo faccia “con juicio”.