In amore, la speranza è inattendibile sirena.

L’ultimo desiderato della serie ha rotto le palle, e questa mattina gli ho dato il Tfr. Sapevo già che sarebbe finita così ma la speranza e la sirena che seduce continuamente i senza tappi come me. Le ha rotte, per l’impossibilità, (è talmente tipica da farmi pensare che sia culturalmente congenita) di calibrare ciò che sa con ciò che viene a sapere. Ho rilevato la stessa situazione in tutti gli arabi che ho conosciuto: vuoi biblicamente, vuoi per rapporti di lavoro. Generalizzare è sempre erroneo, si dice, ma, cazzo, possibile che fra tante mosche nere, nessuna bianca? Nel pomeriggio di sabato, avevo conosciuto un altro nordafricano: algerino. E’ fissato sulle Grandi Domande. Gli dico l’inutilità di farlo. Gli dico che se Islam è abbandono nella volontà del Padre, è il Padre che deve rispondere a quelle domande, e che tentar di rispondere in Sua vece, oltre che sterile, è antislamico. Mi da ragione, ma… Entriamo, poi, in dettagli personali. Gli faccio riconoscere la necessità di dire almeno a sé stessi, ciò che muove la sua presenza in quel parcheggio: notorio luogo di spaccio di un certo… vizietto. Mi dice che ama la donna sino ad un certo punto, ma che è con l’uomo che si diverte. Giunge al punto da segnalarmi la sua eccitazione. Noto, non colgo, saluto, e mi avvio per lasciarlo. Non dico che s’incazza, ma quasi. A parole sei bravo a svegliare, mi dice, ma poi lasci lì! Ed è a questo che intendevo arrivare. Noi li risvegliamo, ma poi li lasciamo lì! O, perlomeno, non li prendiamo in carico, quanto basta per collocarli in un nuovo, lì! Lasciati così, fra lì e lì, che altro possono fare se non tornar a rinserrarsi nelle loro fortezze? – Luglio 2007

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